Il manuale completo degli integratori
Vitamina E (tocoferolo)
Copyright by THEA 2004
vitamina ELa dizione vitamina E indica una famiglia di composti che ruotano intorno all'alfa-tocoferolo.
La famiglia può essere divisa in due gruppi: i tocoferoli e i tocotrienoli. In totale abbiamo otto forme, quattro tocoferoli (alfa, beta, gamma e delta) e quattro tocotrienoli (alfa, beta, gamma e delta). Non tutte le forme hanno la stessa attività biologica. Infatti nel plasma umano sembra sia presente e attivo il solo alfa-tocoferolo; ciò dipende dal fatto che la proteina che trasporta la vitamina E (alfa-TTP) riconosce selettivamente l'alfa-tocoferolo. Anche i sali di vitamina E devono infatti essere convertiti in alfa-tocoferolo per essere attivi.
Questo spiega la necessità di usare le UI (unità internazionali) per esprimere l'attività biologica della vitamina E. Le unità internazionali sono un'unità di misura che esprime la quantità di vitamina attiva. La complicazione riguardante la vitamina E è dovuta al fatto che storicamente 1 UI=1 mg di vitamina E sintetica. Poi si scoprì che esistono diverse forme di vitamina E e che ognuna di esse aveva un'attività diversa. Le equivalenze sono queste:
  • 1 mg di vitamina E sintetica (dl-alfa-tocoferolo) = 1 UI
  • 1 mg di vitamina E naturale (d-alfa-tocoferolo) = 1 alfa-TE o 1 TE (tocoferolo equivalente)
  • 1 UI = 0,67 TE
  • 1,49 UI = 1 TE
  • 1 mg di dl-alfa-tocoferolo = 1,1 UI
  • 1 mg di beta-tocoferolo = 0,4 TE
  • 1 mg di gamma-tocoferolo = 0,2 TE.
Se ci si riferisce al peso molecolare l'attività biologica della vitamina E naturale è addirittura doppia rispetto a quella sintetica. Per evitare la confusione è conveniente fare riferimento alle sole UI. Infatti se parlo di mg non riesco a essere preciso a meno che non esprima anche la fonte.
La vitamina E sintetica - Viene denominata dl-alfa-tocoferolo e contiene tutte le otto forme steroisomere possibili (da non confondere con le otto forme di vitamina E di cui si è parlato all'inizio dell'articolo) mentre nel plasma e nei tessuti umani ne sono presenti solo 5. Le altre tre forme non vengono pertanto utilizzate.
La vitamina E naturale - Viene denominata d-alfa-tocoferolo. Le fonti più ricche sono gli oli vegetali non raffinati (di germe di grano, di cartamo, di girasole, di semi di cotone ecc.) che presentano la vitamina almeno nel 50% sotto forma di d-alfa-tocoferolo. L'olio di semi di soia e di mais hanno un contenuto circa 10 volte superiore di gamma-tocoferolo rispetto a quello di alfa-tocoferolo. Gli oli di palma, di riso e di cocco sono ricchi di tocotrienoli. Altre fonti sono le parti grasse delle carni animali, i cerali integrali, le noci e molti tipi di frutta e verdura.
La vitamina E naturale degli integratori - Deriva principalmente dall'olio di soia non raffinato. Poiché l'olio di soia contiene principalmente gamma-tocoferolo, la trasformazione in alfa-tocoferolo è comunque sintetica tant'è che sarebbe corretto parlare di vitamina E di "provenienza naturale".
I sali della vitamina E - Principalmente si usano l'alfa-tocoferil acetato (la forma solida disperdibile in acqua è praticamente pura, mentre quella oleosa contiene solo il 40-50% del sale), il d-alfa-tocoferolo succinato (vitamina E secca) e le due forme sintetiche dei sali. Nei prodotti contenenti tocoferoli misti occorre sempre fare riferimento alla sola dose di d-alfa-tocoferolo.
Le proprietà - La vitamina E è una vitamina liposolubile (solubile cioè nei grassi) che si trova principalmente negli oli vegetali spremuti a freddo, in tutti i semi interi crudi, nelle noci e nella soia e in piccole quantità nella carne, nelle uova, nel pollame, nel pesce. Originariamente fu ottenuta per la prima volta dall'olio di germe di grano.
