Il test di Cooper
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Alla fine degli anni '50 si diffuse tra i fisiologi sportivi l'idea di ideare test che potessero predire la "resistenza del soggetto alla corsa". In particolare test che potessero misurare il massimo consumo di ossigeno. Il percorso iniziò con il test per i militari di Balke (1959) che prevedeva un test di corsa massimale di 15 minuti. Nel 1968 Cooper accorciò il tempo a 12 minuti. Oggi si sa che l'intervallo esatto per misurare il massimo consumo di ossigeno è 7 minuti (test dei 7 minuti).
Occorre tener presente che il test di Cooper (come del resto quello dei 7') ha come prerequisito fondamentale che il soggetto mantenga durante la prova un ritmo regolare. Se è inesperto e parte troppo forte o troppo piano, la distanza trovata con il test risulta inferiore alla reale potenzialità dell'atleta.
A prescindere da questa difficoltà, aggirabile eventualmente ripetendo più volte il test, e dall'inesatta corrispondenza con la fisiologia sportiva (che ha ridotto i 12' a 7'), si deve rilevare un errore grossolano che collega il test di Cooper al grado di allenamento del soggetto.
Quando leggete che lo stato di forma di un soggetto è eccellente perché è
riuscito a percorrere 3000 metri in 12', vi trovate di fronte a
un'interpretazione preistorica dello sport. È infatti ormai noto che:- l'allenamento varia enormemente le potenzialità del soggetto;
- il decremento delle prestazioni con l'età è molto più sensibile in un sedentario che in un atleta che si allena con continuità.
Una sola grandezza - È la grande illusione di chi non ha ancora capito che un atleta non può essere descritto con una sola grandezza. Basare l'allenamento (cioè preparare tabelle di allenamento) su un solo parametro dell'atleta (frequenza cardiaca, SAN, test di Cooper o altro) è un modo molto impreciso di preparazione che può portare anche a un netto peggioramento della situazione quando il soggetto viene ritenuto eccellente e su di esso si imposta un programma di miglioramento. Se il soggetto è arrivato al test molto allenato, al massimo della forma, un ulteriore ottimistico programma migliorativo non può che farlo esplodere.
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