La dieta vegana (vegetaliana)
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Abbiamo già visto la suddivisione del
mondo vegetariano. I vegani (vegetaliani)
sono coloro che non si cibano di alimenti di origine animale, quindi non
solo abolizione della carne e del pesce, ma anche delle uova, del latte e
dei latticini.
Il vegano ha effettuato spesso una scelta alimentare (ortoressia salutistica); a volte è tale per scelta etica (si oppone all'allevamento di animali) e allora è un esempio di ortoressia etica. Si deve poi ricordare che molti vegani evolvono verso regimi alimentari ancora più stretti (i granivori mangiano solo cereali, i frugivori soltanto frutta e i crudisti mangiano soltanto verdure crude).
Le
diete completamente prive di proteine animali non rispettano né il vincolo
dei macronutrienti, né quello di una facile autogestione. Vediamo i punti
che sottolineano come difficilmente una dieta priva di proteine animali
possa ritenersi "ideale".
1) Lo spettro aminoacidico - La demonizzazione della carne e dei cibi di origine animale si è tradotta nella demonizzazione di uno dei macronutrienti principali, le proteine. In una dieta non vegana solo il 30% delle proteine deriva dai vegetali. I vegani sostengono che è possibile sopperire al bisogno proteico giornaliero con cereali, leguminose ecc. Purtroppo la cosa non è così semplice (ecco dove cade l'autogestione), perché, a differenza delle carni, i singoli vegetali non hanno uno spettro aminoacidico completo. Per esempio nei cereali c'è una percentuale trascurabile di lisina, mentre nelle leguminose non c'è la metionina. Occorre pertanto fare un cocktail molto preciso per avere un'alimentazione proteicamente corretta. In sostanza ciò che è teoricamente possibile (un perfetto soddisfacimento del fabbisogno proteico) in pratica non lo è, vista la scarsa variabilità nel mondo vegetale di sorgenti proteiche.
2) I fitati - Inoltre se le proteine vengono derivate dalla soia occorre tener conto che, quando il fabbisogno proteico si risolve per oltre il 20% con derivati della soia, s'introducono nell'organismo sostanze (fitati) che possono inibire l'assorbimento di alcuni minerali come lo zinco.
3) Gli acidi grassi essenziali - Nelle diete con carenza di pesce mancano fonti dirette di EPA (acido eicosapentaenoico) e di DHA (acido docosaesaenoico), fondamentali per una buona alimentazione. Molte ricerche (provenienti anche da ambienti vegetariani) sollevano dubbi sulla capacità di convertire l'alfa-linolenico in EPA e DHA e la conversione è ancora più dubbia nei bambini. Su questo punto i vegetariani dovrebbero riflettere: se non ne erano a conoscenza, forse prima di scegliere emozionalmente un regime alimentare è meglio documentarsi.
4) La demonizzazione delle proteine animali porta generalmente il vegetariano ad assumere una percentuale eccessiva (a volte vicina all'80%) di carboidrati (pasta, riso, frutta ecc.), cosa che non risolve affatto il problema dell'obesità, poiché un'abbondanza di carboidrati facilita la loro trasformazione in grassi.
Questa deduzione non è affatto corretta ed è il frutto di un distorcimento delle cause (errore di correlazione). Non ha senso dire che i vegetariani sono più magri, più longevi e più sani confrontandoli con tutta la popolazione. Si confonde una causa diretta con una indiretta. Infatti il vegetariano in genere è attento allo stile di vita e alla salute. È questa sua attenzione (causa diretta) che lo rende più longevo della media della popolazione che magari beve, fuma ecc., non il fatto che si nutre di vegetali.
In altri termini, l'insieme dei vegetariani dovrebbe essere confrontato con quello di chi è comunque attento alla propria salute, ma vegetariano non è (chi ha uno stile di vita corretto non supera il 10% della popolazione). Purtroppo questo studio nessuno lo ha ancora fatto.
Per esperienza personale ho seguito quasi una decina di amici vegetariani/vegani per circa 20 anni. Tutti sono invecchiati abbastanza male e chi 20 anni fa sportivamente mi precedeva ora mi segue... Non è una statistica, ma se permetti, è un dato personale che mi fa riflettere.
Da
anni ormai si è diffusa la credenza che un'alimentazione vegana (cioè
vegetariana in senso stretto, senza l'uso di proteine animali) preservi dal
cancro, che la carne rossa "fa venire i tumori" ecc. Cosa c'è di vero alla
luce delle attuali conoscenze mediche?