La vitamina E è un potente antiossidante, fondamentale nella lotta ai radicali liberi. Protegge la vitamina A dalla scomposizione, la vitamina C e quelle del gruppo B dall'ossidazione e migliora la trasportabilità dell'ossigeno da parte dei globuli rossi. È coinvolta anche nei processi energetici, aumentando la resistenza del soggetto. Dal punto di vista cardiovascolare, è un leggero vasodilatatore, svolge attività antitrombotica e rinforza le pareti dei capillari. Protegge dall'ossidazione diversi ormoni e consente un corretto utilizzo da parte dell'organismo dell'acido linoleico; consente una riduzione del fabbisogno di vitamina A. Stimolando la diuresi, migliora la situazione di soggetti cardiopatici e/o ipertesi. Migliora infine la messa a fuoco della vista nelle persone di mezza età. Da questo breve quadro si comprende come possa essere notevolmente attiva nella difesa della salute e soprattutto nella prevenzione dell'invecchiamento.
L'assorbimento – Come le altre vitamine liposolubili, viene assorbita in presenza di sali biliari e grassi. Assimilata nell'intestino è trasportata al fegato, dove viene immagazzinata; è anche depositata in altri organi (tessuti grassi, nel cuore, nei muscoli, nei testicoli, nell'utero, nel sangue e nelle ghiandole surrenali e pituitaria). In genere con la dieta se ne assumono 20 UI. È stato dimostrato che le forme naturali di vitamina E sono più efficaci di quelle sintetiche, soprattutto come antiossidante. Se ferro inorganico e vitamina E vengono assunti insieme, diminuisce l'assorbimento di entrambi; è preferibile pertanto assumere il ferro (a stomaco vuoto) 8-12 ore dopo la vitamina E o assumere forme di ferro compatibili come il fumarato ferroso. Molte sostanze possono ridurne l'assorbimento (cloro dell'acqua potabile, pillola contraccettiva, composti inorganici del ferro ecc.). La vitamina E viene distrutta dal calore della cottura, dai raggi ultravioletti e dall'ambiente alcalino (come il bicarbonato di sodio). Gli alimenti che contengono grandi quantità di vitamina C possono favorire l'assorbimento della vitamina E.
Dosaggio – Un'assunzione corretta deve tener conto non del peso del soggetto, ma della quantità di grassi polinsaturi della dieta, dell'esposizione all'inquinamento, dell'età. Attualmente molti studi americani consigliano un'integrazione di 200-400 UI al giorno.
Tossicità – Dosi inferiori alle 800 UI non danno generalmente problemi; alti dosaggi possono provocare un aumento della pressione sanguigna. È decisamente sconsigliata per i pazienti affetti da reumatismo cardiaco cronico. Particolare attenzione deve essere posta in pazienti che assumono anticoagulanti.
Effetti nelle patologie – La vitamina E si è rivelata molto utile:
- nelle malattie gastrointestinali
- nel morbo di Parkinson. Il medicinale Deprenyl associato alla vitamina E può diminuirne i sintomi.
- nelle convulsioni nei bambini epilettici
- nel rafforzamento del sistema immunitario
- nella prevenzione delle malattie cardiache
- nell'angina pectoris
- nella gestione del colesterolo (500 UI al giorno aumentano il colesterolo HDL)
- nella malattia reumatica
- nei crampi notturni, spasmi muscolari associati a claudicatio intermittente
- nella prevenzione del tumore al polmone (la probabilità di ammalarsi è due volte e mezzo minore)
- nella sindrome premestruale
- nella radioterapia e nella chemioterapia
- nella distrofia muscolare
- nella sclerosi multipla
- nel trattamento delle vene varicose
- nella malattia di Crohn
- nel diabete
- nella limitazione dei danni del fumo da sigaretta
- nelle cefalee
Moltissime altre ricerche sono condotte sull'impiego della vitamina E, rendendola una delle sostanze più interessanti nella gestione delle patologie.
Cosa non fa – Non ci sono invece prove scientifiche della funzione della vitamina E sia come cicatrizzante sia come fattore attivo nella sfera sessuale.
Un test molto interessante - Provate un semplice test d'invecchiamento: a temperatura standard (20 °C) pizzicatevi il dorso della mano sollevando la pelle per circa cinque secondi, poi rilasciate: il tempo che impiega la pelle per tornare completamente nella posizione originaria fornisce la vostra età biologica; se ci impiega cinque secondi avete un'età biologica di 50 anni. Provate a rifare il test dopo un mese di assunzione di vitamina E (da 200 a 400 mg a seconda del peso, dell'alimentazione ecc.): sorprendentemente il tempo sarà minore, la pelle, più liscia ed elastica, reagisce meglio. Pensate a cosa può accadere dentro di voi.

