Il terreno ideale
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a) pista
b) asfalto
c) sterrato scorrevole
d) sterrato non scorrevole.
Un ulteriore aspetto da considerare è la pendenza del tracciato, ma questo argomento è già stato trattato parlando del collinare scientifico.
Limitandoci alle quattro tipologie sopraesposte, è necessario rilevare che
la massima prestazione può essere raggiunta solo da chi esegue almeno un terzo degli allenamenti sulle prime due tipologie di terreno.
È questa una condizione necessaria, ma ovviamente non sufficiente.Lo sterrato scorrevole – Chi per problemi tendinei (non certo muscolari, visto che una maggiore richiesta muscolare necessaria per correre sullo sterrato li aggraverebbe) o per scelta personale corre sempre sullo sterrato scorrevole perde
l'abitudine a ritmi veloci di almeno
5-10"/km. Per adattarsi al terreno (che per quanto scorrevole non può certo
essere perfetto), la falcata si accorcia e diminuisce l'efficienza
della corsa. Il maggior impegno muscolare (dovuto alla minor
reattività del terreno) altera anche le caratteristiche elastiche
del soggetto. Infine le
ripetute
diventano psicologicamente molto più difficoltose da gestire perché in
presenza di un maggior stimolo muscolare le crisi dell'atleta vengono
gestite meno facilmente.Lo sterrato non scorrevole – Ci sono atleti che ritengono che correre su percorsi estremamente duri potenzi le loro gambe e li predisponga a salti di qualità. È vero esattamente il contrario in quanto i problemi citati nel paragrafo precedente vengono esaltati quanto più il percorso è "impossibile" o alla Rambo. L'esempio più lampante di ciò è che, se fosse positivo allenarsi su terreni duri, i campioni si allenerebbero sulla sabbia, cosa che invece evitano accuratamente. Inoltre lo sterrato non scorrevole è una garanzia su infortuni più o meno gravi: da distorsioni alla caviglia fino a rotture di menischi o lesioni a legamenti o tendini.
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