1) È parzialmente vero che l'alimentazione vegana diminuisce del 30% il rischio del cancro al colon e al retto. Chi consuma carne rossa (a causa dei grassi contenuti in essa; il rischio diminuisce se si scelgono carni rosse magre e se si utilizzano metodi di cottura non traumatici, evitando per esempio la griglia) o altri cibi animali grassi (formaggi grassi) è quindi più a rischio per questi DUE tipi di tumore. Le più recenti ricerche dimostrano però che non sono i grassi saturi il fattore di rischio, ma il loro ABUSO: in soggetti normopeso il fattore di rischio non è aumentato.
2) È falso che l'alimentazione vegana protegge da tutti i tumori. Per esempio una ricerca condotta su 350.000 donne per un periodo di 6-15 anni da ricercatori della Harvard School of Public Health di Cambridge, nel Massachusetts ha dimostrato che non c'è nessuna prova convincente di una significativa diminuzione del rischio di tumore del seno nelle donne che consumano frutta e verdura in abbondanza. La ricerca ha peraltro dimostrato come nelle donne obese il rischio di tumore al seno sia più alto. Perché questa ricerca è importante? Perché dimostra che il presunto ruolo anticancro di frutta e verdura è decisamente ridotto se si considerano individui "magri". In sostanza si deve modificare la precedente posizione secondo cui esisterebbero alimenti (come i grassi di origine animale) che favorirebbero i tumori in quella secondo cui alcuni alimenti sarebbero tanto più a rischio quanto più il soggetto è sovrappeso.
Anche se preserva solo in parte dai tumori all'apparato digerente (anche i vegani muoiono di cancro), potrebbe essere un aiuto per tutti coloro che sono esposti a fattori di rischio o sono geneticamente predisposti a questo tipo di tumori. Se però si traduce in numeri il punto 1) (su 100 morti si considerano quelle per tumore; su queste si considerano quelle per tumori all'apparato digerente e infine si considera il diminuito rischio del 30%, che non è poi molto) si scopre che un'alimentazione vegana non ha un'incidenza significativa sulla vita media, tenendo conto che comporta anche svantaggi dal punto di vista salutistico, altrettanto provati come la riduzione del rischio tumorale. La genetica ha ormai dimostrato che la frase "siamo ciò che mangiamo" è solo parzialmente vera perché è anche vero che "siamo ciò che nasciamo".
3) È falso che basta un'alimentazione vegana per proteggersi dai tumori all'apparato digerente. Infatti uno studio del dipartimento dell'Agricoltura statunitense su 71 tipi di broccoli ha rilevato che le quantità di glucorafanina (la sostanza che dovrebbe proteggere dal cancro) varia enormemente a seconda del tipo. In alcuni broccoli è addirittura assente. I nutrizionisti americani alla luce di queste scoperta pensano di realizzare ibridi ricchi di glucorafanina, addirittura con l'impiego della genetica. Ciò forse non piacerà ai vegani più naturalisti, ma il mondo va avanti. Infatti le varietà attuali più ricche di glucorafanina sono quelle più amare, meno appetibili (la glucorafanina è legata a un'altra sostanza dal sapore nettamente amarognolo) e quindi probabilmente non basteranno le tecniche tradizionali per ottenere ibridi che possano essere accolti favorevolmente dai consumatori. Lo stesso procedimento si pensa di attuare anche per i pomodori, aumentando il contenuto di licopene, un antiossidante che attacca i radicali liberi. Attualmente la quantità di licopene è proporzionale alla temperatura del luogo di coltivazione: i pomodori coltivati a Napoli contengono più licopene di quelli coltivati in Lombardia.
4) Veramente al sicuro? - Da ultimo la ricetta vegana contro il cancro non è scientifica. La morte per cancro di Linda McCartney, vegana convinta, ha messo in crisi parecchi vegani che si ritenevano assolutamente al sicuro dalla malattia. Scoprite la vera ricetta anticancro dell'AIRC.
In molti siti e blog vegani si contesta il nostro articolo. Prima di tutto una differenza etica: mentre la dieta italiana sconsiglia il veganesimo, ma lascia ovviamente ciascuno libero di scegliere il tipo di alimentazione che vuole, molti vegani vorrebbero imporre un tale tipo di alimentazione alla popolazione. Alla faccia della tolleranza!
Le controdeduzioni vegane si basano sul solito abbaglio che la ricerca non è scienza (è banale trovare una ricerca che dice che A è vero e una che A è falso), ma soprattutto sul fare propri (errore di espansione) concetti e risultati che non necessariamente si applicano al veganesimo. Ciò che vale per i semplici vegetariani non può essere usato per i vegani che sono un sottoinsieme più ristretto, come pure le ricerche che promuovono frutta e verdura (anche la dieta italiana lo fa!) non vogliono affatto promuove il veganesimo: affermarlo è commettere un errore logico gravissimo perché promuovere frutta e verdura non vuol dire cibarsi solo di esse. Esempio: stabilire che l'acqua è fondamentale alla vita, non vuol dire "nutriamoci di sola acqua"!
