I
metodi High Intensity (
HIT) fanno parte di quell'insieme di proposte
che vogliono venderci la ricetta magica per stare in forma e perdere peso
(grasso), spendendo pochissimo tempo. Si potrebbero definire
No time, una
mia definizione che serve per far capire come l'informazione venga passata
all'utente giocando sull'efficienza della forma d'allenamento:
fai così
poche decine di minuti per poche volte alla settimana e raggiungerai una
forma invidiabile. Queste tecniche sono l'analogo del consiglio dello
pseudo-esperto che in televisione ti dice che per restare in forma basta
camminare 20' al giorno. Con una differenza fondamentale: qui si fa fatica.
Di solito il tempo è ridotto dai 15 ai 30' di esercizi molto duri; di solito
esiste un testimonial famoso, un attore, un politico o una modella che
giurano della bontà del metodo (salvo poi scoprire che lo hanno abbandonato
qualche tempo dopo). In realtà, sono tutte edizioni più o meno rifritte del
protocollo Tabata, dal nome del giapponese che negli anni '90 inventò un
metodo
No time di un certo successo. Il fatto comunque che oggi nessuno in
pratica segua più il metodo Tabata indica che in esso ci sono gravi falle che fra poco analizzeremo.
Il protocollo Tabata
Il cosiddetto protocollo Tabata è nato sulla base di uno studio della
seconda metà degli anni '90 [
Tabata I, Irisawa K, Kouzaki M, Nishimura K,
Ogita F, Miyachi M (March 1997). "Metabolic profile of high intensity
intermittent exercises". Medicine and Science in Sports and Exercise 29 (3):
390–5. PMID 9139179].
Nello studio di Tabata, effettuato al
National Institute of Fitness and
Sports di Tokyo, vennero messi a confronto due protocolli (protocollo IE1 e
protocollo IE2; IE sta per
Intermittent Exercise); i test, che ebbero la
durata di 6 settimane, vennero effettuati su 9 soggetti volontari che praticavano discipline
quali baseball, basket, calcio, nuoto ecc.
Il protocollo IE1 prevedeva 6-7 ripetute (fino ad arrivare a esaurimento),
al 170% del
VO2max, della durata di 30 secondi (20 secondi di lavoro + 10
secondi di recupero); l'altro protocollo, l'IE2, prevedeva 4-5 ripetute
(fino ad arrivare a esaurimento), al 200% VO
2max, della durata 2 minuti e 30
secondi (30 secondi di lavoro + 2 minuti di recupero). I test furono
effettuati al cicloergometro (90 rpm). Lo studio concludeva che il primo
protocollo era quello risultato più allenante e che, secondo questa
tipologia di allenamento, si potevano incrementare sia la resistenza
anaerobica sia quella aerobica.
Per quanto il test originale sia stato effettuato su cicloergometro, il
protocollo Tabata è stato proposto negli anni sotto diverse forme (burpee,
corsa, ellittica, skip ecc.). Adesso è praticamente caduto in disuso e viene
periodicamente riproposto spacciandolo come forma di allenamento
ultramoderna.
Chi fosse interessato a visionare il lavoro di Tabata può cliccare
qui.
Metodi che funzionano?

Questi metodi affascinano:
1) il principiante molto sicuro di sé, per nulla intimorito di faticare,
ignorante di ogni nozione di base di teoria dell'allenamento e della scienza
dell'alimentazione.
2) Lo sportivo a medio livello cui pesa dedicare magari un'ora al giorno
all'allenamento e che cerca la "sciorciatoia" per avere gli stessi risultati
a parità di tempo.
I metodi
No time non sono invece ben accolti da:
3) il principiante che vorrebbe molta gradualità e una certa tranquillità
negli allenamenti (fatica sì, ma fino a un certo punto).
4) Lo sportivo evoluto che sa che è impossibile mantenere la condizione
senza una sollecitazione di durata significativa.
Cosa funziona?
C'è un grande errore di fondo:
i metodi No time sono quelli che a parità di tempo producono i migliori
risultati, ma che in assoluto sono abbastanza scadenti.
In parole povere, 15' di allenamento
No time producono risultati
paragonabili, come prestazione e come dimagrimento, a circa 30' di lavoro
aerobico, quindi è più efficiente.
