Asma e attività sportiva
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L'asma è una patologia polmonare che viene spesso messa in relazione con l'esposizione a pollini o a agenti in grado di scatenare reazioni allergiche, particolarmente aggravata dall'inquinamento atmosferico. I sintomi classici sono sensazione di soffocamento (fame d'aria), costrizione al torace, tosse e insofferenza verso particolari fattori come peli di animali domestici, fumo, vapori. A differenza di altre patologie polmonari (enfisema, tumore), l'asma colpisce in buon parte anche i bambini. Paradossalmente, neppure gli atleti di vertice sono immuni dall'asma, se è vero che alle olimpiadi di Atlanta l'11% degli atleti si era riconosciuto affetto dall'asma (anche se tale percentuale deve essere presa con le molle in quanto l'asma di natura allergica può essere un alibi "ammesso" per l'assunzione di cortisonici). Sembra quindi che questa patologia non sia incompatibile con la pratica dell'attività fisica; è interessante quindi capire quali meccanismi fisiologici sono influenzati dall'asma e in che modo possono limitare la prestazione e la pratica sportiva.
In tutti i soggetti, sani o affetti da asma, si verifica una dilatazione dei bronchi all'inizio dell'attività fisica. Essa è causata dalla liberazione di particolari ormoni, detti catecolamine, che agiscono sui muscoli lisci della parete bronchiale. Se un soggetto è asmatico però dopo circa 5 -15 minuti dall'inizio dell'attività si verifica il fenomeno inverso, di broncocostrizione, per effetto del muco che si accumula nei bronchi. Questo effetto è spesso indicato con il termine di asma da sforzo. Se l'asma è nel suo stato iniziale il muco prodotto è ridotto e si forma solo uno spasmo e un edema (da cui l'effetto di broncocostrizione). Se invece l'asma è in fase avanza o cronica, il muco prodotto è maggiore e si forma anche una zona di infiammazione nei bronchi. Dal momento che l'attacco di asma segue pochi minuti l'inizio dell'esercizio, si parla di broncospasmo scatenato dall'attività fisica. Si è anche osservato che
il fenomeno di broncocostrizione conseguente l'attività fisico in un soggetto asmatico si annulla nel giro di 30-90 minuti.
Il parametro polmonare più interessato in presenza di un quadro clinico di asma è la capacità vitale forzata (vedi I parametri polmonari), oppure il suo rapporto con la capacità vitale totale (CVF1/CV):se la riduzione di capacità vitale forzata CVF1 supera il 10-15%, si può parlare di presenza di asma da sforzo [1-2].
Per spiegare la ragione dell'effetto scatenante un attacco di asma
dell'esercizio fisico, sono state avanzate due ipotesi distinte, ognuna
legata alle osservazioni sperimentali sull'andamento della capacità vitale
forzata. Effetto della percentuale di umidità delle condizioni ambientali - Si è osservato che il rapporto CVF1/CV subisce la massima riduzione in presenza di ambiente secco. Se l'umidità aumenta, la penalizzazione dovuta all'asma si riduce, fino ad annullarsi se il soggetto sottoposto al test respira aria satura di vapor acqueo. Tale effetto è indipendente dalla temperatura esterna dell'ambiente circostante. Tuttavia, la maggior umidità spesso si accompagna ad alte temperature dell'estate, mentre in inverno le basse temperature sono spesso correlate a una bassa umidità. Per questo motivo la temperatura esterna sembra influire, ma si tratta di un errore di correlazione. Solo l'umidità influenza il rapporto CVF1/CV, anche se ciò non toglie che, alle nostre latitudini, ciò corrisponda a condizioni ambientali più favorevoli agli asmatici in estate (con giornate calde e umide) piuttosto che in inverno (con giornate fredde ma poco umide, tranne che nelle pianure del Nord). Ciò spiega anche perché i soggetti asmatici tollerano poco gli sport invernali all'aperto (sci), mentre la corsa in una giornata umida di luglio non innesca l'attacco d'asma.
Effetto delle variazioni di temperatura all'interno dei bronchi - Poiché in seguito all'esercizio muscolare aumenta la ventilazione polmonare, si ha un una diminuzione della temperatura dell'epitelio della trachea e dei bronchi. Al termine dell'esercizio fisico, la temperatura delle muscose delle prime vie aeree aumenta di nuovo. Questi due effetti sembrano essere la causa della variazione di osmosi delle cellule, con conseguente passaggio di liquido dai capillari ai bronchi, con conseguente creazione dell'edema e del restringimento dei bronchi.
Precauzioni per i soggetti asmatici – Alla luce delle considerazioni fatte, quali precauzioni possono prendere i soggetti asmatici per praticare comunque attività fisica?
Scegliere sport e condizioni climatiche opportune: sport che prevedono una ventilazione meno elevata (nuoto) e/o condizioni climatiche di elevata umidità possono diminuire l'effetto o la probabilità di un attacco di asma da sforzo.
Aumentare il periodo di riscaldamento, praticando una fase di attività fisica a bassa intensità di almeno 20-30 minuti, per evitare un effetto di broncocostrizione troppo violento nella fase di esercizio massimale o intensa.
L'uso di farmaci broncodilatatori o antiinfiammatori possono migliorare la risposta dell'asmatico al carico di lavoro. In definitiva:
la pratica dello sport non migliora il quadro clinico dell'asma, ma la pratica sportiva controllata può sfruttare l'effetto broncodilatatore conseguente la liberazione delle catecolamine e risultare quindi favorevole al soggetto asmatico.
[1] D. O.Hough e K. L. Dec: Exercise-induced asthma and anaphylaxis, Sports Med., 18-162, 1994.[2] E. R. McFadden e I. A. Gilbert: Current concept in exercise induced asthma. N. Engl. Journal Med., 330-1362, 1994.
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