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Massimo consumo d'ossigeno: da cosa dipende?
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Il massimo consumo di ossigeno (VO2max) è un parametro importante per stimare la massima potenza aerobica di un soggetto, pertanto è interessante capire quali fattori possano influenzarne il valore. Innanzi tutto occorre precisare che tale valore viene generalmente stimato in laboratorio facendo correre il soggetto su un ergometro trasportatore, variando opportunamente inclinazione, velocità e durata del test. Tuttavia è stato osservato che i valori misurati in laboratorio non necessariamente coincidono con il massimo consumo di ossigeno del soggetto impegnato nello sport praticato. Questo è spiegabile con il primo elemento fondamentale che influenza il VO2max, i muscoli usati.
Differenti masse muscolari impiegate – Oltre alla corsa su ergometro trasportatore, si può impegnare il soggetto nella salita e discesa dalla panca, oppure farlo pedalare su cicloergometro o lavorare a un ergometro a braccia. In questi esperimenti si è visto che il valore di massimo consumo di ossigeno ottenuto con la corsa su ergometro è più alto rispetto a quello misurato su cicloergometro o sull'ergometro a braccia. La differenza di valori può essere anche significativa, arrivando a uno scostamento anche del 30%. Questa differenza si riduce e annulla per i soggetti allenati: per esempio, i campioni di nuoto raggiungono valori di VO2max sostanzialmente analoghi se impegnati nella nuotata o nella corsa su ergometro, e lo stesso risultato si ha per i ciclisti professionisti e i marciatori. In tutti questi casi comunque,

la misura del VO2max risulta specifica del tipo di esercizio fisico effettuato durante la misurazione e dei muscoli coinvolti. Questa dipendenza risulta meno evidente nei soggetti molto allenati.

Grado dell'allenamento – Come sottolineato nel punto precedente, l'allenamento può uniformare le misure effettuate in laboratorio con quelle eseguite durante la pratica effettiva dello sport. Inoltre è intuitivo concludere che l'allenamento induce anche un aumento del massimo consumo di ossigeno, essendo quest'ultimo correlato con la potenza aerobica. L'aumento può variare tra il 5% e il 20%. Affinché si abbia un miglioramento sensibile è necessario che l'allenamento coinvolga le masse muscolari specifiche e che comporti anche un sovraccarico per il sistema cardiovascolare [1].
massimo consumo di ossigenoSesso – Nelle donne il valore di VO2max è in media inferiore rispetto agli uomini, di una percentuale compresa tra il 15 e il 30% (per soggetti non allenati) e scende al 15-20% per atlete allenate. Uno dei motivi potrebbe essere la differente composizione corporea, in particolare la maggior massa grassa delle donne. Questo aspetto è particolarmente evidente nelle donne sedentarie, ove la percentuale di massa grassa media raggiunge il 26%, contro il 15% tra gli uomini sedentari. La differenza legata al sesso si riduce passando nella popolazione di soggetti atleti allenati, per i quali il divario tra la percentuale di massa grassa uomo-donna diminuisce, anche se non si annulla. Per tener conto della diversa composizione corporea, oltre al valore assoluto di VO2max misurato in litri al minuto (L min-1), potrebbe essere significativo calcolare il valore relativo di VO2max, normalizzato per unità di massa (mL kg-1 min-1). Considerando il valore di massimo consumo di ossigeno normalizzato, le differenze tra uomo e donna si riducono, anche se non si annullano del tutto come ci si potrebbe aspettare. Infatti, un altro motivo che differenza i sessi in relazione al massimo consumo di ossigeno è la maggior concentrazione di emoglobina (10-14% in più) negli uomini, dovuta a sua volta a valori più elevati di testosterone. Questo aspetto suggerisce che il sistema circolatorio degli uomini abbia maggior capacità di trasporto dell'ossigeno rispetto a quello delle donne e, conseguentemente, possa erogare una maggior capacità aerobica, alla quale il valore di VO2max è correlato. Valori di massimo consumo di ossigeno sono stati anche normalizzati in base alla sola massa magra, con una ulteriore diminuzione del divario uomo-donna. Infine, misurando la VO2max con un ergometro a braccia e normalizzando i valori ottenuti alle dimensioni di braccia e spalle, i valori ottenuti sono sostanzialmente analoghi, senza nessuna differenza tra i due sessi.  
Età – L'andamento del massimo consumo di ossigeno assoluto in funzione dell'età è interessante, anche per mettere in evidenza le differenze evolutive tra maschi e femmine [2]. Fino a 12 anni, i valori di VO2max tra bambini e bambine sono sostanzialmente uguali. Nei due anni successivi, i bambini sviluppano già un massimo consumo di ossigeno superiore del 25% rispetto a quello delle bambine, e il divario diventa massimo (50%) all'età di 16 anni. Se invece si confronta il valore di massimo consumo di ossigeno normalizzato per unità di massa, si scopre che i maschi presentano un valore costante (dell'ordine di 50 mL kg-1 min-1) fino a 16 anni, mentre per le bambine si ha una diminuzione lineare. Tuttavia, normalizzando il dato su unità di massa corporea, il divario tra adolescenti (a 16 anni) maschi e femmine si riduce a circa il 30% (contro il 50% del valore di VO2max assoluta). Per gli adulti invece l'andamento è assai simile tra uomo e donna, con il passare del tempo. Il massimo si raggiunge intorno ai 20 anni, quindi si ha una diminuzione di circa l'1% all'anno. Questa diminuzione è meno marcata nei soggetti allenati, per cui si pensa che  

l'allenamento contribuisca a mantenere valori di VO2max che, a parità di età, risultano sempre maggiori nella popolazioni di atleti rispetto a quella dei sedentari.

Genetica – Poiché le differenze tra i vari individui in termini di massimo consumo di ossigeno sono molto evidenti, alcuni studiosi hanno avanzato l'ipotesi di una fattore legato all'ereditarietà. A questo scopo sono stati studiati popolazioni di gemelli omozigoti ed eterozigoti, anche se ricerche diverse hanno ottenuto valori notevolmente differenti. In una ricerca abbastanza datata (1971-1973, [3]), Klissouras ha concluso che la genetica determina per il 93% le differenze tra individui in termini di massimo consumo di ossigeno, mentre la massima frequenza cardiaca dipendeva per l'86% da fattori ereditari. Questi dati così eclatanti sono stati ridimensionati da studi più recenti [4], dai quali attualmente si ritiene che

il fattore ereditario possa influire per circa il 10-30% sui valori di massimo consumo di ossigeno dei soggetti.

Bibliografia
[1] R. C. Hickson et al: Time course of the adaptive responses of aerobic power and heart rate to training, Med. Sci. Sports Exerc., pagg. 13-17, 1981.
[2] G. S. Krahenbuhl: Developmental aspect of maximal aerobic power in children, in Exercise and Sport Science Reviews, vol.13, Macmillan, New York, 1985.
[3] V. Klissouras: Adaptation to maximal effort: genetics and age, J. Applied Physiology, pagg. 35-288, 1973.
[4] L. Perusse e C. Bouchard: Heredity, Activity level, Fitness and Health, in Physical Activity, Fitness and Health, Champaign, IL, USA, Human Kinetics, 1994.


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