Meditate vegani, meditate...
Anni fa, i movimenti vegetariani e vegani ebbero un incremento numerico nella popolazione anche grazie alla frangia di paurosi ossessionati dall'idea che il cancro avesse sicuramente una causa alimentare e, in particolare, fosse collegato al consumo di carne. Se permane la scelta etica, ora anche fonti vegetariane e vegane devono ammettere che un tale tipo di alimentazione per la salute non è il massimo. Onore al merito.
Uno studio di Walsh presentato nel 2002 al 35-esimo congresso vegetariano è diventato una pietra miliare per capire il rapporto fra alimentazione e cibi animali. Chi vuole leggersi tutto lo studio può farlo al link indicato precedentemente. Qui ci limitiamo a segnalare le cose più interessanti:
In altri termini, un'alimentazione vegana diminuisce sì il colesterolo, ma aumenta l'omocisteina. Morale: non cambia nulla. Tant'è che lo studio di Walsh indica che la mortalità di carnivori regolari e di vegani è la stessa! Da notare che si riduce del 16% se il soggetto è un consumatore di carne occasionale o è vegetariano, ma addirittura del 18% se è un mangiatore di pesce. Come dire: essere vegani non è la scelta salutistica più corretta.
Vegetariano? No grazie
Erica
mi chiede in maniera secca: "Perché non è
vegetariano?".
Penso per coerenza, non ho mai trovato un vegetariano che riuscisse a dimostrarmi che "si debba essere vegetariani".
Premesso che non sono patosensibile, mi aspetto che un vegetariano mi illustri con coerenza i motivi della sua scelta.
Si parte di solito con il fatto che "ogni forma di vita va salvaguardata"; okay, ma allora come la mettiamo con le carote e gli altri vegetali? (Rileggetevi questa storiella).
Per alcuni il paragone fra carota e mucca sarebbe insensato; in realtà il loro approccio alla discussione è emotivo e non razionale. Infatti alla base di ogni valutazione deve esserci un indice (senza il quale la valutazione è emotiva). Qual è l'indice che si usa? Qualunque si scelga (per esempio l'intelligenza, una pianta è meno intelligente di un animale), si scopre che, se applicato al confronto uomo-animale, è a tutto vantaggio dell'uomo. Quindi se una carota vale (secondo un indice scelto a piacere) meno di una mucca, anche la mucca vale meno di uomo e una persona ha diritto di mangiarsela come il vegetariano si mangia la carota (transitività).
L'unico indice che non venga subito scartato è la "capacità di provare dolore"; anche se molti ammettono una sensibilità nelle piante, non si può negare che un animale sembri provare più dolore rispetto a una pianta. D'altro canto, è anche vero che l'indice "capacità di provare dolore" per molti animali "inferiori" è nettamente minore (si ricordi nella storiella sopraccitata la posizione del pesce che è meno critica di quella della tortora perché la patosensibilità di chi vede la sua agonia avverte che "soffre di meno") che nell'uomo e questo ci riconduce a scartare l'indice, almeno per gli animali "inferiori" (cioè se la carota soffre di meno di un pesce, anche il pesce soffre meno dell'uomo e una persona ha diritto a mangiarselo come il vegetariano si mangia la carota).
Qual è la soglia cui fermare la transitività? La mia filosofia di vita ha dato una risposta che mi soddisfa: poiché alla base di essa c'è la capacità di amare, è fondamentale giudicare le specie viventi in base alla loro capacità di amare, la vita o il dolore non c'entrano. Un cane, che sa amare, non è una carota, semplice. E sul fatto che una mucca possa amare veramente qualcuno ho dei forti dubbi: l'amore non è dipendenza vitale (cioè cercare cibo e protezione) o istinto alla riproduzione, è molto più complesso, basato sui sentimenti che prova chi ama. Penso che chiunque ritenga che una gallina o una mucca sappiano dare affetto disinteressato sia razionalmente fuori strada... Un cane lo fa.
Sugli elenchi...
Egregio sig. Albanesi
premetto che non sono vegano (neanche vegetariano), in relazione alla Sua risposta data ad Erica nella quale afferma che non c'è nessun campione olimpico di potenza/resistenza vegano Le trasmetto un link che afferma l'esatto contrario elencando una nutrita lista di campioni vegani (uno tra tutti Carl Lewis che tra l'altro mi pare lo affermi anche nel suo sito). Cordiali saluti. Giovanni
L'elenco è noto, ma è anche molto dubbio. I dubbi si possono riassumere in:
Visti questi estremismi, mi chiedo:
Un ulteriore commento sugli elenchi:
Madonna: da cacciatrice di uomini a cacciatrice di... fagiani
È
importante riflettere su come sia facile usare Internet come mezzo di
convincimento: una pagina Internet ha una credibilità che molti utenti
sovrastimano e se non si possiede spirito critico e non si riescono a
confrontare le fonti e a rilevare le contraddizioni con semplici strumenti
come il
Ma se… si è spacciati.
