Per sapere tutto sulla corsa
Il test del Queens College
Copyright by THEA 2004
stepChi si è sottoposto a una visita sportiva in un centro che non ha un cicloergometro conosce con terrore il test del gradino (o del cubo). Si tratta di salire e scendere su un gradino per circa tre minuti a una frequenza scandita da un metronomo.
Il test è stato utilizzato durante un esperimento realizzato al Queens College da Mc Ardle e al. (1972) per determinare il massimo consumo di ossigeno utilizzando i dati raccolti e opportune equazioni.
Va detto che tutti i test per la predizione del massimo consumo di ossigeno (VO2max) non sono validi in assoluto perché si basano su ipotesi piuttosto semplicistiche. Anche i test da campo devono essere considerati solo indicativi per le limitazioni che sono alla base del loro impiego.
Per i cultori della fisiologia dello sport, il test del Queens College consente di risalire al VO2max (espresso in mL kg-1 min–1) in base alla frequenza cardiaca secondo le due equazioni:

VO2max= 111,33 - 0,42 * FC (maschi)
VO2max=65,81 - 0,1847 * FC (femmine)

precisando che il gradino è alto 41,3 cm, che i maschi salgono e scendono con una frequenza di 24 volte al minuto e le femmine con una di 22 e che FC è misurata per 15" dal quinto al ventesimo secondo del recupero.
Se il significato assoluto del test può essere oggetto di discussione, è interessante l'estensione individuale dello studio di McArdle. È cioè possibile che un atleta valuti il suo VO2max nel tempo semplicemente ripetendo il test. Senza volere scoprire il valore esatto del VO2max,  è possibile sapere facilmente se è aumentato o diminuito. Basta standardizzare le condizioni:
a) gradino di altezza fissa
b) durata della prova (3')
c) cadenza fissa (per esempio 24 ripetizioni)
d) stessa ora del giorno
e) misurazione della frequenza (da 5" a 20" dopo la fine)
Ogni atleta dovrebbe avere un'indicazione della frequenza cardiaca del test nei periodi di massima forma per confrontarla in altri periodi. Il test personale è particolarmente utile alla ripresa dopo un infortunio o dopo un periodo di inattività per conoscere con sufficiente approssimazione lo stato di deallenamento del soggetto.


Consiglia l'articolo su Google, clicca   Se vuoi condividerlo su Twitter, clicca