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Ipertensione e corsa
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Molti ritengono che la corsa possa avere un benefico effetto sull'ipertensione. Le cose non stanno proprio così ed è opportuno chiarire i pro e i contro.
Avere la pressione arteriosa oltre certi valori (sono considerati valori massimi accettabili 140 -pressione massima- e 90 mmHg -pressione minima) aumenta di molto i rischi di emorragia cerebrale (2 mmHg in meno di pressione sistolica riducono il rischio del 6%) e di incidente cardiaco (2 mmHg in meno di pressione sistolica riducono il rischio del 4%).
Molti runner hanno spesso una pressione molto bassa, altri normale, ma una quota non indifferente abbastanza elevata. Per capire come questi ultimi si debbano comportare (oltre ovviamente a curarsi secondo le terapia classiche, prima fra tutte un corretto stile di vita) è importante capire cosa accade durante un'attività sportiva.
Supponiamo che il soggetto parta da una condizione di 120 mmHg; in seguito a uno sforzo aerobico continuo (tipo corsa lenta) la pressione si porta su 140-160 mmHg e si mantiene costante, anzi, dopo aver raggiunto un massimo, decresce leggermene per effetto della vasodilatazione periferica.
Se invece lo sforzo è discontinuo, molto intenso e coinvolge una certa tensione muscolare (come in sport come la ginnastica) si possono avere degli sbalzi pressori. Tali sbalzi sono massimi in sport di forza come il sollevamento pesi, che ovviamente sono nettamente controindicati agli ipertesi (un'indicazione utile per tutti i runner ipertesi è di evitare la palestra come metodo di potenziamento).
ipertensione e corsaSe nel sollevamento pesi la pressione massima può arrivare anche a 245 mmHg (lo sapevate che il massimo si ha con l'usuale leg extension, 275 mmHg?), nella corsa (come pure nel nuoto o nel ciclismo) la pressione massima non arriva mai a 200 mmHg e la risposta allo sforzo non dipende dall'allenamento (Mitchell, 1994). In compenso già dopo pochi minuti dal termine dello sforzo si ha una caduta di pressione che può durare anche per 12 ore (Pescatello, 1991).
Da questa semplice descrizione nasce la strategia ideale per il runner iperteso.
1) Dedicatevi alla sola corsa aerobica, privilegiando distanze lunghe.
2) Nel piano di allenamenti evitate ripetute (soprattutto quelle brevi), fartlek o allenamenti che obblighino a cambi di ritmo secchi con tensione muscolare (campestri).
3) Allenatevi con la maggior frequenza possibile. Solo così i benefici dell'ipotensione successiva alla corsa sono duraturi. Fate sedute più brevi, ma più frequenti.
4) Se siete particolarmente ansiosi, evitate la competizione o allenamenti molto qualitativi.
Gli ultimi due punti spiegano la cosiddetta ipertensione da sport. Il soggetto si allena 2 o 3 volte alla settimana, parte sempre da riposato, pronto a una gara o a una sfida con gli altri o con sé stesso. Spesso si tratta di un runner debole che, proprio per contrastare la sua intrinseca debolezza, ha una concezione eroica dello sport, quasi masochistica (la prestazione diventa un voto all'esame della sua personalità). Lo sport genera stress e tale stress vanifica l'ipotensione post-sforzo: il soggetto nelle 24 ore successive all'allenamento lamenta un aggravamento dell'ipertensione. Ovvio che la corsa non c'entri: il problema è nella testa dell'atleta che dovrebbe cercare una maggiore tranquillità di vita.  


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