LE MAIL

Vitamina E dannosa per il cuore?
 
Maria Grazia ci segnala un articolo comparso su CNN salute in cui la vitamina E viene messa sotto accusa. Il dott. E. Miller della Hopkins University di Baltimora avrebbe esaminato 19 studi (1993-2004) che coinvolgono 136.000 persone in Nord America, Europa e Cina. Secondo Miller si avrebbe un aumento del 5% del rischio di mortalità fra chi assume almeno 200 UI di vitamina E e chi non la assume.
Ovviamente secondo i produttori di integratori la ricerca di Miller è solo un tentativo di visibilità.
In effetti Miller non ha spiegato le possibili cause e si è limitato a dire che la vitamina E ad alte dosi potrebbe essere ossidante, anziché antiossidante. Alcune osservazioni.
1) Buttare insieme una ventina di ricerche è la cosa meno scientifica che ci possa essere. Infatti, come tutti capiscono, le condizioni di partenza dei soggetti non sono le stesse. Non esistono studi così ampi (più di 100.000 soggetti) sull'effetto della vitamina E che considerino soggetti sani e con buon stile di vita. Buttando tutto nel calderone si pretende di giudicare un solo parametro quando statisticamente ce ne sono centinaia che influenzano la vita del soggetto. Come tutti sanno, una ricerca seria deve prendere in esame un campione in cui UN solo parametro varia. Quanto più c'è variabilità nel campione di partenza tanto più le deduzioni sono opinabili. Se fra coloro che assumono 200 UI di vitamina E inserisco anche soggetti affetti da qualche patologia (per la quale assumono la vitamina), è ovvio che la loro vita media (sono malati) sia inferiore a quella di soggetti sani.
2) Si è usato il trucco delle percentuali relative. Il 5% in più è un dato (come confessa lo stesso Miller) abbastanza poco significativo. Vuol dire che un soggetto di 50 anni, che ha il 2% di possibilità di non arrivare a 51 anni, avrebbe il 2,1% di probabilità assumendo vitamina E. La differenza è così piccola che annega nelle possibili obiezioni all'omogeneità del campione.
3) Miller incorre nell'errore di tanti medici (più volte segnalato nel sito) che analizzano l'integrazione credendo che sia una panacea contro tutti i mali. L'integrazione vitaminica ha un senso nell'ottica dell'invecchiamento, ma invecchiamento non significa vita media più lunga (notate la finezza). L'invecchiamento è un processo biologico che può essere considerato alla stregua di una malattia, ma è una delle tante che possono concorrere ad abbreviare la vita. Cancro, rischio cardiovascolare, diabete, ipertensione si combattono soprattutto con lo stile di vita, non con l'integrazione vitaminica. Una recente ricerca di ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston, coordinati da J. Michael Gaziano, ha preso in esame nell’ambito del Physicians Health Study ben 14.641 medici maschi over 50 dal 1997 a oggi. I partecipanti sono stati divisi in 4 gruppi ai quali sono stati somministrate rispettivamente vitamina C, vitamina E, entrambe le vitamine o un placebo. Ebbene il risultato è stato che il tasso di mortalità è rimasto invariato fra i vari gruppi. I detrattori dell'integrazione vitaminica hanno fatto notare che la ricerca aveva evidenziato un aumento del 74% (ancora il trucco delle percentuali relative) in morti da ictus emorragici: non si sono nemmeno accorti che,s e la mortalità rimaneva invariata, voleva dire che la mortalità per altre patologie cardiovascolari diminuiva (la cosa è ovvia, se per esempio somministro una sostanza anticoagulante aumentano le morti dovute a emorragie e diminuiscono quelle dovute a infarto)!
4) Chiunque pretenda miracoli dall'integrazione vitaminica è fuori strada. Chi invece si limita a un controllo dei radicali liberi, può guardare con ottimismo a tantissime ricerche. L'ultima (novembre 2004) è quella di Actis-Goretta L, Carrasquedo F, Fraga CG.: The regular supplementation with an antioxidant mixture decreases oxidative stress in healthy humans. Gender effect. Clin Chim Acta. 2004 Nov;349(1-2):97-103. Si basa su un cocktail costituito da vitamina E 106 UI, betacarotene 10 mg, Q10 60 mg, selenio 40 microgrammi. I ricercatori hanno facilmente dimostrato che i radicali liberi si riducono del 32% e i benefici scompaiono dopo 30 gg dalla sospensione dell'integrazione (piccola sorpresa: gli uomini sono leggermente più colpiti delle donne dallo stress ossidativo).