Per la classe 1 è ovvio che il metodo
No time convenga perché parte da zero
e comunque non può certo sperare di fare un'ora di esercizio aerobico,
mentre magari (male e soffrendo) riuscirà a fare 15' di
No time.
Per la classe 2 c'è il grosso miraggio che funzioni perché comunque il
deallenamento di chi lascia i metodi tradizionali per un
No time è molto
lento. Gli sembrerà di aver fatto un ottimo investimento in termini di
tempo, salvo accorgersi dopo qualche settimana (da 4 a 6) che le sue
prestazioni sono globalmente peggiorate.
L'analisi di un metodo

L'
HIT (
High Intensity Training) è un insieme di metodi che vengono proposti
per aiutare il dimagrimento delle persone sovrappeso. In realtà, il
meccanismo è molto simile a quello delle
diete dei giornali femminili: ogni settimana una dieta diversa, sperando che qualcuno dimagrisca.
L'HIT ha basi scientifiche, ma mai quantificazioni tali da giustificare
l'appellativo di
metodo dimagrante. Alcune ricerche a proposito evidenziano
che l'esercizio ad alta intensità sarebbe più "vantaggioso" per la riduzione
del grasso rispetto a quello a bassa intensità. L'HIT si basa sulle
seguenti basi teoriche:
- un esercizio condotto a frequenza
cardiaca elevata (80-90% della FCMAX) modifica la composizione corporea
(Brayner).
- Nonostante il consumo energetico sia
minore rispetto all'esercizio aerobico, l'HIT è il modo più "efficace" per
perdere grasso (Tremblay).
Su questi lavori si sono scatenati tutti i nemici dell'aerobico (quindi
della corsa di resistenza come metodo dimagrante), andando oltre il
significato delle ricerche. In realtà, è necessario interpretarle
correttamente. Il lavoro di Brayner indica semplicemente che se si lavora
anaerobicamente si è portati a costruire massa muscolare, proprio come fanno
i velocisti. Quello di Tremblay definisce l'HIT il più efficiente perché "a
parità di tempo" è quello che dà i migliori risultati.
Confrontiamo infatti due situazioni:
HIT
Riscaldamento: 10' di corsa a ritmo blando
Ripetute 8x20" al massimo ritmo con 10" recupero
Defaticamento: 5' ritmo blando
Lavoro aerobico
45' di corsa lenta
Supponiamo che il soggetto sia un principiante. Nel caso del lavoro aerobico
è già molto se va a 6'/km, quindi percorre in 45' circa 7,5 km pari a (se
pesa 70 kg) 525 kcal.
Nel caso dell'HIT nei 15' di ritmo blando (6'30"/km) compie circa 2,3 km
per un dispendio energetico di circa 160 kcal. Negli sprint percorre circa 1
km con dispendio energetico massimo, diciamo 100 kcal. Sembrerebbe che nel
caso del lavoro aerobico si dissipino ben 265 kcal in più.
In realtà occorre tener conto che:
a) il lavoro aerobico non produce a fine allenamento un incremento del
metabolismo basale, quello anaerobico sì. Cioè il soggetto continua a
bruciare anche terminato l'allenamento. Se tale incremento si stima in 40-50
kcal per ora e si suppone durare circa 3-4 ore appare ragionevole stimare un
incremento del metabolismo basale di circa 150 kcal.
b) Il lavoro anaerobico riduce nettamente lo stimolo dell'appetito a
differenza di quello aerobico lento che può esaltarlo.
Da questi due punti appare ragionevole la tesi di Tremblay. Ma si parla di
efficienza (cioè di azione nell'unità di tempo), non di
valore assoluto
delle calorie spese.
Infatti:
1) poiché i punti a) e b) sopraccitati sono fissi, aumentando il numero di
serie, non variano significativamente, mentre variando i minuti di lento
aerobico le calorie bruciate variano linearmente con il tempo. Anzi il punto
a) tende a essere più significativo per individui giovani (che spesso non
sono quelli che usano l'HIT per dimagrire) perché l'aumento del metabolismo
ha una componente percentuale.
