Corsa in acqua
Copyright by THEA 2004
Argomento di questo articolo sono tutte quelle tecniche di allenamento che lo sportivo può utilizzare nell'acqua. Non considereremo l'aspetto riabilitativo, perché in esso l'acqua non ha finalità allenante, ma soprattutto antitraumatica.
L'allenamento in acqua non può comunque prescindere dal fatto che da una parte il peso del soggetto è virtualmente ridotto dalla spinta idrostatica, dall'altro la resistenza del mezzo all'avanzamento è nettamente superiore a quella dell'aria. Ne risultano caratteristiche di movimento nettamente diverse da quelle dello sforzo in aria e su terra; è proprio utilizzando tali diversità che è possibile avere un effetto allenante.
Fattore favorevole – È rappresentato dalla spinta idrostatica che riduce il traumatismo. L'allenamento in acqua è perciò consigliabile a tutte le persone sovrappeso, a chi riprende dopo un infortunio o un'operazione, ai principianti. Si tratta cioè di un primo passo verso un programma di allenamento più significativo. Se si sfrutta il vantaggio della spinta idrostatica non ci si può illudere di avere un allenamento che stimoli al massimo le risorse atletiche del soggetto. L'acquafitness è perciò spesso un semplice mezzo di approccio iniziale all'attività fisica in cui l'aspetto ludico si oppone alla sensazione spiacevole di fatica. L'errore più grande è considerare l'acquafitness come il punto finale del proprio cammino atletico. Infatti le differenti proposte (hydrobike, acquastep, acquaboxing, simile al kickboxing, acquadance ecc.) non sono altro che versioni semplificate (il soggetto pesa di meno…) di altre attività sportive. In particolare si brucia di meno rispetto alla corrispondente attività (alcuni dati sono veramente ottimistici, come le 400 kcal che si brucerebbero in 40' di hydrobike).
Fattore sfavorevole – È rappresentato dalla maggiore
resistenza che l'acqua offre all'avanzamento. Ciò potrebbe far pensare che
correre in acqua sia un grosso stimolo allenante. In realtà non è così per
due motivi: a) la tecnica di corsa è diversa; in particolare, se l'acqua è molto alta, si tende a correre di cosce (i muscoli più potenti sono quelli superiori della gamba ed è logico ricorrere a loro per avanzare), sfruttando molto poco i polpacci: esattamente il contrario di quanto si dovrebbe fare nella corsa su terra.
b) A causa della bassa velocità e del maggior sforzo richiesto per avanzare, la frequenza cardiaca è minore rispetto a quella verificabile a pari intensità nella corsa in terra (Reilly e al., J. Sports Sci., 2003).
L'esercizio utile – Per quanto detto sopra, per un runner o per chi vuole migliorare la propria corsa (calciatori, tennisti ecc.), l'esercizio migliore è sicuramente l'acqua-sprint, cioè tratti di 30-60 m in acqua bassa (massimo 40 cm), ripetuti più volte. Chi ha la fortuna di soggiornare in località tropicali opportune (dove l'acqua è spesso alta 30-40 cm per centinaia di metri e il fondale è morbido, ma compatto) potrebbe tentare l'acquamarathon, cioè tratti di diverse centinaia di metri (è opportuna la gradualità dell'allenamento) fino a 2-3 km complessivi. Lo scopo è quello di potenziare le caviglie, dando loro un'azione più esplosiva, senza ovviamente avere i traumi che si hanno con la corsa con cavigliere.
Consiglia l'articolo su Google, clicca
