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La collinetta
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Un vecchio giocatore di scacchi mi raccontò una volta come la cosa più difficile da gestire della sua carriera fosse stata la collinetta. Il termine si riferiva all'andamento della sua prestazione agonistica, lentamente crescente fino a un massimo e poi lentamente decrescente. Mi disse che, nel momento in cui si accorse che le sue prestazioni stavano calando, per ben tre anni non giocò più a scacchi.
Lo stesso concetto è presente nel mondo della corsa amatoriale. Anche se la prestazione non dovrebbe essere la motivazione più importante (a differenza del professionista), abbiamo già visto come gestire un calo di prestazione temporaneo. Più difficile è gestire la collinetta, cioè un calo di prestazione definitivo. Vediamo innanzitutto cosa può rendere definitivo il calo della prestazione.
  • L'età in un atleta già ottimizzato
  • La diminuzione definitiva della quantità allenante
  • Gli infortuni
  • La forza della motivazione a lungo periodo (MLP).
Vorrei rilevare come il primo punto non ha per esempio grande importanza per un atleta che si alleni tre volte alla settimana. Il calo con l'età è talmente limitato (circa 1"/km per anno) che, allenandosi quattro volte, il soggetto migliorerebbe ancora!
Il secondo punto può essere motivato per esempio da un cambio nell'attività lavorativa e il terzo in una situazione che non consente la stessa frequenza e la stessa intensità del periodo precedente l'infortunio.
L'ultimo punto è sicuramente quello più importante. È ovvio che, se cambiano le motivazioni, possa diminuire lo stimolo ad allenarsi, ma quella che realmente conta è la motivazione a lungo periodo (MLP). Un calo momentaneo della motivazione può addirittura essere salutare perché porta l'atleta a "rallentare il ritmo", riposando un corpo per esempio un po' troppo sollecitato. La MLP è quella che porta il soggetto a rispondere alla domanda: perché corro?
La MLP (cui si contrappone quella a breve, per esempio: voglio correre la maratona di New York) è costituita da diverse componenti: quella agonistica (corro perché vinco o realizzo un certo tempo), quella sociale (perché socializzo e ho amici), quella salutistica (corro per stare bene) ecc. Le componenti possono essere molte e di solito il calo della MLP è causato dalla diminuzione non di tutte, ma di poche componenti.

Il recordman

la collinettaUno dei casi in cui la MLP cala più drasticamente è quella che affligge il recordman: l'atleta non riesce a migliorare la sua prestazione e, come un professionista abbandona le gare, abbandona la corsa.
Per superare la crisi del recordman (ma anche per gestire la collinetta, qualunque ne sia la motivazione) io consiglio due strategie che consentono di mantenere comunque alta la prestazione dell'atleta: la specializzazione e la progressione annuale.
La specializzazione
  • attenua l'invecchiamento con l'età (perché il corpo resta sempre concentrato sugli stessi stimoli);
  • consente di allenarsi con meno tempo a disposizione (perché le tipologie di allenamento sono minori);
  • minimizza la possibilità di infortunio (spesso dovuto all'esecuzione di qualcosa di nuovo o comunque di non usuale).
Notiamo come alcuni amatori tendano invece a fare l'esatto contrario. Appena le prestazioni calano, diversificano. Secondo alcuni ciò dovrebbe aiutare ad annoiarsi di meno, ma quando si ritorna ciclicamente su una distanza, ecco che il divario è enorme e anche chi ha le fette di salame sui propri occhi non può non notarlo con conseguente ulteriore depressione della motivazione.
Ecco alcuni esempi di specializzazione:
  • gare in pista fino a 3000 m
  • dai 3000 m a gare su strada fino a 8 km
  • 5000-10000 m e gare su strada fino a 12 km
  • dai 10000 m alla mezza
  • mezza maratona
  • maratona
  • campestre
  • corsa in montagna (dai 10 ai 20 km)
  • ecc.
La progressione annuale tende a limitare il problema che l'atleta comunque cala in prestazione, anche se specializzato. Il fulcro del concetto di progressione annuale è mostrato dall'entusiasmo psicologico degli atleti che, dopo un infortunio, migliorano comunque velocemente. Nonostante non abbiano la certezza di tornare come prima, ecco che sono resi euforici dai miglioramenti sostanziosi che verificano dopo il periodo di stop. Questa condizione psicologica ben si addice al recordman.
La progressione annuale consiste pertanto nell'iniziare la stagione con un periodo di relativo scarico per poi ricostruire la stagione in modo scientifico. L'obbiettivo non sarà più il record, quanto arrivare il più vicino possibile al risultato della precedente stagione. Incredibilmente nell'amatore questo obbiettivo funziona altrettanto bene come lo stimolo del record e permette di concentrarsi per vivere al meglio la corsa e il programma di allenamento.
Il periodo di scarico di solito coincide con il periodo più difficile dell'anno (per esempio il mese invernale più freddo); può essere di assoluto riposo (nel qual caso non dovrebbe superare le tre settimane), di diversificazione (per esempio orientato ad altre attività come il nuoto o la palestra) o di relativo mantenimento con riduzione del chilometraggio settimanale (anche del 50-65%) e dell'intensità (per esempio solo fondo lento).
Poi per un altro anno… si torna a fare sul serio!


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