Per sapere tutto sulla corsa
Le tipologie di podista
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Questa rassegna prende in esame le tipologie astratte di podista. In realtà chi corre è spesso una combinazione percentuale delle varie tipologie, ma solo comprendendo a fondo le proprie componenti si può evolvere verso una dimensione scientifica della corsa.
Il tapascione – È colui che usa la corsa per coltivare interessanti rapporti sociali. Tipico partecipante delle corse non competitive, non pone in relazione diretta lo sport con il proprio benessere; non cura l'alimentazione e spesso non è un modello salutistico con deviazioni verso abbondanti libagioni, il fumo o l'alcol.
Consiglio: curare maggiormente la propria salute e capire che le prestazioni sono legate direttamente con il reale stato di salute dell'individuo.
Lo jogger – Corre soprattutto per la propria salute, non ha una dimensione competitiva, né dà particolare importanza ai rapporti sociali (è spesso il corridore solitario del parco cittadino alla domenica mattina). La preoccupazione salutistica prende spesso il sopravvento, impedendogli di oltrepassare per prudenza certi limiti che garantiscono un allenamento accettabile. Spesso è vittima di luoghi comuni come il netto peggioramento delle prestazioni con l'età o l'inevitabile pancetta del quarantenne.
Consiglio – Capire che la corsa non può far male (il corpo ha eccellenti mezzi di autodifesa dal sovraccarico; chi teme per il proprio cuore legga La morte da sport per capire che non c'è relazione fra gravi problemi durante la pratica sportiva e intensità dello sforzo, ma che le cause sono precedenti allo sforzo stesso: se ci sono, una corsettina può essere fatale come una maratona corsa ai massimi livelli) e che l'invecchiamento si combatte anche con un atteggiamento giovane e positivo della mente.
le tipologie di podistaIl protagonista – È chi sceglie la corsa per ritagliarsi una visibilità sociale. È forse la tipologia meno comune, ma ha caratteristiche proprie. Affine al sacchettaro, se ne distingue perché le scelte non sono tanto in funzione dei premi (che spesso non raggiunge) quanto della visibilità. Se non è abbastanza forte, sceglie spesso corse importanti dove il semplice partecipare può essere un vanto con chi di corsa non sa nulla, sceglie discipline (per esempio le ultramaratone o corse in particolari condizioni) che garantiscano, a prescindere dal risultato, un encomio alla semplice partecipazione. Spesso è un insicuro che ha bisogno di dimostrare ciò che vale. Se invece è un atleta di valore, con le proprie prestazioni tende a diventare leader di un gruppo dove la sua visibilità è massima.
Consiglio – Capire che se si ha bisogno di finire una maratona per dimostrare qualcosa a sé stessi è meglio migliorare la propria autostima. Per l'atleta di valore capire che le autocelebrazioni sono sempre relative...
Il sacchettaro – Con tale termine piuttosto negativo si indica chi si dedica alla corsa soltanto perché ne trae successi personali che lo gratificano (nell'immagine sopra, un'opera di Paul Klee, Runner at the Goal, 1921). Si potrebbe parlare di competitività distorta. Infatti la competitività sana si attua in gara ed è finalizzata a migliorare le nostre prestazioni: gli avversari sono amici (e non nemici!) che ci aiutano a dare il meglio di noi stessi, dei punti di riferimento che servono per migliorarci. La competitività distorta si ha quando gli avversari sono considerati nemici che ci negano qualcosa che ci viene riconosciuto dopo la gara: il premio. La personalità del sacchettaro si ha a tutti i livelli: pensiamo a quanti atleti d'élite, una volta smessa l'attività, non hanno più indossato le scarpe per una corsetta del tutto personale; altri invece (come Pizzolato) non solo sono rimasti nell'ambiente, ma hanno continuato a correre. A livelli amatoriali sono sacchettari tutti coloro che corrono solo perché nelle corse locali ottengono gratificazioni arrivando nei premi; appena per motivi vari (lavoro, infortunio ecc.) non riescono più a essere competitivi, smettono. ritornando fra le file dei sedentari. Se non siete top runner (per i quali la corsa è anche un lavoro), c'è un banale metodo per sapere se siete sacchettari. Rispondete alla domanda: preferite arrivare primi con un tempo pessimo o ultimi con il personale? Chi ha risposto scegliendo la prima opzione è sicuramente ipercompetitivo. Non si rende conto che a livelli amatoriali la posizione di una gara dipende poco dalla nostra prestazione, ma soprattutto dalla presenza o meno di avversari più forti.
Consiglio – Capire che correre e allenarsi duramente ogni giorno solo per vincere un sacchetto gastronomico o un prosciutto è un po' patetico…
Il runner – Siamo arrivati finalmente alla tipologia positiva. È l'atleta che corre soprattutto per sé stesso e per il proprio benessere; è attento alla propria salute, cura l'alimentazione e si allena in maniera scientifica. Vuole arrivare a dare il meglio di sé e nella ricerca equilibrata dei propri limiti trova uno stimolo a migliorarsi. È competitivo, ma rispetta gli avversari e sa che la competizione termina alla linea del traguardo; non corre per la gratificazione personale di un premio materiale perché i premi migliori sono i ricordi che ha delle corse. Non è incline all'autocelebrazione. È sensibile ai rapporti sociali e apprezza tutti coloro che amano la corsa e il suo mondo, ma non cerca mai di imporre il suo stile di vita a chi della corsa non sa e non vuole sapere nulla.


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