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Maratona di Londra: impariamo qualcosa
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La maratona di Londra 2002 è stata sicuramente la più grande maratona fino a oggi corsa, con la prima prestazione mondiale maschile e la seconda femminile (anche se il tempo della Ndereba non è stato ancora ufficializzato). È del tutto lecito considerarla come un grande esperimento dal quale trarre importanti conclusioni. Eccone alcune.
Radcliffe 1 - Il tempo della Radcliffe è da considerarsi a tutti gli effetti primato mondiale perché corso in solitaria (le donne partivano prima degli uomini e quindi correvano da sole), a soli 9" dal tempo dell'etiope Ndereba. Se l'exploit della Ndereba poteva essere considerato occasionale, oggi che anche la seconda prestazione è del tutto equivalente, si può stabilire una volta per tutte che la differenza fisiologica fra uomini e donne è di 20"/km circa. Applicato agli amatori, significa che molte prestazioni femminili, se interessanti a livello di posizione, sono del tutto insoddisfacenti a livello assoluto. Arrivare terze assolute in una maratona femminile nazionale. con 3h10', significa correre da uomini in 2h55' circa, cioè un tempo che magari vale la trentesima posizione. Questo giustifica sicuramente la differenza di premi fra uomini e donne, senza voler fare un discorso maschilista. Nelle donne c'è meno concorrenza e quindi è più facile emergere (speriamo che questa frase serva come sprone …). Ovviamente quando si arriva in alto il discorso cambia e il livello di competitività si avvicina a quello maschile, anche se le prestazioni restano sempre "sparse" (basta considerare quante donne corrono in meno di 2h25' e quanti uomini corrono in meno di 2h10').
Paula RadcliffeRadcliffe 2 – Se si prendono le prime venti (o più maratonete) e si studia lo stile di corsa, chi corre peggio? La Radcliffe, non occorre certo essere un grande tecnico per capirlo. Questo dovrebbe spazzare via una volta per tutte il discorso sullo stile di corsa, argomento preferito da allenatori poco inclini a leggersi le ricerche di fisiologia dello sport. Rimando all'articolo in questione per i dettagli.
Gebrselassie – Non ha vinto, ma era abbastanza logico. Era già successo a Tergat, a Panetta e trent'anni fa a Viren. Zatopek gareggiava in ambienti molto meno selettivi e ingannò i tecnici che un atleta potesse primeggiare dai 5000 alla maratona. In realtà la fisiologia ci dice che esistono due tipi di motore, quello dei fondisti (fino alla mezza) e quello dei maratoneti. Gebrselassie ha sicuramente ottime capacità aerobiche (altrimenti non sarebbe nemmeno arrivato terzo), ma ha dominato nei 10000 in virtù del fatto che associava a quest'ultime capacità anaerobiche eccezionali che gli consentivano di vincere qualunque tipo di sprint. È ovvio che un fondista può diventare un maratoneta vincente, trasformando il suo corpo, ma la trasformazione non può avvenire in sei mesi o in un anno (lo sa anche Tergat che comunque ha caratteristiche da maratoneta migliori di Gebrselassie, viste le sue prestazioni sui cross lunghi). Applicato agli amatori, ciò consente di capire perché un runner che per esempio viene dal calcio e ha superato i 35 anni può migliorarsi in maratona fino a 45 e oltre. Altro punto da sottolineare il fatto che chi corre una maratona all'anno così, tanto per provarla, non può certo sperare di ottenere il suo limite fisiologico. Realisticamente può impiegare da uno a cinque minuti in più anche con il miglior allenamento possibile, in quanto la trasformazione in maratoneta richiede tempi lunghi che nessun allenamento può accorciare significativamente.
Baldini – Altro dato interessante la bella prestazione di Baldini; commento della telecronaca: "peccato questa rimonta finale, se fosse stato con i primi…". Sarebbe saltato! È banale e chiunque lo capirebbe. Il problema di fondo è che Baldini non ha la velocità sufficiente per correre la maratona sotto 2h07' (il risultato che ha ottenuto a mio avviso è un capolavoro). Per farlo dovrebbe correre i 10000 almeno sotto i 27'20". Applicato agli amatori, ci dice che è inutile illudersi di correre la maratona a certi tempi se non si corre la mezza a una certa velocità, anche sciroppandosi centinaia di chilometri settimanali. Rimando all'articolo corrispondente sul tempo teorico in maratona.


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