Ener-Zona: la zona all'italiana
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Recentemente l'Enervit ha promosso il progetto Ener-Zona che vuole coniugare i principi della zona con l'alimentazione italiana; fino a qualche tempo fa l'Enervit si è sempre contraddistinta per una notevole obbiettività nel proporre i suoi prodotti senza esagerate spinte commerciali. Poteva pertanto essere considerata come punto di riferimento per chi volesse inserire integratori nella propria alimentazione. Purtroppo con il progetto Ener-Zona si è allineata al mercato corrente, dove l'unico imperativo è: vendere!
Qual è il maggior difetto del progetto Ener-Zona? Il fatto che con la zona c'entri poco o nulla. La zona viene stiracchiata per darne una versione mediterranea che consenta di vendere di più, soddisfacendo ai gusti degli italiani che mal si sposano con le indicazioni classiche di Sears.
Nel volantino promozionale di Ener-Zona ci sono già alcune "chicche".
Ovvio che l'Enervit abbia motivazioni commerciali, ma come si fa a scrivere: "La particolarità della Zona è che non richiede rinunce, infatti la Zona non è una dieta. È possibile quindi continuare a mangiare le cose che piacciono, purché in proporzioni e quantità determinate"? Come sanno tutti quelli che hanno letto il libro di Sears, la zona è una dieta ipocalorica (con i calcoli di Sears ognuno arriva a un fabbisogno giornaliero veramente modesto). E non è vero che si può continuare a mangiare le stesse cose di prima. Poi il volantino prende in esame la piramide della zona: " i carboidrati ad esempio devono essere apportati da frutta e verdura, limitando il consumo di pane, pasta e riso". Bellissimo, peccato che i primi piatti di Ener-Zona siano a base solo di tagliatelle e risotti! È chiaro il tentativo commerciale di sposare la zona al gusto italiano, ma si poteva fare di meglio.
Sul numero di Correre di luglio 2002 compare il manifesto della zona all'italiana, firmato da Somenzini e da Arcelli. Scopo di questo articolo è evidenziare tutte le incongruenze dell'articolo, smontando la novità della zona all'italiana. È molto semplice in quanto la zona all'italiana cerca (meritoriamente, ma senza riuscirvi, visto che matematicamente è impossibile a causa dei vincoli del sistema) di porre delle pezze ai problemi della zona di Sears.
La dieta ipocalorica - La zona è una dieta decisamente
ipocalorica: si parte dal fabbisogno proteico, si calcolano i carboidrati e
si aggiungono i grassi. Prendiamo un sedentario di 70 kg. Secondo Sears (ma
anche secondo tutta la ricerca attuale) ha un fabbisogno proteico di 1,1 g
per ogni chilogrammo di massa magra. Supponiamo che la massa grassa sia del
15%, si trova che necessita di 65 g di proteine, pari a 260 kcal. I
carboidrati (nel rapporto calorico 40:30) saranno circa 350 kcal e i grassi
(pari alle proteine come calorie) 260 kcal. Totale: 860 kcal.Ovviamente nessun sedentario, né tanto meno nessun atleta riesce a vivere con un fabbisogno simile. La zona va bene per dimagrire, ma non a regime.
Arcelli-Somenzini sorvolano nettamente sul fabbisogno calorico giornaliero; danno un menù senza quantità! Chi sa contare le calorie capisce benissimo che i limiti di Sears sono stratosfericamente superati.
I conti del menù - L'altro motivo per cui non si danno le quantità è che il menù deve fornire solo generiche indicazioni su un'alimentazione in cui le proteine contano di più. Se si vanno ad analizzare le singole proposte, si scopre che non si è mai in zona! Vediamo un esempio (ma non è il peggiore!); le quantità le abbiamo aggiunte ragionevolmente noi.
petto di pollo (porzione come in un palmo di una mano) - 100 g
insalata mista (anche una ciotola abbondante) - 150 g
con olio d'oliva (10 g) e aceto
un panino piccolo (50 g) meglio se integrale
frutta di stagione (qui stiamo bassi, una mela -> 150 g)
Ripartizione dei macronutrienti di tale pasto:
Carboidrati 55,7% (46,5 g, 266 kcal), proteine 22,7% (27 g, 108 kcal), grassi 21,6% (11,5 g, 103,5 kcal).
Dov'è la zona?
Certo si possono far tornare i conti mangiando mezza mela o prendendo una bistecca di pollo più grande di quella indicata, ma l'altra mezza mela si butta? E se il petto di pollo è piccolo? Insomma è inutile girarci intorno: la zona (all'italiana o meno) è un regime dietetico per "maniaci" dell'alimentazione.
L'energie dello sportivo - Arcelli si prende la responsabilità di far tornare i conti per chi si allena e consuma molti carboidrati (in parte demonizzati dalla zona). Vediamo i passi:
1) Innanzitutto il dato di Sears per il fabbisogno proteico passa inspiegabilmente da 2,2 a 2,5.
2) Anche con questo ritocco si accorge che i dati non quadrano e allora (bellissimo e mitico!) ci dice: "arrivando a 3 g (ma perché? se Sears è fermo a 2,2 g/kg di massa magra) si ottengono 180 g di proteine pari a 720 kcal". In totale il nostro maratoneta (65 kg, 10% di massa grassa; se fosse più grasso i dati sarebbero addirittura inferiori!) si sciroppa 20 km si allenamento e deve sopravvivere con il dato "allargato" di sole 2.400 kcal al giorno.
3) Arcelli è intelligente e si accorge che la cosa non regge e allora ecco che "la Zona è un po' elastica e consente che si arrivi talvolta a un'introduzione di carboidrati pari al 50% delle calorie" (ma allora non è meglio chiamarla dieta italiana??). Il talvolta è stupendo visto che Sears non lo dice mai. Forse Arcelli si riferisce al fatto che per Sears il rapporto ottimale proteine/carboidrati deve essere 0,75, ma si è in zona finché resta superiore a 0,6. Diciamolo, però, che il rapporto non è ottimale. Anche con questo dato però sia arriva a 2880 kcal sempre insufficienti (secondo i dati dello stesso Arcelli si deve arrivare a 3100).
4) Ecco introdotta allora la "finestra": dopo l'allenamento assumiamo i carboidrati che ci servono perché non fanno male (questo Sears non lo ha mai detto). Ovvio il tentativo di spingere gli integratori glicidici perché appena terminato l'allenamento nessuno si fa una pasta asciutta, né può farsi un chilo di frutta.
Il problema dei grassi - Uno dei problemi più gravi della zona: non si può mangiare sempre frutta secca! E allora cosa c'è di meglio che santificare l'olio d'oliva così mediterraneo. In realtà le cose non stanno così e un nutrizionista dovrebbe sapere che non è l'alimento, ma la quantità dello stesso che crea problemi. Per cui se pensate che l'olio d'oliva sia il massimo, leggete l'articolo sui limiti di tale alimento e non santificatelo per orgoglio nazionale o per interesse commerciale. Non si capisce perché fra i grassi Somenzini non citi gli oli di semi di mais o di girasole, visto che per la zona gli omega sono così importanti!
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