Riassunto

La morale di tutte queste ricerche è abbastanza chiara:

prima viene lo stile di vita e poi l'integrazione vitaminica.

Studiare gli effetti dell'integrazione vitaminica su soggetti che hanno un cattivo stile di vita e sono sedentari è abbastanza fuorviante, un po' come studiare gli effetti del colesterolo su chi fuma, beve o è in sovrappeso.
 
Mail nr. 2
 
Ti scrivo per un tuo parere in merito ad un articolo in cui mi sono imbattuto alcuni mesi or sono in un sito che normalmente si occupa di argomenti affatto diversi da quelli trattati abitualmente da te. Lo spunto era la morte di Pantani, ma l'argomento forte era il doping: tra l'altro l'autore parla anche della vitamina E, smontando una piccola serie di luoghi comuni sull'argomento. In estrema sintesi nel merito si sostiene:
1. che la vitamina E non è un antiossidante, ma un blando ossidante che solo in determinate situazioni (vedi caso proprio nel corpo di atleti dediti a sport aerobici) svolge funzioni para-antiossidanti.
2. Che l'assunzione intensiva (non è specificato in quali dosi) ha effetto dopante (per gli effetti sulla viscosità del sangue ed il ruolo nel veicolare l'ossigeno ai tessuti) perché altera le prestazioni e porta nel medio periodo ad intossicare l'organismo (proprio perché la vitamina in questione è ossidante). Confesso di non aver verificato da altre fonti l'attendibilità dei contenuti dell'articolo, che mi è parso però in larga parte condivisibile (specie le considerazioni finali sul deficit, che ricordano assai da vicino la tua tesi sul doping) e scritto da persona competente. Un dubbio mi ha colto proprio in virtù della questione vitamina E: se è vero che l'efficacia antiossidante della vit. E si esplica solo in presenza dei radicali liberi generati dall'intensa attività fisica, un'integrazione della stessa (che tu proponi sistematicamente oltre una certa età) non produrrà danni?
Grazie in ogni caso per l'attenzione e complimenti per il sito, dai contenuti sempre stimolanti.  Matteo

