Per prevenire e curare gli infortuni
Malocclusione dentaria, bite e infortuni
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Si sente spesso parlare di benefici derivanti dal miglioramento dell'occlusione dentaria, ottenuto con la correzione dell'articolazione temporomandibolare. Secondo l'odontoiatria sportiva ogni problema odontoiatrico (una carie non trattata correttamente, mancanza di denti, crescita di denti del giudizio difficoltosa o loro estrazione) causa un errore di masticazione che a sua volta innesca uno spostamento della mandibola dalla sua posizione corretta rispetto al mascellare superiore (dislocazione della mandibola). La mandibola non è cioè più nella sua posizione fisiologica, ma in una patologica. Da ciò derivano problemi vari come mal di schiena, cervicalgia, pubalgia. La malocclusione viene corretta risolvendo il problema (per esempio la mancanza di un dente con la sostituzione con una protesi) oppure temporaneamente con un oggetto chiamato bite, un apparecchio di materiale resinoso di qualche millimetro di spessore inserito tra i denti inferiori o superiori con lo scopo di portare la mandibola in posizione corretta. In genere prima si deve passare dalla diagnosi di malocclusione a quella di patologia posturale (cioè la malocclusione provoca una postura errata) attraverso un esame della postura del soggetto tramite computer. Scopo del bite è di ristabilire l'equilibrio.
La logica – La teoria della malocclusione è suggestiva, ma non perfettamente convincente dal punto di vista logico. Infatti la critica più semplice è che la ricerca dell'equilibrio non è detto sia la soluzione migliore. Una gamba può essere più muscolosa o più lunga di qualche millimetro dell'altra, provocando adattamenti che il bite rischia di rialterare riportando tutto alla simmetria più totale. L'equilibrio posturale non dipende solo dai denti (anzi ne dipende in minima parte), ma anche dall'anatomia dell'apparato scheletrico-muscolare. Se Tizio carica il 55% su una gamba e il 45% sull'altra ecco che la condizione può essere perfettamente compatibile con il suo benessere perché ha adottato compensazioni in funzione delle sue caratteristiche anatomiche che di partenza non sono simmetriche. La cosa è confermata da moltissimi atleti asimmetrici che non hanno nessun tipo di problema.
biteI successi dell'odontoiatria sportiva – Alcuni studi (Gelb, 1995; Jakush, 1982, Williams, 1983; Moore 1981) citano i casi di sportivi ad alto livello che hanno avuto benefici dalla risoluzione di malocclusioni, Purtroppo si tratta di casi isolati, non inquadrati in un'indagine statistica. Anche presso alcune federazioni (come la FISI in Italia) sono stati fatti studi che comunque sono vittima dell'effetto risultato. Quando il campione studiato si riprende (ricordiamo che spesso un atleta in crisi è disposto a provare tutto, Vanna Marchi compresa, pur di risorgere) e ottiene una grande prestazione ecco che il merito è dell'odontoiatria sportiva, quando non si riprende tutto tace. Il riferirsi sempre a poche decine di casi nel mondo è abbastanza poco attendibile.
La verità – Molti studi hanno confermato la possibilità che una malocclusione sia collegata con problemi cervicali, ma allontanandosi sempre più dalla zona mandibolare l'influenza della malocclusione diventa trascurabile. Questo è in controtendenza con il delirio di onnipotenza di alcuni terapeuti che vorrebbero attribuire alle malocclusioni influenze sullo stato di salute generale. Del resto, esaustivo in questo senso è lo studio di McArdle. I soggetti sono stati divisi in 4 gruppi:
a) soggetti di controllo
b) soggetti con un bite inefficace (che cioè non correggeva la malocclusione)
c) soggetti con bite efficace
d) soggetti con un bite che peggiorava la malocclusione.
Né soggetti né sperimentatori erano al corrente delle caratteristiche dei bite (tranne il dentista). I risultati hanno rilevato che non esiste nessuna correlazione fra malocclusione, o correzione della stessa, e:
1) percezione visiva
2) tempo di reazione
3) forza muscolare al dinamometro
4) forza dei muscoli flessori ed estensori della gamba
5) massimo consumo di ossigeno
6) sensazione soggettiva di fatica
7) economia di corsa
8) potenza anaerobica.
Il peggioramento dell'occlusione non peggiorava poi la prestazione.
Gli studi di McArdle sono stati confermati da Moore (rivedendo la sua precedente posizione), Schubert e Yates.
Prima di portare un soggetto su una pedana e parlare di "ristabilire un equilibrio" appare dunque più corretto ripetere l'esperienza di McArdle con un numero significativo di soggetti dimostrando che McArdle e i successivi ricercatori si sbagliavano.

IL COMMENTO

Se tu hai il bite gli altri mordono la polvere
 
CaliandroLa vittoria di Caliandro agli Europei ha portato alcuni a chiedermi dell'importanza di curare malocclusioni dentali per il miglioramento della prestazione. Scientificamente il rapporto fra malocclusioni e prestazione è molto labile, per non dire nullo. Nella gran parte dei casi si tratta solo di effetto coincidenza; da segnalare come il caso Caliandro (a proposito, nel sito della FIDAL, dove si parla della malocclusione, l'atleta attribuisce gran parte della vittoria a Padre Pio… Se il segreto di Caliandro è la medaglietta del santo, si può ben capire il grado di affidabilità dello stesso come campione di una ricerca) sia un lampante esempio di effetto risultato; anni fa il bite è stato provato sulla nazionale di sci: fallimento totale, ma nessuno ha diffuso la notizia del fallimento. Oggi Caliandro vince e il merito è del bite (oltre che di Padre Pio…).


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