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L'HITT
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L'HITT (HIgh Intensity Training) è uno dei tanti metodi che vengono proposti per aiutare il dimagrimento delle persone sovrappeso. In realtà il meccanismo è molto simile a quello delle diete dei giornali femminili: ogni settimana una dieta diversa, sperando che qualcuno dimagrisca. L'HITT ha basi scientifiche, ma mai quantificazioni tali da giustificare l'appellativo di metodo dimagrante. Alcune ricerche a proposito evidenziano che l'esercizio ad alta intensità sarebbe più "vantaggioso" per la riduzione del grasso rispetto a quello a bassa intensità. L'HITT si basa sulle seguenti basi teoriche:
  • un esercizio condotto a frequenza cardiaca elevata (80-90% della FCMAX) modifica la composizione corporea (Brayner).
  • Nonostante il consumo energetico sia minore rispetto all'esercizio aerobico, l'HITT è il modo più "efficace" per perdere grasso (Tremblay).
Su questi lavori si sono scatenati tutti i nemici dell'aerobico (quindi della corsa di resistenza come metodo dimagrante), andando oltre il significato delle ricerche. In realtà interpretiamole correttamente. Il lavoro di Brayner indica semplicemente che se si lavora anaerobicamente si è portati a costruire massa muscolare, proprio come fanno i velocisti. Quello di Tremblay definisce l'HITT il più efficace perché "a parità di tempo" è quello che dà i migliori risultati.
Confrontiamo infatti due situazioni:
 
HITT
Riscaldamento 10' ritmo blando
Ripetute 8x20" al massimo ritmo con 10" recupero
Defaticamento  5'   ritmo blando
 
Lavoro aerobico
45' di lento
 
Supponiamo che il soggetto sia un principiante. Nel caso del lavoro aerobico è già molto se va a 6'/km, quindi percorre in 45' circa 7,5 km pari a (se pesa 70 kg) 525 kcal.
Nel caso dell'HITT nei 15' di ritmo blando (6'30"/km) compie circa 2,3 km per un dispendio energetico di circa 160 kcal. Negli sprint percorre circa 1 km con dispendio energetico massimo, diciamo 100 kcal. Sembrerebbe che nel caso del lavoro aerobico si dissipino ben 265 kcal in più.
In realtà occorre tener conto che:
a) il lavoro aerobico non produce a fine allenamento un incremento del metabolismo basale, quello anaerobico sì. Cioè il soggetto continua a bruciare anche terminato l'allenamento. Se tale incremento si stima in 40-50 kcal per ora e si suppone durare circa 3-4 ore appare ragionevole stimare un incremento del metabolismo basale di circa 150 kcal.
b) il lavoro anaerobico riduce nettamente lo stimolo dell'appetito a differenza di quello aerobico lento che può esaltarlo.
Da questi due punti appare ragionevole la tesi di Tremblay. Ma si parla di efficacia (cioè di azione nell'unità di tempo) non di valore assoluto delle calorie spese.
Infatti:
1) poiché i punti a) e b) sopraccitati sono fissi, aumentando il numero di serie, non variano significativamente, mentre variando i minuti di lento aerobico le calorie bruciate variano linearmente con il tempo. Anzi il punto a) tende ad essere più significativo per individui giovani (che spesso non sono quelli che usano l'HITT per dimagrire) perché l'aumento del metabolismo ha una componente percentuale.
2) il concetto di HITT vale solo per individui allenati. Un principiante (soprattutto se avanti con l'età) non riuscirà mai a "correre al massimo"; ragionevolmente partirà in modo anaerobico e poi correrà gli ultimi sprint aerobicamente, sia per una non ancora ottimale resistenza alla fatica mentale lattacida sia per una reale mancanza di allenamento.
3) se il soggetto è allenato, l'esempio citato non regge più perché ragionevolmente nella parte aerobica andrà molto più forte di 6'/km e quindi brucerà per esempio 630 kcal anziché solo 525 kcal. e 630 kcal con l'HITT soprariportato ce le si può scordare.
Concludendo, se si analizza numericamente l'HITT (e non solo qualitativamente vivendo di speranze, anziché di numeri), non è possibile compararlo significativamente a un'attività aerobica decente.  Ha però un punto a favore che non si deve dimenticare. Poiché a livello organico, se il soggetto è allenato, viene recuperato molto velocemente, può essere un valido allenamento "dimagrante" in alternativa al riposo. I runner che non hanno sufficienti capacità di recupero da correre 5 o 6 lenti alla settimana, possono sostituire un giorno di riposo con un giorno di HITT (che deve essere quindi inserito armonicamente nel piano di allenamento).

IL COMMENTO

Il fiatone sciogligrasso

Scrivo in merito all'articolo Come fare sport per dimagrire.
Sono uno studente di medicina e appassionato di fisiologia dello sport.
Trovo l'articolo corretto e oltretutto è riuscito a semplificare il tutto (per i non addetti ai lavori) senza distorcere i contenuti. Non condivido le critiche che le sono state mosse.
Però volevo porre l'attenzione sul fatto che parlando di lavoro aerobico o anaerobico (corsa lenta corsa veloce semplificando molto) non ha sottolineato il fatto che un lavoro anaerobico ad alta intensità ha il vantaggio di innalzare il metabolismo basale, con conseguente vantaggio per chi intende fare sport per dimagrire. Quindi il vantaggio a mio parere sta qui e non sul consumo immediato conseguente ad attività fisica. Inoltre lo stesso effetto si ottiene in misura minore con una dieta iperproteica che peraltro non mi sento di condividere per un'infinità di motivi, ma ritengo che nell'articolo potessero essere inserite queste note. Che ne pensa? Grazie
 
Penso che tu abbia detto cose teoricamente corrette. Il punto è che occorre sempre prendere in esame anche l'aspetto quantitativo dei problemi, cioè appiccicare un numero a valutazioni qualitativamente corrette. Le mie osservazioni sono dunque pratiche e quantitative:
1) Affinché esista l'innalzamento del metabolismo basale, il lavoro anaerobico deve essere molto frequente, essendo del tutto ottimistico sperare che una sola seduta settimanale possa alzare il metabolismo in modo costante e significativo. Molte persone tendono a confondere il lavoro anaerobico con quello con i pesi e sono quindi convinte che si possa lavorare anaerobicamente ogni giorno. Ovviamente un lavoro veramente anaerobico produce sempre una certa quantità di lattato e solo chi è allenato (o molto giovane) riesce a reggere alle sensazioni (per esempio fiatone) tipiche di un lavoro anaerobico. Il sedentario che tenta di dimagrire non è in grado di compiere un lavoro anaerobico decente.
2) Il lavoro anaerobico porta verso frequenze cardiache elevate; anche ammesso che psicologicamente il soggetto le regga bene, è contro ogni logica allenante spingere un soggetto poco allenato verso tali frequenze. Si otterrebbe il risultato di affaticarlo e di ridurre il suo volume globale di sport.
I punti 1 e 2 ci dicono che praticamente il lavoro anaerobico serve molto poco a chi non si allena professionalmente.


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