Il recupero a 120 battiti
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Le tabelle di allenamento sono ovviamente medie sulla popolazioni di atleti per cui una prova del tipo 6 x1000 a 4'/km con recupero di 2' può risultare del tutto infattibile o troppo facile per atleti che comunque "valgono" lo standard qualitativo espresso dal tipo di allenamento.
Alcuni (i resistenti) avranno difficoltà sul ritmo riuscendo a correre con il recupero prefissato a 4'05" e finendo tutto sommato freschi.
Altri (i veloci) avranno difficoltà nel recupero, correndo le prime ripetute anche a 3'50", ma finendo sulle ginocchia le ultime in 4'10".
Per i principianti e i jogger le ripetute sono spesso un rebus e il tutto diventa casuale. Finché non hanno imparato a conoscere bene il loro motore è opportuno che si affidino a un cardiofrequenzimetro per eseguire correttamente la seduta.
La teoria - Durante lo sforzo la gittata cardiaca di un soggetto sedentario arriva a un massimo di 25 l/min, mentre per un fondista può arrivare anche a 40 l/min. Poiché la frequenza dell’atleta è minore di quella del sedentario, ciò vuol dire che la gittata sistolica di un atleta è più che doppia rispetto a quella di un soggetto non allenato. In un soggetto allenato la gittata sistolica cresce al crescere dello sforzo e raggiunge il massimo a un’intensità pari al 50% circa del massimo consumo d’ossigeno (corrispondente a una frequenza di 100-120 battiti); poi aumenta solo la frequenza cardiaca. Arrivati verso il massimo di frequenza cardiaca, nei soggetti non allenati la gittata sistolica tende a diminuire (accentuando la crisi del sistema), mentre negli atleti resta pressoché costante.
Il recupero a 120 battiti - Dalla teoria risulta chiaro che
per il runner non evoluto ha senso ripartire quando la sua gittata sistolica
è massima e la frequenza cardiaca è minima per tale gittata, cioè a 120
battiti. L'atleta riparte nelle migliori condizioni possibili. Infatti se
partisse a un numero di battiti inferiore la gittata sistolica sarebbe
notevolmente diminuita, producendo una spiacevole sensazione di "partenza a
freddo"; se partisse a una frequenza superiore, il suo organismo non avrebbe
ancora recuperato completamente dalla prova precedente (massima potenza, ma
poca benzina!).Il rovescio della medaglia - Quanto più il runner è allenato, tanto più è in grado di lavorare per periodi sempre più lunghi a frequenze maggiori di 120 battiti che rappresentano una soglia tutto sommato di basso allenamento assoluto (cioè per lui recuperare a 120 battiti è troppo facile). Continuare ad allenarsi a 120 battiti vorrebbe dire sottoallenare il sistema senza sfruttarne le potenzialità. Realisticamente l'allenamento con il recupero a 120 battiti deve essere abbandonato quando i recuperi diventano comunque troppo stretti (inferiori ai 2' a fronte di una ripetuta impegnativa).
Si potrebbe pensare di alzare la soglia a 130 o a 140 battiti. Il discorso però non funziona perché sopra i 120 battiti la situazione di crisi non è relazionata che grossolanamente alla frequenza cardiaca. In altri termini quando il recupero a 120 battiti è molto veloce, vuol dire che il mio sistema cardiovascolare è ben allenato e non ha più senso continuare ad allenarsi secondo i battiti cardiaci (siano essi 130 o 140 o un altro valore scelto come soglia), ma occorre allenarsi secondo l'ovvio meccanismo di riduzione dei tempi di recupero. Il recupero a 120 battiti ha allenato il sistema cardiovascolare, ma ora è tempo di passare ad allenare anche altre caratteristiche come la gestione delle situazioni lattacide.
L'atleta non ha che una strada: imparare a conoscersi.
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