Defaticamento: quando serve
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Quando non serve - Se è vero che il defaticamento può servire per migliorare lo smaltimento del lattato e per aumentare la frazione di lattato che viene ossidata e quindi riconvertita in energia, è pur vero che i tempi di smaltimento del lattato sono comunque rapidi (anche se l'atleta resta a riposo), mentre i postumi della gara sono invece dovuti al ripristino dell'equilibrio degli altri fattori alterati (ammoniaca, catabolismo proteico e glicogeno) che richiedono tempi sicuramente più lunghi. In particolare si è notato che un'attività defaticante svuota ulteriormente le scorte di glicogeno e pertanto non è indicata se:
a) la prova è stata sufficientemente lunga da produrre una condizione di deplezione di glicogeno (almeno 15 km per gli atleti allenati);
b) gli impegni agonistici sono ravvicinati;
c) se si è in un periodo di duro allenamento.
Quando serve - Dopo prove brevi e intense (come una gara inferiore ai 6-8 km o ripetute), il defaticamento trova la sua giustificazione poiché evita un brusco arresto da parte dell'atleta. Ovviamente va eseguito non oltre 2'-3' dopo il termine della prova, altrimenti viene a mancare la sua funzione di passaggio morbido allo stato di riposo, evitando problemi cardiologici dovuti alla brusca variazione d'intensità in presenza di catecolamine plasmatiche. È utile anche dopo allenamenti di forza (come le ripetute su salite brevi) perché mantenere una leggera attività fisica facilita il ritorno venoso. Infine può servire dal punto di vista psicologico per quegli atleti che nel dopogara sono troppo nervosi; va da sé che sarebbe più opportuno rivedere la propria dimensione agonistica.
Come si esegue - L'ideale è correre per 8-15' a ritmi molto blandi, in massima scioltezza.
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