I minerali
Copyright by THEA 2004
Chi
impiega integratori spesso tende a considerare il proprio
corpo come un laboratorio dove avvengono moltissime reazioni chimiche. Se
questo è esatto, è sicuramente scorretto cercare di capire questo
laboratorio con conoscenze fisiologiche e biochimiche scarse o addirittura
elementari. L'errore grossolano che si commette è quello di
semplificare il modello che descrive il nostro corpo.Ecco allora che si consiglia ferro per l'anemia o integratori salini quando si suda ecc. Sono interpretazioni semplicistiche di chi non conosce il complesso funzionamento dell'organismo dal punto di vista qualitativo e/o quantitativo. Gli errori più comuni sono sicuramente quelli legati ai micronutrienti e ai minerali in particolare.
Infatti una visione semplicistica porta a credere che "se un minerale serve, diamone in abbondanza". Sciocchezza enorme, visto che il nostro corpo ha meccanismi di controllo che impediscono l'assorbimento di quantità eccessive. Inoltre, per complicare la situazione, occorre mettere in evidenza che le assunzioni di dose elevate di alcuni minerali tramite integrazione possono ostacolarsi a vicenda. Per esempio, un'assunzione elevata di zinco blocca l'assorbimento del rame, che, a sua volta, inibisce quella del ferro. Alcune sostanze contenute abitualmente in molti cibi (fibre, tannini ecc…) possono ostacolare l'assorbimento di alcuni minerali, vanificando l'integrazione qualora fosse associata a cibi "sbagliati". Comunque, prima ancora di decidere se e in che misura è necessaria un'integrazione di minerali, vale la pena conoscerli per capire a cosa servono e perché possono essere più (o meno) utili.
Ferro, calcio e magnesio sono già stati trattati negli articoli corrispondenti. Ricapitoliamo i punti salienti riguardanti questi tre minerali.
Ferro - Un'integrazione con ferro è ragionevole solo se:
- la sideremia è < 70 μg/dl
- la ferritina è < 50 ng/dl
- la transferrina è normale (> 200 mg/dl)
Magnesio - Un'integrazione è necessaria quando si è accertata una carenza o comunque si è vicino ai livelli minimi. In effetti, a differenza di sodio e potassio, è abbastanza comune trovare sportivi di resistenza carenti in magnesio. Gli esperimenti condotti su cavie e su soggetti umani hanno mostrato che un deficit di magnesio diminuisce le capacità aerobiche. Il meccanismo tramite il quale il magnesio risulta utile è che la sua presenza attiva e facilita la produzione di una sostanza chiamata 2,3-DPG, coinvolta nel trasporto di ossigeno ai muscoli. Teoricamente, aumentando la concentrazione di magnesio, si alza la produzione di 2,3-DPG e, conseguentemente si potenzia il trasporto di ossigeno. Alcuni risultati sperimentali condotti su runner presso il Lenox Hill Hospital di New York hanno mostrato però che una razione doppia dell'RDA consigliata (350 mg per gli uomini e 280 per le donne) per due settimane non ha indotto alcun aumento di concentrazione di 2,3DPG circolante e neppure un aumento della VO2 Max. Il risultato si può spiegare con il fatto che negli atleti evoluti considerati la dose di magnesio assunta dalla dieta era già sufficiente ad attivare i processi metabolici e che, non essendo in presenza di una carenza di magnesio, la sua assunzione con aggiuntiva non ha dato alcun miglioramento. Dosi troppo alte di magnesio possono causare anche spiacevoli effetti collaterali (diarrea, ridotto assorbimento di calcio) pertanto l'integrazione di magnesio deve essere effettuata con attenzione e in caso di effettiva carenza.
Sodio e potassio - La necessità della loro integrazione è sostenuta da tutti coloro che credono che con la sudorazione si perdano quantità indescrivibili di sali. La realtà scientifica è molto differente. In realtà una carenza di sodio o di potassio è talmente grave che può verificarsi solo in situazioni molto particolari (come sforzi che superino le due ore in condizioni climatiche decisamente sfavorevoli).
Cromo - Usando una rappresentazione un po' semplificata (ed estremizzata), ma efficace, si può dire che questo metallo brucia il grasso corporeo mentre costruisce la massa muscolare. Detto così sembrerebbe il massimo per uno sportivo, ma ciò è vero solo in termini teorici, mentre l'efficacia pratica è decisamente diversa. Dal punto di vista teorico infatti il cromo potenzia l'azione dell'insulina sui carboidrati, tanto che una sua carenza porta a un'insufficienza di utilizzo dei glicidi. Se le prime ricerche condotte su animali e su gruppi umani ristretti affermavano che la somministrazione di cromo (nella forma di cromo picolinato) aumentava la massa muscolare, gli studi più recenti smentiscono tutto; in particolare una ricerca condotta su giocatori di football americano ha mostrato che 200 mcg di cromo al giorno non hanno mostrato alcun aumento di massa muscolare rispetto al gruppo di controllo. Una dieta ricca di carboidrati potrebbe innalzare il fabbisogno di cromo, mentre la sua assunzione tramite integrazione può ostacolare l'assorbimento di ferro e zinco.
Zinco - È un minerale che partecipa alle reazioni di più di 100 enzimi diversi, alcuni coinvolti anche nel processo che più interessa un atleta, ovvero la produzione di energia. La ricerca si è concentrata anche sulle proprietà dello zinco benefiche per il sistema immunitario, in particolare per potenziare le difese contro le affezioni delle prime vie respiratorie, una classe di patologie che interessano particolarmente i runner. Sfortunatamente non è facile assumere lo zinco dalla dieta, in quanto si trova in cibi non molto comuni, come le ostriche e alcune parti della carne di bue; in realtà si trova anche in molti vegetali, ma la presenza di altre sostanze (fibre, fitati) ne riducono enormemente l'assorbimento. L'RDA consigliato (15 mg per l'uomo, 12 per la donna) può essere quindi raggiunto anche con l'integrazione, in caso di diete povere di carne. Infine, alcuni tannini, composti presenti nel caffè, nel tè e nel vino, possono ridurre l'assorbimento di zinco.
