Per prevenire e curare gli infortuni
Il menisco
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meniscoI menischi sono strutture fibrocartilaginee che ammortizzano (al fine di renderle più stabili) le articolazioni fra le quali sono situati. I più "celebri" sono quelli che operano come cuscinetti fra i condili femorali e il piatto tibiale.
A forma di C, fanno parte dell'articolazione, ma sono più fragili. Per alcuni cenni di anatomia e alcuni semplici test si rimanda all'articolo corrispondente. In questa sede invece vogliamo esaminare la parte pratica, cioè cosa fare quando è accertata una lesione meniscale.
Le cause della lesione – Il menisco può diventare sofferente per cause degenerative (esercizi massimali con pesi, alterazioni anatomiche predisponenti ecc.) o traumatiche (distorsione, calcio a vuoto, trauma diretto). A prescindere dalla causa, la difficoltà maggiore nella diagnosi sta nello stabilire la tipologia di lesione. Senza voler essere esaustivi ne indichiamo alcune. La lesione a manico di secchio si ha normalmente in presenza di distorsioni del ginocchio ed è accompagnata da blocco e versamento di liquido sinoviale. La lesione del corno anteriore, come dice il nome, interessa solo la porzione anteriore. La lesione longitudinale si produce per una trazione di una parte del menisco rispetto al tutto. La lesione del corno posteriore riguarda la parte posteriore, ma è più grave di quella anteriore perché spesso la parte lesa scivola sotto il menisco. La lesione a libro riguarda le fibre che perdono continuità e si sovrappongono a strati. La lesione a stampo si ha in seguito a uno schiacciamento del menisco che non produce rottura delle fibre; questa lesione spesso evolve in un altro tipo. La disinserzione meniscale produce invece una discontinuità fra capsula articolare e menisco. Altre lesioni (come quelle interne) sono molto più fini e possono essere riscontrate solo con una risonanza. La lesione longitudinale e quella a libro possono non dare sintomi.
L'artroscopia - Originariamente per definire il tipo di lesione si usava l'artroscopia. Oggi questa tecnica è diventata anche un ottimo strumento terapeutico. Nonostante la semplicità dell'intervento, è fondamentale un'ottima professionalità del chirurgo che la esegue. Infatti l'intervento in sé ha un'invasività minima (si pratica un foro di 3 mm entro cui si inserisce una sonda), ma è importante che il menisco venga offeso il meno possibile per accelerare i tempi di recupero. Inoltre durante l'artroscopia il chirurgo ha la possibilità di muovere l'articolazione per valutarne l'efficienza. Elaborata una diagnosi, si può intervenire praticando un altro piccolo foro nel quale entra la sofisticata e miniaturizzata strumentazione per pulire, modellare o asportare il menisco.
I tempi di recupero – È sempre opportuno abbinare una riabilitazione fisioterapica, indispensabile se si è sportivi. La rieducazione varia in funzione della lesione, ma anche della risposta soggettiva. Anche se sono noti i casi di giocatori tornati alle competizioni dopo 10 giorni dall'intervento, non è possibile generalizzare tali tempi. Sicuramente il sovrappeso è un fattore che amplifica molto i tempi di guarigione sportiva.
Un'opinione diffusa ritiene che in caso di meniscectomia, nei 20 anni successivi all'intervento, si verificherà certamente un'artrosi all'articolazione del ginocchio. In realtà ciò è vero solo se esistono danni anche al legamento crociato anteriore.

Con una lesione si può convivere?

Dipende ovviamente dalla gravità della lesione e dal tipo di sport praticato. Sono più gravi le situazioni in cui si è verificato un trauma diretto, mentre nel caso di danneggiamenti a causa dell'usura il riposo permette una guarigione spontanea nel 20% circa dei casi. Anche in assenza di guarigione completa, se la lesione non è grave è possibile convivere con la patologia, a meno che non siano praticati sport (come il calcio o il basket) dove i menischi sono continuamente sollecitati.
Nel caso della semplice corsa la convivenza è possibile a patto che si evitino traumi ripetuti (per esempio associando alla corsa un altro sport oppure correndo su percorsi difficili. Poiché quasi il 20% dei runner ha una qualche lieve lesione meniscale, è possibile gestire la situazione anche per anni, tamponando i piccoli fastidi che ne derivano. In genere in questi casi meno gravi si suggeriscono due strade: riduzione del chilometraggio e magnetoterapia.
La riduzione del chilometraggio - La moderazione del chilometraggio va vista nell'ottica della distanza critica. Spesso il problema al menisco fa scoprire al runner la distanza critica, il superamento della quale trasforma il "fastidio meniscale" in vero e proprio dolore. Il chilometraggio sopportato dà anche un indice del grado di gravità della lesione; perché si possa pensare di evitare l'operazione, è necessario che la situazione permetta un chilometraggio settimanale di almeno 40 km. Particolare cura va posta nella scelta del percorso (evitare campestri, sterrati difficili, percorsi con curve a gomito, discese ripide, cioè quei casi che possono generare nuovi traumi acuti al menisco) ed esercizi ginnici che sollecitino troppo il ginocchio (come i balzi).
La magnetoterapia  – La magnetoterapia non serve a molto perché gli studi indicano che è efficace solo per persone ospedalizzate che si sottopongono a sedute di 3-4 ore al giorno.