  
Ciao Matteo, ho letto il pezzo che riguarda la vitamina E, ripromettendomi di leggere anche il resto, ma poi ho applicato il noto principio che se trovi delle assurdità è meglio non perdere tempo. Io non penso di essere un genio, ma credo di avere un vantaggio su molte persone: sono eclettico. Il che vuol dire che mi sono occupato di tantissime cose, imparando a ragionare "super partes" e non da informatico, da fisico, da biologo ecc. Chi ragiona con una mentalità monodisciplinare finisce per vedere la realtà distorta perché da un solo punto di vista. E dice spesso cose palesemente inesatte. L'articolo in questione è scritto da un'ottica chimica, non certo fisiologica o biologica, né tanto meno sportiva. Per chi non avesse voglia di leggersi il prolisso articolo, riporto i passi essenziali.
> La vitamina E è in realtà un ossidante anche se blando, che in determinate condizioni può comportarsi da antiossidante.
Vero. Si comporta da antiossidante quando trova radicali liberi. Cioè sempre.
> Questo (la produzione di radicali liberi) accade quando durante un intenso training sportivo (ma ci sono anche altre condizioni, alcune patologiche, alcune determinate da certi farmaci, in genere cmq condizioni non fisiologiche ma patologiche) l'atleta produce alcuni specifici radicali liberi, che sono dei dannosi e molto forti ossidanti e nello specifico gli ioni superossidi e i radicali idrossilici.
L'articolista dimentica che noi produciamo quantità ingenti di radicali liberi in condizioni fisiologiche normalissime (da che l'ottimistico consiglio di consumare frutta per limitarne l'azione) o in condizioni "normali" come il fumo. Dire che si producono radicali liberi solo con lo sport è un'assurdità. Il punto è proprio questo: poiché l'organismo produce sempre radicali liberi la vitamina E si comporta sempre da antiossidante. Prima dei 30-35 anni le capacità di difesa dell'organismo sono sufficienti a non farci invecchiare troppo velocemente, poi diminuiscono e ha senso un'integrazione.
> eppure gli effetti farmacologici e tossicologici (della vitamina E) sono ben noti e tutt'altro che irrilevanti.
Qui cadiamo nel fantascientifico.
> la vitamina E è sì un blando ossidante, ma pur sempre un ossidante, quindi se ne introduco nell'organismo in quantità massicce e superiori decisamente ai miei consumi organici, finisco per fargli svolgere dentro il corpo molta attività ossidante, cioè dannosa per le cellule.
Peccato che questi danni non si vedano. Anche i più strenui avversari dell'integrazione vitaminica al massimo sostengono che la vitamina E è poco efficace, ma che sia dannosa... Un tempo si pensava che il limite massimo giornaliero di sicurezza fosse 800 mg, ora anche dosi da 3,2 g si è visto non creano problemi. Quanti sono i farmaci o le sostanze che assunti in dosi di 2-3 g al giorno non danno controindicazioni?
> In quanto all'effetto farmacologico, posso assicurare che la vitamina E è capace di influenzare positivamente una prestazione fisica, perché tra le sue attività farmacologiche ve ne sono due decisive per molti sport a componente aerobica: 1) mantiene regolare la viscosità del sangue; 2) aumenta la capacità di trasporto di ossigeno da parte dei globuli rossi ai tessuti.
Qui sorrido. Ma l'articolista ha mai fatto sport?? Possibile che non si renda conto di cosa dice? Applichiamo il test del Ma se... Se fosse vero quello che dice, TUTTI gli atleti ricorrerebbero a integrazioni pesantissime di vitamina E, cosa che non accade, perché in un giovane atleta la vitamina E sulla prestazione non fa proprio nulla!
> Bisognerebbe inoltre dire della vitamina E chiamandola complesso E, che è costituito esattamente da sei tipi di tocoferoli, e questi sono solo una parte del complesso E. Perché il complesso E è formato da quattro classi di composti: 1) il gruppo dei tocoferoli che ho già citato; 2) i fosfolipidi; 3) i precursori degli ormoni steroidei; 4) la vitamina F detta anche acidi grassi insaturi essenziali che chiude il complesso E. In natura la vitamina E si trova sempre sotto forma di questo complesso E.
Complesso E? Fermatelo! Fosfolipidi ecc. Ma cosa sta dicendo? Anche gli acidi grassi essenziali sono doping? Sto rispondendo a questa mail prima della solita gara serale, corsa che ho preparato con cura. Purtroppo dovrò saltarla perché grazie all'illuminazione del complesso E, mi accorgo che sono dopato: oggi a pranzo ho mangiato del salmone ricco di acidi grassi essenziali.
A questo punto ho smesso di leggere, un po' perché la pagina è piena di refusi (nel riportare i pezzi li ho corretti) e un po' perché poi le cose peggioravano...
Io da piccolo ho sempre parteggiato per gli indiani, ma dopo aver letto questo articolo su Nazione Indiana rivaluto Custer...