Sintomi da non sottovalutare
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Eccessiva fatica - La fatica è un sintomo preoccupante quando:
a) non si è aumentato il carico qualitativo o quantitativo.
Occorre tener presente che ogni fisico ha un massimo carico gestibile. È utopistico sperare che si possa caricare sempre di più adattandosi.
b) Non è conseguente a una gara particolarmente intensa.
Non solo una maratona può richiedere tempi di recupero di diverse settimane (soprattutto se la si è finita male), ma anche una mezza o un 10000. Non giustificano uno stato di fatica gare su distanze più corte.
c) Non è conseguente a un periodo troppo intenso di gare.
I runner che si sciroppano più di 30 gare all'anno, dovrebbero gareggiare di meno se vogliono durare. Infatti la fatica cronica instaura meccanismi di rifiuto della corsa ben più preoccupanti degli infortuni da sovraccarico.
d) Dura da oltre una settimana.
Una settimana è un tempo sufficiente per recuperare particolari situazioni come un allenamento tirato svolto in condizioni fisiche precarie.
e) Non scompare con una settimana di completo scarico.
Infatti il riposo è la miglior cura per tutti gli "affaticamenti" normali. Non bisogna confondere la fatica con un senso generale di stanchezza che può accompagnare un periodo piuttosto intenso atleticamente. La discriminante è che una settimana di scarico in un soggetto affaticato atleticamente è sufficiente a riportarlo in condizioni di normalità extrasportiva.
Nel caso siano verificati i cinque punti sopraccitati, si deve valutare se ci sia qualche patologia seria in atto, come l'inizio del diabete, problemi cardiaci, asma, sindrome di Lyme o sindrome della fatica cronica. La prima cosa da fare è un esame del sangue completo e, in caso di anomalie, rivolgersi al proprio medico.
Senso di oppressione al petto - È una sensazione che insorge durante la corsa, anche per pochi minuti (non necessariamente dura per tutto l'allenamento) e può essere il sintomo di una patologia coronarica o anche di un infarto al miocardio in corso. Se il senso di oppressione si dirama dal petto al braccio, al collo e al volto, occorre fermarsi immediatamente e preventivare un controllo dal cardiologo, per escludere patologie cardiache serie in corso. Non bisogna confondere (e quindi allarmarsi inutilmente) il senso di oppressione con generici dolori intercostali che di solito interessano un punto ben preciso.
Battito cardiaco irregolare - Esistono delle forme di tachicardia sporadiche o comunque dei disturbi del ritmo cardiaco del tutto benigni, in altri casi però questo sintomo può essere indice di qualche difetto congenito o patologia cardiaca in corso. L'irregolarità del battito è più comune dopo l'allenamento, circa qualche ora dopo della fine dell'attività fisica. Anche in questo caso semplici esami e una visita cardiologica possono fugare ogni dubbio. Inoltre, negli atleti sovrappeso il rischio aumenta di molto. Si legga l'articolo sull'extrasistole.
Noduli e piccole masse sospette - Le patologie più comuni di questo tipo tra i runner sono i noduli che si formano sui tendini, come il tendine d'Achille, o all'interno del ginocchio. Nel caso del ginocchio, spesso la comparsa di cisti o noduli è associata a problemi al menisco. Cisti o piccole masse fibrose non devono essere trascurate, anche se di piccole dimensioni. Il loro continuo attrito su muscoli e tendini può causare grossi danni, e inoltre con il passare del tempo potrebbero ingrandirsi e rendere necessaria la terapia chirurgica. In molti casi, però, se si interviene con tempestività con il completo riposo e le terapie locali suggerite dall'ortopedico, si riesce a evitare l'operazione.
Sofferenze a ossa e articolazioni - Dolori localizzati in corrispondenza di punti precisi delle ossa possono far sospettare una microfrattura che, se trascurata, può degenerare in una vera e proprio rottura dell'osso. Spesso il runner concentra tutta la sua attenzione su muscoli e tendini, ma dimentica l'enorme stress che è a carico di ossa e articolazioni. Un'alimentazione corretta può limitare la perdita del calcio delle ossa e quindi effettuare un'azione preventiva. Ciò è particolarmente importante nelle donne, in cui la fragilità ossea è un problema più grave, specie con il passare degli anni. In quest'ottica, l'integrazione (con calcio e glucosamina in particolare) può essere una valida strategia per evitare questi problemi.
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