Per sapere tutto sulla corsa
La pista centrifuga
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La pista centrifuga è una strumentazione che dovrebbe migliorare l'allenamento alla velocità. Il principio è abbastanza semplice.
Si tratta di una pista d'allenamento circolare (con diametro variabile da 6 a 8 m) con pedana inclinata in modo da evitare sbandamenti laterali nella corsa. L'atleta che corre lungo l'anello è sottoposto alla forza centrifuga; in tal modo aumenta il proprio peso poiché la forza centrifuga si somma all'effetto della gravità terrestre. In sostanza si sostituisce la corsa con sovraccarichi o quella in salita. In teoria quindi l'uso della pista dovrebbe migliorare la potenza e l'efficacia della corsa.
Il sito dell'ideatore è un interessante esempio di come anche chi non sa nulla di fisica e di teoria dell'allenamento possa arrivare a un giudizio negativo della pista centrifuga. Basta applicare il buon senso e trarre deduzioni logiche dalle stesse affermazioni del costruttore. Vediamo alcuni punti.
1) Viene definita "un metodo di allenamento per diventare campioni!!!". I tre punti esclamativi fanno perdere 100 punti all'idea. O l'interlocutore è un credulone nato o la presentazione lo può fare solo sorridere. Prima regola: non credete a chi fa affermazioni che possono essere facilmente smentite (è questo il caso perché posso sfidare facilmente il costruttore a trasformare in un campione un ragazzo poco dotato preso a caso!).
2) Gli "straordinari risultati sportivi del 2001" sono rappresentati da 5 record siciliani under 15. Seconda regola: chiedetevi sempre se esiste un rapporto di causa-effetto o se non si tratta solo di una contemporaneità non causale. Se alleno una trentina di ragazzini e 5 mi fanno il record siciliano under 15 (anzi probabilmente solo tre perché si parla del record dei 300 m battuto tre volte) come faccio ad attribuire il merito a un particolare parametro? Il numero e la pochezza dell'impresa mi portano a credere che se li allenavo anche con altri metodi arrivavo agli stessi risultati, se non migliori. Usando il metodo logico del costruttore della pista centrifuga, un allenatore molto dotato potrebbe creare dei piccoli campioni (con metodi tradizionali!) e divertirsi ad attribuire il merito all'uso che tutti facevano di mutande blu! Capito il concetto: non basta il risultato, occorre dimostrare anche la causa-effetto.
3) La pista è stata presentata anni fa ai Cervelloni, un programma RAI di punta. Una tale cassa di risonanza unita all'efficacia del mezzo avrebbe portato la pista agli onori di tutte le cronache sportive. Ciò non è successo. Visto che la cassa di risonanza c'è stata, secondo voi cosa è mancato?
Venendo a un discorso più tecnico, i limiti della pista centrifuga sono:
a) non si comprende perché la corsa in salita sia innaturale mentre quella sulla pista centrifuga sia del tutto naturale. Anche la corsa in salita applica lo stesso principio di incrementare con un accorgimento fisico (la salita, appunto) la forza di gravità. Se c'è maggiore sollecitazione in salita c'è anche maggiore sollecitazione nella pista centrifuga. D'altra parte non può essere altrimenti, visto che il carico allenante dipende in entrambi i casi da una maggiorazione della forza applicata al corpo dell'atleta. Anche l'uso della pista è del tutto equivalente alle salite: le corsie più basse sono quelle a sforzo minore, mentre quelle più esterne sono quelle a sforzo maggiore. Tradotto in salita, non significa altro che cambiare la pendenza. In sostanza per un atleta la pista centrifuga rappresenta un modello fisico equivalente al piano inclinato. Il costruttore cita i presunti vantaggi rispetto alla corsa in salita:
Si corre con l'assetto della corsa naturale.
Questo anche in salita visto che in salita non si corre con pesi.
Si sviluppano solo i muscoli che servono nella corsa naturale.
Non è vero perché si sviluppano i muscoli che mantengono l'equilibrio opponendosi alla forza centrifuga (come in salita si sviluppano maggiormente alcune fasce muscolari che devono spingere verso l'alto).
Si può variare facilmente il carico durante la corsa.
Anche in salita, basta variare la pendenza.
Si sviluppa una potenza meccanica di corsa superiore a quella che si riesce a sviluppare correndo in salita.
Non è vero. Basta scegliere una pendenza elevata e anche con la salita il carico può diventare talmente elevato da rendere difficoltosa la corsa.
Non si creano i vizi di corsa dell'allenamento in salita.
E quali sarebbero? In salita si procede linearmente. Sulla pista no e si hanno gli stessi inconvenienti della curva sulle piste normali. Anche cambiando il senso di marcia, la corsa non è spontanea.
b) A causa della dimensione della pista (relativamente piccola) l'analogia può essere fatta con salite a forte pendenza. Pertanto la pista centrifuga può essere utilizzata solo da atleti di sport di potenza (questo invero l'inventore non lo nega).
c) Gli esperimenti citati dall'autore riguardano atleti troppo giovani perché si possano attribuire i miglioramenti alla pista. Forse chi ha redatto le pagine riassuntive è troppo innamorato della sua idea e non si è accorto che si è dato la zappa sui piedi da sé. Infatti i miglioramenti citati dopo l'uso di cinque mesi di pista sono veramente modesti per ragazzi dai 15 ai 18 anni. Sui 100 m nei ragazzi i miglioramenti vanno da 3 a 5 decimi e nelle ragazze da 2 a 8 decimi. Tenuto conto che anche un pessimo allenatore riesce a far migliorare un ragazzo di 15 anni (basta lasciar fare a madre natura), come non accorgersi che i dati citati rientrano nella media generale e non hanno nulla di miracoloso?


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