2) Il concetto di HIT vale solo per individui allenati. Un principiante
(soprattutto se avanti con l'età) non riuscirà mai a "correre al massimo";
ragionevolmente partirà in modo anaerobico e poi correrà gli ultimi sprint
aerobicamente, sia per una non ancora ottimale resistenza alla fatica
mentale lattacida sia per una reale mancanza di allenamento.
3) Se il soggetto è allenato, l'esempio citato non regge più perché
ragionevolmente nella parte aerobica andrà molto più forte di 6'/km e quindi
brucerà, per esempio, 630 kcal anziché solo 525 kcal e 630 kcal con l'HIT
soprariportato ce le possiamo scordare.
Concludendo, se si analizza numericamente l'HIT (e non solo
qualitativamente vivendo di speranze, anziché di numeri), non è possibile
compararlo significativamente a un'attività aerobica decente. Ha però
un punto a favore che non si deve dimenticare. Poiché a livello organico, se
il soggetto è allenato, viene recuperato molto velocemente, può essere un
valido allenamento "dimagrante" in alternativa al riposo. I runner che non
hanno sufficienti capacità di recupero da correre 5 o 6 lenti alla
settimana, possono sostituire un giorno di riposo con un giorno di HIT (che
deve essere quindi inserito armonicamente nel piano di allenamento).
Il protocollo Albanesi
In genere i metodi
No time sono proposti nelle palestre come ultimo
ritrovato per combattere l'attività aerobica all'aperto (che porta via
clienti). In realtà, è molto facile elaborare un metodo
No time che si basa
esclusivamente sulla corsa. La mia proposta è la seguente:
Riscaldamento: 10' di corsa lenta + 2 o 3 allunghi da 50-80 m
10x100 con 30" di recupero da fermo.
Tempo totale: 20' circa.
Effetti: gli stessi dei vari metodi High Intensity.
IL COMMENTO
Il fiatone
sciogligrasso
Scrivo in merito all'articolo
Come fare
sport per dimagrire.
Sono uno studente di medicina e appassionato di fisiologia dello sport.
Trovo l'articolo corretto e oltretutto è riuscito a semplificare il tutto
(per i non addetti ai lavori) senza distorcere i contenuti. Non condivido le
critiche che le sono state mosse.
Però volevo porre l'attenzione sul fatto che parlando di lavoro aerobico o
anaerobico (corsa lenta corsa veloce semplificando molto) non ha
sottolineato il fatto che un lavoro anaerobico ad alta intensità ha il
vantaggio di innalzare il metabolismo basale, con conseguente vantaggio per
chi intende fare sport per dimagrire. Quindi il vantaggio a mio parere sta
qui e non sul consumo immediato conseguente ad attività fisica. Inoltre lo
stesso effetto si ottiene in misura minore con una dieta iperproteica che
peraltro non mi sento di condividere per un'infinità di motivi, ma ritengo
che nell'articolo potessero essere inserite queste note. Che ne pensa?
Grazie
Penso che tu abbia detto cose teoricamente corrette. Il punto è che occorre
sempre prendere in esame anche l'aspetto quantitativo dei problemi, cioè
appiccicare un numero a valutazioni qualitativamente corrette. Le
mie osservazioni sono dunque pratiche e quantitative:
1) Affinché esista l'innalzamento del metabolismo basale, il lavoro
anaerobico deve essere molto frequente, essendo del tutto ottimistico
sperare che una sola seduta settimanale possa alzare il metabolismo in modo
costante e significativo. Molte persone tendono a confondere il lavoro
anaerobico con quello con i pesi e sono quindi convinte che si possa
lavorare anaerobicamente ogni giorno. Ovviamente un lavoro veramente
anaerobico produce sempre una certa quantità di lattato e solo chi è
allenato (o molto giovane) riesce a reggere alle sensazioni (per esempio
fiatone) tipiche di un lavoro anaerobico. Il sedentario che tenta di
dimagrire non è in grado di compiere un lavoro anaerobico decente.
2) Il lavoro anaerobico porta verso frequenze cardiache elevate; anche
ammesso che psicologicamente il soggetto le regga bene, è contro ogni logica
allenante spingere un soggetto poco allenato verso tali frequenze. Si
otterrebbe il risultato di affaticarlo e di ridurre il suo volume globale di
sport.
I punti 1 e 2 ci dicono che praticamente il lavoro anaerobico serve molto
poco a chi non si allena professionalmente.