Per prevenire e curare gli infortuni
L'ipertermia
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Nell'ortopedia sportiva molte terapie si basano sull'effetto del calore, anche se ciò può risultare in controtendenza con la comune applicazione del ghiaccio. È pertanto fondamentale capire l'azione della temperatura nel caso di infortunio. Il freddo serve nella fase acuta per BLOCCARE il processo traumatico; il caldo serve nella fase cronica per aumentare la circolazione sanguigna e favorire i tempi di recupero.
Se un tendine d'Achille è dolente per un allenamento o un percorso troppo duri è ragionevole curarlo con ghiaccio solo se si adotta una strategia di successivo scarico. È del tutto erroneo trattare con ghiaccio un tendine ormai cronico per avere la possibilità di continuare ad allenarsi. Il beneficio momentaneo (blocco del processo infiammatorio susseguente all'allenamento) è sicuramente poca cosa tenuto conto del fatto che si blocca anche il processo riparativo: in sostanza la situazione con il ghiaccio non può migliorare se non si associano altri interventi. Prima considerazione da fare è che il freddo non cura, il caldo può farlo.
ipertermiaLehmann ha quantificato l'entità dell'iperemia in funzione dell'innalzamento locale di temperatura, evidenziando l'importanza di lavorare fra 41° e 45 °C. In realtà la curva di Lehmann mostra una saturazione oltre i 45 °C, rilevando che per avere benefici basta superare tale temperatura, senza ovviamente produrre ustioni!
Il principale problema è che la temperatura non si riferisce agli strati superficiali, ma a quelli interni. Per conduzione o per convezione il calore non si trasmette che marginalmente agli strati interni: se usate un panno caldo a 60 °C, due o tre centimetri sotto la cute la temperatura si innalzerà al massimo di un paio di gradi. Sono state perciò messe a punto molte macchine in grado di fornire energia ai tessuti interni in modo che si converta facilmente in calore. Ovviamente sono stati risolti i problemi al contorno (come evitare l'ustione degli strati superficiali) e oggi si trova in commercio strumentazione interessante. In genere è presente una sorgente di calore costituita da un generatore di onde elettromagnetiche di frequenza opportuna, una sorgente di termoregolazione per il raffreddamento degli strati cutanei, un emettitore capace di trasferire entrambi i tipi di energia e un sistema termometrico per il controllo delle temperature. I dispositivi più sofisticati possono controllare molti parametri della seduta, rendendo l'abilità e la competenza dell'operatore fondamentali.
I campi di applicazione – Ovviamente sono molto vari e riguardano patologie muscolari (contratture, elongazioni, miositi ecc.), tendinee (peritendiniti, tendiniti, tenosinoviti, tendinosi, tendinopatie inserzionali), osteo-cartilaginee (periostiti, distorsioni ecc.), borsiti. Il principio alla base dell'ipertermia è del tutto valido, ma nel principio sta anche la limitazione della terapia: può solo accelerare i processi riparativi. In quest'ottica è genericamente una terapia soft, nel senso che non può fare miracoli. Se in alcuni casi il fattore di efficacia arriva al 50% in altri non supera il 10-15%, in altri è del tutto nullo. Prima di utilizzarla occorre definire pertanto la patologia in modo esatto, capendo soprattutto se è reversibile. L'applicazione immediata e indiscriminata rischia solo di rallentare i tempi di ripresa, confondendo la situazione. In genere può rientrare fra le terapie suggerite dall'ortopedico dopo l'opportuno periodo di stop dipendente dalla patologia.
Un'avvertenza importante: poiché si basa sul principio di accelerare i processi riparativi appare del tutto fuori luogo affiancare l'ipertermia a una ripresa dell'attività che vanificherebbe i benefici della terapia, rischiando di allungare i tempi all'infinito.


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