La potenza lipidica
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Scopo degli allenamenti finalizzati alla maratona è quello di fare in modo che alla velocità della maratona la potenza lipidica sia elevata. La grande confusione che nasce fra percentuale di grassi utilizzati e quantità di grassi convertita in energia nasce dal fatto di considerare tre dimensioni (anche la velocità dell'atleta). Se consideriamo solo la velocità della maratona (che è quella che interessa), più alta è la percentuale di grassi utilizzata a tale velocità e più elevata è la potenza lipidica alla velocità di maratona (che chiameremo potenza lipidica utile, PLU). Non hanno pregio (se non a livello accademico) considerazioni a velocità diverse (cioè sapere se l'atleta ha una potenza lipidica superiore o inferiore a velocità dei 21 km o a velocità più lente di quella di maratona).
Come si aumenta la potenza lipidica utile (PLU)?
Ovviamente il corpo alla velocità di gara deve bruciare una percentuale maggiore di grassi (rispetto al totale). Per farlo esistono tre stimoli. Per capire la loro azione occorre tener presente che
i grassi possono essere bruciati solo in presenza di carboidrati.
Ciò significa che se finiscono i carboidrati, l'atleta è spacciato anche se
ha a disposizione quantità immense di grassi.Lo stimolo di normalità – Per attività modeste (come guardare la televisione, scrivere al computer ecc.) il corpo sa già bruciare un'alta percentuale di grassi. La corsa invece non è vista come attività "modesta", il corpo fa fatica e, con descrizione semplicistica, ma efficace, brucia benzina pregiata, cioè i carboidrati. Occorre fare in modo che si abitui a considerare la corsa a velocità intorno a quelle di maratona come normali. Ecco perché un allenamento per la maratona non può che essere quantitativo. Se per un 5000 il runner amatore può anche allenarsi tre volte alla settimana e ottenere buoni risultati (rispetto al suo potenziale), è impensabile che con 40-50 km settimanali ci si possa allenare per la maratona arrivando vicino al proprio top. Ovviamente conta rendere "normale" la velocità di maratona, non certo una velocità 1'/km più lenta. Ecco perché i lunghissimi devono essere svelti.
Lo stimolo di carenza – Il nostro corpo è molto intelligente e cerca di sopperire alle carenze che vengono a crearsi ingegnandosi al meglio. Nel momento in cui le riserve di carboidrati diminuiscono (deplezione di glicogeno), ecco che aumenta la percentuale di utilizzo dei grassi. Per correre in condizioni di deplezione di glicogeno esistono due possibilità:
a) seguire prima dell'allenamento un'alimentazione ipoglicidica. Tale metodo deve essere utilizzato solo dai runner più esperti in quanto errori di valutazione possono portare a effetti disastrosi nonché a infortuni;
b) correre tratti sufficientemente lunghi. Nel caso della maratona si stima che un tratto di 30 km non sia sufficiente a portare l'atleta in condizione di deplezione, soprattutto (come accade negli amatori) se la prova è svolta dopo un riposo atletico che ha ripristinato totalmente le scorte. È per questo motivo che chi vuole correre bene la maratona deve inserire allenamenti tipo 36 o 38 km a ritmo gara +7-10"/km, oppure 2x21 km (bigiornaliero) con pranzo ipoglicidico in mezzo sempre a RG+7-10"/km.
Lo stimolo di efficienza – L'utilizzo dei grassi da parte delle fibre avviene impiegando quelli circolanti e quelli stoccati all'interno delle fibre stesse. È importante che le fibre abbiano un'alta efficienza: è per questo che anche in presenza dei primi due stimoli non è detto che il runner sia in grado di operare alla meglio. In particolare negli individui sovrappeso lo stimolo di efficienza è molto basso poiché le fibre, essendo abituate ad avere a disposizione grassi (circolanti e non), non hanno mai ottimizzato i processi di utilizzo. Anche per questo motivo le crisi degli amatori sono sicuramente più "paurose" di quelle di atleti di vertice.
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