L'elettrostimolatore: come usarlo
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L'elettrostimolatore
è già stato descritto teoricamente (elettrostimolazione) senza
quell'entusiasmo tipico della martellante pubblicità di questi tempi.
Riassumendo, lo abbiamo promosso solo come eccellente riabilitatore dopo un
infortunio o dopo un intervento chirurgico. Molti penseranno che vale la
pena tentare comunque di usarlo anche a scopo allenante e come mezzo di
potenziamento alternativo alla palestra, secondo l'approssimativa filosofia
del "tanto male non fa". Proprio per dimostrare gli errori di fondo che ci
possono essere in questa filosofia, descriveremo l'uso corretto dello
strumento.
Le varie aree applicative - Gli elettrostimolatori professionali di solito operano in tre fondamentali aree applicative: estetica, terapeutica, sportiva. In campo estetico possono essere impiegati in drenaggi, lipolisi, rassodamenti, massaggi rilassanti ecc. I risultati ci sono, ma modesti non riuscendo a sostituire i benefici dell'attività fisica: la pubblicità presenta modelle che già hanno un corpo perfetto e questo è l'amo buttato per tutte quelle donne che vivono di sogni. In campo terapeutico esistono programmi antalgici o miotrofici per contrastare il dolore di un infortunio o ristabilire tono e forza in un muscolo che ha subito una lunga immobilità. È senz'altro quest'ultimo impiego quello dove l'elettrostimolatore ottiene risultati notevoli, a volte apparentemente miracolosi. Scopo di questo articolo è di studiare invece l'aspetto allenante dei programmi per elettrostimolazione. Per farlo occorre capire un concetto fondamentale:
I
distretti da gestire - Non è possibile gestire un solo distretto
muscolare (sarebbe come allenarsi correndo su una gamba sola): si
otterrebbero ben presto squilibri che faciliterebbero infortuni o quanto
meno danneggerebbero l'azione di corsa. Poiché la corsa coinvolge gli arti
inferiori, quattro sono i distretti da gestire: polpaccio e soleo, tibiale,
bicipite femorale e quadricipite. In realtà si tratta di un'approssimazione,
ma è la minima che può dare risultati, un'ulteriore semplificazione si
tradurrebbe in un insuccesso e, ripeto, in un possibile danno. Nelle
immagini (tratte dalla documentazione ActionFit) vediamo la corretta
applicazione degli elettrodi per le quattro zone interessate.
I
programmi allenanti - Ora che sappiamo dove dobbiamo operare,
vediamo come. I programmi che possiamo usare hanno nomi interessanti come
forza, forza resistente, tono ecc. Ma cerchiamo di capire di cosa si tratta.
Forza è il programma che stimola le fibre veloci. Non occorre essere un fisiologo sportivo per capire che tale programma va bene dai 100 m ai 1500 m. In distanze superiori l'intervento delle fibre veloci va sempre più scemando. Se lo impieghiamo per preparare un fondista (soprattutto se amatore) invertiamo il senso di trasformazione delle fibre che deve essere da veloci a lente e non viceversa!
Forza
esplosiva è il programma che coinvolge oltre le fibre veloci anche
le caratteristiche elastiche dei muscoli; non è il caso di usarlo su un
aspirante maratoneta. In realtà va bene per i saltatori e per i velocisti
puri.
Forza resistente. Qui ci siamo, direte voi! E invece no. La forza resistente (almeno così è considerata dai programmi di elettrostimolazione) è quella caratteristica ove i muscoli lavorano per tempi lunghi in condizione di sforzo intenso con produzione di acido lattico. È il programma che va bene per chi si allena dagli 800 ai 3000 m. Dai 5000 in poi la sua importanza diminuisce sempre più.
Resistenza aerobica e tono muscolare è il programma che migliora il tono muscolare anche nelle fasce profonde e aumenta la resistenza all'affaticamento, cioè la capacità di resistere a sforzi medio-bassi mantenuti per periodi lunghi. Finalmente ci siamo. In effetti è il programma che va bene dai 5000 in su, perfetto dalla mezza in poi.
C'è però un problema. Mentre i vari programmi di forza durano 20-30', quelli di resistenza aerobica durano 50-60'! Il che significa che se ruotiamo i quattro distratti degli arti inferiori impieghiamo da tre ore e mezza a quattro ore. Il tutto è logico se si pensa che la durata dei programmi simula un allenamento vero e proprio (un'ora di corsa). Ricapitolando:
Questo
punto è particolarmente importante: chissà quanti runner sono stati
sottoposti dal loro fisioterapista (che non poteva certo aspettare un'ora!)
a programmi di forza, spacciati per potenziamento vero e proprio che li
avrebbe fatti volare nella maratona!
Per concludere - È chiaro che l'elettrostimolatore NON è un mezzo allenante se non si dispone del tempo necessario per le sedute. Un'ora di corsa può essere simulata solo con tre o quattro ore di elettrostimolazione e ciò è praticamente impossibile per chi non è un professionista. Anche i programmi di recupero sono del tutto inutili per chi non è un professionista poiché dovrebbero essere svolti nell'immediata fase post-allenamento. Se non ci si allena tutti i giorni, basta il riposo per avere lo stesso effetto, cioè, anche in questo caso, i benefici del recupero attivo sono dedicati ai top runner e non a chi corre quattro o cinque volte alla settimana (e una sola volta al giorno!). Anche per il recupero attivo si deve rilevare che il tempo necessario per stimolare i muscoli sollecitati dalla corsa non è mai minimo (almeno un'ora per gestire tutti i gruppi muscolari).
