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Frequenza cardiaca e massimo consumo d'ossigeno
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Abbiamo già visto che la spesa energetica può essere correlata solo grossolanamente alla frequenza cardiaca. Ciò è vero anche per una grandezza fondamentale, il massimo consumo di ossigeno.
Per stimare il massimo consumo di ossigeno è possibile effettuare semplici test in laboratorio facendo correre il soggetto su un ergometro trasportatore e facendo sostenere uno sforzo fisico di intensità bassa-media. Partendo dal fatto che

esiste una relazione lineare tra frequenza cardiaca e consumo di ossigeno

è possibile estrapolare e stimare il massimo consumo di ossigeno del soggetto (VO2 max) misurando durante il test all'ergometro la frequenza cardiaca. Generalmente le misure vengono fatte successivamente per carichi crescenti di lavoro (per esempio si aumenta la pendenza dell'ergometro trasportatore), sempre di tipo submassimale. Sono sufficienti quattro o cinque misure di coppie di valori (frequenza cardiaca, consumo di ossigeno) per tracciare con precisione la curva approssimante la retta che lega i due parametri e stimare il valore di VO2 max max. Se il soggetto è allenato, a parità frequenza cardiaca il consumo di ossigeno è maggiore rispetto a quello di un soggetto non allenato. Assumendo una frequenza cardiaca massima Fmax, in prima approssimazione dipendente dall'età del soggetto, è possibile quindi utilizzare la retta ottenuta dalle stime sperimentali per calcolare il valore di VO2 max max corrispondente a Fmax. Questo metodo molto semplice però ha tre limiti di applicabilità:
frequenza cardiaca e massimo consumo d'ossigenola frequenza cardiaca varia giornalmente – È stato stimato, a parità di carico di lavoro, una variazione di circa 5 battiti al minuto, in positivo o in negativo, a seconda dell'istante della giornata.
La validità della dipendenza lineare – Frequenza cardiaca e consumo di ossigeno variano linearmente solo in un intervallo limitato di carico di lavoro. Se il carico di lavoro diventa troppo elevato, si perde la linearità, ovvero a piccoli aumenti della frequenza cardiaca corrisponde una variazione notevole del consumo di ossigeno. Continuando a lavorare nell'ipotesi di dipendenza lineare si commette un errore che porta a sottostimare il VO2 max max risultante.
Stima dell'estremo dell'intervallo di calcolo – Cambiando il valore di Fmax, si ottiene, per lo stesso soggetto e la stessa curva, un valore di VO2 max max differente. Ciò significa che la stima della massima frequenza cardiaca del soggetto è fondamentale, ma questa è valutabile con un errore di circa ±10 battiti. A seconda dell'errore positivo o negativo compiuto nella stima di Fmax, si ottiene una sovrastima o sottostima del valore di VO2 max max. Inoltre, le misure sperimentali non possono prescindere dall'età del soggetto, dal momento che questo dato è strettamente correlato con la diminuzione di Fmax.
Se invece di misurare il consumo di ossigeno si procede a una sua stima, ciò può portare a un errore notevole compiuto sul calcolo di VO2 max max a partire da Fmax. Infatti assumendo di conoscere il consumo di ossigeno del soggetto in corrispondenza ai vari carichi submassimali, si deve fare attenzione che il costo energetico sia sempre costante durante l'esercizio. Infatti se così non fosse, il consumo di ossigeno verrebbe a dipendere dal rendimento del soggetto. Il rendimento a sua volta dipende dal tipo di esercizio, e può variare di circa il 10% per la salita e discesa dal gradino o del 6% per la pedalata su cicloergometro. Il rendimento inoltre può dipendere dall'abitudine del soggetto a compiere il movimento dell'esercizio e da varianti nell'esecuzione dello stesso.
QUINDI? - A oggi i dati sperimentali (che così affascinano molti amatori) sono decisamente approssimativi, anche se ottenuti con strumentazione sofisticata, soprattutto se ottenuti con protocolli standard (leggi: veloce test uguale per tutti) e non possono assolutamente sostituire i riscontri del campo.


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