Gravidanza e corsa
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Due sono le preoccupazioni maggiori di una runner che aspetta un bambino: l'aumento di peso e la possibilità o meno di continuare a correre e in che modo. Innanzitutto va detto che occorre rivolgersi a un ginecologo preparato (e dalle vedute moderne!) che spieghi chiaramente cosa comporta per il corpo femminile la gravidanza, in termini di sforzo fisico sostenibile e di aumento di calorie e micronutrimenti necessari al feto. Prima di pensare al proseguo della corsa occorre valutare la totale mancanza di rischi della gravidanza e fare costantemente tutti gli esami clinici richiesti monitorando lo stato di salute. Se gli esami confermano che la gravidanza non presenta particolari problemi, si può non rinunciare alla corsa, con qualche avvertenza. Vediamo innanzitutto il problema dell'aumento ponderale. Si tratta di un fattore influenzato sicuramente dalla nostra cultura (l'antico detto che bisogna mangiare per due è abbastanza approssimativo): ci sono donne che non appena sanno di aspettare un bambino, prese dall'ansia, cominciano a ingurgitare cibo, con il risultato di aumentare, nella prima settimana, di tre o quattro kg, un aumento del tutto ingiustificato dal punto di vista medico. Il corpo di una donna incinta necessita di un surplus extra di calorie per sostenere la crescita del feto e "passargli" l'energia necessaria al suo sostentamento. Si è stimato che il fabbisogno extra quotidiano è di circa 300 calorie, un po' meno nel primo trimestre e un po' di più nei due successivi. 300 calorie non sono poi molte se tradotte in cibo (meno di un piatto di pasta) e quindi è ben lontano dalle abbuffate (i famosi pasti per due) che molte donne si concedono. Oltre all'introito calorico però il corpo della donna incinta necessita di una maggiore dose di minerali e di alcune vitamine, quindi è necessario farsi consigliare dal medico sull'integrazione possibile in questo periodo, sulle vitamine e i sali minerali necessari e su quelli da escludere. L'aumento di peso non dovrebbe assolutamente superare gli undici kg, anche se la storia personale di molte atlete è assai diversificata: c'è chi non è aumentata di peso fino al quinto mese, chi ha limitato l'aumento a pochi kg e chi ha “sforato” arrivando fino a quindici, venti kg. Una runner dovrebbe essere abituata a conteggiare le calorie assunte giornalmente, quindi aggiungere la quantità necessaria al feto (e non di più) non è molto difficile. L'integrazione poi consente di assicurare al feto tutte le vitamine e i sali minerali di cui ha bisogno, senza intaccare la salute della donna o aumentare a sproposito l'introito calorico giornaliero.
Per quanto riguarda l'allenamento, occorre sapere che vi sono due fattori che possono creare problemi: l'aumento delle pulsazioni in corsa e l'aumento della temperatura corporea che può danneggiare il feto. I medici suggeriscono di non superare i 140 battiti al minuto (il che comunque in una runner allenata consente di fare degli allenamenti "tranquilli"). Per quanto riguarda la temperatura, conviene comunque correre in ore fresche della giornata e non arrivare al punto di essere in difetto di fiato, per non compromettere la trasmissione dell'ossigeno al feto. Correre a ritmi blandi, che ci permettano tranquillamente di parlare, senza provare eccessivo calore e fatica, può essere quindi un'attività piacevole in gravidanza.
Naturalmente in questo periodo cambiano le priorità: prima c'è la salute del
bambino, quindi non potendo fare allenamenti di qualità conviene rimandare
qualunque programma di gare impegnative o ricerche di record. In questo
periodo si può correre per il solo piacere di correre, magari senza il
cronometro. Le pulsazioni durante la gravidanza aumentano naturalmente e il
corpo è maggiormente sensibile al calore, quindi il fisico invia dei segnali
di disagio molto prima che si raggiungano soglie pericolose per il feto.
Ascoltare questi segnali e agire di conseguenza è un buon modo per
continuare a praticare la corsa, anche se con obiettivi leggermente diversi.
Di solito i medici più moderni consigliano alla donna di continuare a
correre fino a che non si avverte disagio. Generalmente si interrompe la
corsa nell'ultimo trimestre, quando il gesto della corsa diventa troppo
scomodo per l'aumento di peso e volume e per la maggior sollecitazione di
tendini e articolazioni. In questi tre o quattro mesi si può passare al
nuoto, eccellente sport perché essendo praticato in assenza di gravità,
elimina tutti i problemi legati al peso. Inoltre è comunque un'attività
fisica dall'intensità regolabile (si può nuotare al ritmo che si vuole e per
il tempo voluto con molta gradualità e continuità).Infine, occorre considerare due possibili inconvenienti che possono ostacolare una corretta alimentazione e l'attività fisica in gravidanza: poiché la nausea è un sintomo molto ricorrente nel primo trimestre, la runner potrebbe essere portata ad avversare il cibo, con conseguenze anche serie. Conviene assumere piccoli pasti, separando i solidi dai liquidi, in modo da assicurare l'introito calorico quotidiano corretto. Mangiare poco o peggio saltare i pasti è una pratica molto sbagliata, specie se associata all'esercizio fisico. Non bisogna mai correre se si sente lo stimolo della fame e per evitarlo è sufficiente sgranocchiare un piccolo spuntino leggero un'ora prima.
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