Le varie aree applicative - Gli elettrostimolatori professionali di solito operano in tre fondamentali aree applicative: estetica, terapeutica, sportiva. In campo estetico possono essere impiegati in drenaggi, lipolisi, rassodamenti, massaggi rilassanti ecc. I risultati ci sono, ma modesti non riuscendo a sostituire i benefici dell'attività fisica: la pubblicità presenta modelle che già hanno un corpo perfetto e questo è l'amo buttato per tutte quelle donne che vivono di sogni. In campo terapeutico esistono programmi antalgici o miotrofici per contrastare il dolore di un infortunio o ristabilire tono e forza in un muscolo che ha subito una lunga immobilità. È senz'altro quest'ultimo impiego quello dove l'elettrostimolatore ottiene risultati notevoli, a volte apparentemente miracolosi. Scopo di questo articolo è di studiare invece l'aspetto allenante dei programmi per elettrostimolazione. Per farlo occorre capire un concetto fondamentale:
perché sia allenante, l'elettrostimolatore deve replicare i processi dell'allenamento.
Sembra banale, ma pochi ci fanno caso, commettendo errori grossolani, ottenendo spesso dall'uso dello strumento un danno piuttosto che un vantaggio. Vediamo perché.
I
distretti da gestire - Non è possibile gestire un solo distretto
muscolare (sarebbe come allenarsi correndo su una gamba sola): si
otterrebbero ben presto squilibri che faciliterebbero infortuni o quanto
meno danneggerebbero l'azione di corsa. Poiché la corsa coinvolge gli arti
inferiori, quattro sono i distretti da gestire: polpaccio e soleo, tibiale,
bicipite femorale e quadricipite. In realtà si tratta di un'approssimazione,
ma è la minima che può dare risultati, un'ulteriore semplificazione si
tradurrebbe in un insuccesso e, ripeto, in un possibile danno. Nelle
immagini (tratte dalla documentazione ActionFit) vediamo la corretta
applicazione degli elettrodi per le quattro zone interessate.
I
programmi allenanti - Ora che sappiamo dove dobbiamo operare,
vediamo come. I programmi che possiamo usare hanno nomi interessanti come
forza, forza resistente, tono ecc. Ma cerchiamo di capire di cosa si tratta.Forza è il programma che stimola le fibre veloci. Non occorre essere un fisiologo sportivo per capire che tale programma va bene dai 100 m ai 1500 m. In distanze superiori l'intervento delle fibre veloci va sempre più scemando. Se lo impieghiamo per preparare un fondista (soprattutto se amatore) invertiamo il senso di trasformazione delle fibre che deve essere da veloci a lente e non viceversa!
Forza
esplosiva è il programma che coinvolge oltre le fibre veloci anche
le caratteristiche elastiche dei muscoli; non è il caso di usarlo su un
aspirante maratoneta. In realtà va bene per i saltatori e per i velocisti
puri.Forza resistente. Qui ci siamo, direte voi! E invece no. La forza resistente (almeno così è considerata dai programmi di elettrostimolazione) è quella caratteristica ove i muscoli lavorano per tempi lunghi in condizione di sforzo intenso con produzione di acido lattico. È il programma che va bene per chi si allena dagli 800 ai 3000 m. Dai 5000 in poi la sua importanza diminuisce sempre più.
Resistenza aerobica e tono muscolare è il programma che migliora il tono muscolare anche nelle fasce profonde e aumenta la resistenza all'affaticamento, cioè la capacità di resistere a sforzi medio-bassi mantenuti per periodi lunghi. Finalmente ci siamo. In effetti è il programma che va bene dai 5000 in su, perfetto dalla mezza in poi.
C'è però un problema. Mentre i vari programmi di forza durano 20-30', quelli di resistenza aerobica durano 50-60'! Il che significa che se ruotiamo i quattro distratti degli arti inferiori impieghiamo da tre ore e mezza a quattro ore. Il tutto è logico se si pensa che la durata dei programmi simula un allenamento vero e proprio (un'ora di corsa). Ricapitolando:
usare i programmi di forza ai fini del potenziamento è come eseguire un allenamento da velocista, da saltatore o da mezzofondista veloce.
Questo
punto è particolarmente importante: chissà quanti runner sono stati
sottoposti dal loro fisioterapista (che non poteva certo aspettare un'ora!)
a programmi di forza, spacciati per potenziamento vero e proprio che li
avrebbe fatti volare nella maratona!Per eseguire un potenziamento da fondista occorre molto tempo.
C'è anche la soluzione (chissà se qualcuno sarebbe disposto a provarla) di usare quattro elettrostimolatori contemporaneamente per ridurre a un'ora la durata del potenziamento.Per concludere - È chiaro che l'elettrostimolatore NON è un mezzo allenante se non si dispone del tempo necessario per le sedute. Un'ora di corsa può essere simulata solo con tre o quattro ore di elettrostimolazione e ciò è praticamente impossibile per chi non è un professionista. Anche i programmi di recupero sono del tutto inutili per chi non è un professionista poiché dovrebbero essere svolti nell'immediata fase post-allenamento. Se non ci si allena tutti i giorni, basta il riposo per avere lo stesso effetto, cioè, anche in questo caso, i benefici del recupero attivo sono dedicati ai top runner e non a chi corre quattro o cinque volte alla settimana (e una sola volta al giorno!). Anche per il recupero attivo si deve rilevare che il tempo necessario per stimolare i muscoli sollecitati dalla corsa non è mai minimo (almeno un'ora per gestire tutti i gruppi muscolari).