Pensiamo alle liste dei vegetariani VIP diffuse dalle associazioni animaliste, vegane ecc. Ne abbiamo già parlato nella pagina riguardante il modello alimentare vegano; come aggiornamento all'argomento, posso solo dire che in tutte quelle liste figura ancora con grande enfasi Madonna; un tempo vegetariana, da molto non lo è più, anzi è diventata cacciatrice ("rispetto molto di più gli animali da quando ho iniziato a ucciderli").
A settembre Madonna ha lanciato 1.000 fagiani nella sua tenuta di Ashcombe House in previsione dell'apertura della stagione venatoria (che in Inghilterra inizia il primo ottobre); chissà se la notizia verrà data nei siti che ospitano i famosi elenchi…
La carne è debole...
Il movimento vegansessuale è nato in Nuova Zelanda e si è diffuso negli USA. Si tratta dei vegani più intransigenti che rifiutano di fare sesso con individui impuri perché mangiano carne e prodotti animali.
Francamente non so se dietro a questa notizia (che si basa su una ricerca su soli 157 vegani) ci sia solo la voglia di uno scoop giornalistico o se la setta sia veramente in espansione. Partendo dal concetto (peraltro sbagliato perché contano per lo meno anche genetica e psicologia) di Feuerbach secondo cui l'uomo è ciò che mangia, i vegansessuali si rifiutano di andare a letto con individui non vegani, quindi anche con vegetariani che si nutrono di uova e/o formaggio. La notizia fa sorridere, ma in realtà è la prova di come un'idea potenzialmente innocua (non mangio cibi di origine animale) possa trasformarsi in una forma di razzismo. Cosa c'è di peggio che considerare un uomo impuro per le sue abitudini o credenze?

Cosa succederebbe se i vegansessuali diventassero la maggioranza? Novelli nazisti, ripulirebbero il mondo da noi soggetti impuri? Magari dandoci in pasto ai leoni per una crudele legge del contrappasso?
Un esempio interessante per capire come ogni forma di estremismo, anche se apparentemente innocuo, ha in sé un germe di pericolosità sociale.
Dietitians of Canada
Gentile Roberto Albanesi,
Lei considera in modo non molto positivo le diete vegetariane e ancor peggio quelle vegane, a causa della loro difficoltà di gestione, della prevalenza dei carboidrati rispetto agli altri nutrienti, della difficoltà di reperire le fonti proteiche adeguate ecc...
Ho trovato in Internet e letto con attenzione la posizione DELL'AMERICAN DIETETIC ASSOCIATION E DEI DIETITIANS OF CANADA sulle diete vegetariane. In questo documento, oltre a fornire chiare informazioni a chi, come me, è vegano e non vuole incorrere in carenze di B12, omega-3 e calcio, si dichiara che le diete vegetariane e vegane sono adeguate a ogni stadio della vita umana e anche all'attività agonistica.
I vegani e vegetariani, nonostante la prevalenza di carboidrati (la quota consigliata è fra il 60% e il 70%), risultano più magri, più longevi e più sani.
Non voglio santificare questo tipo di regime alimentare, soprattutto perché è frutto di scelte non solo salutistiche, ma anche etiche e morali, ma credo che ci siano sufficienti elementi per poterlo rivalutare.
Anche una dieta "onnivora" non ben bilanciata può portare a notevoli carenze.
Quello che è necessario, per vegani, vegetariani, carnivori e onnivori è un'adeguata coscienza alimentare e la volontà di cibarsi in modo corretto per restare in salute.
Il Suo sito ha contribuito e contribuisce tutt'ora alla mia coscienza alimentare e sportiva. Spero che in futuro Lei potrà dedicare più spazio ai vegani e vegetariani podisti nel Suo sito.
Cordiali saluti, Erica
Divido la risposta in tre parti.
1 - Giudizio sulle diete vegetariane/vegane.
A mio avviso, le diete vegetariane possono essere tranquillamente accettate se il soggetto si costruisce una coscienza alimentare. È questo il succo del discorso, forse non chiaro nella pagina del sito. Sul fatto che siano migliori di altre permangano dubbi che discuteremo al terzo punto. Sulle diete vegane (per inciso, noto che molti documenti vegani usano posizione valide per i vegetariani, ma ciò è scientificamente scorretto) resta il mio giudizio negativo. Le capisco dal punto di vista etico, ma è assurdo rischiare la salute (una persona che è costretta ad assumere integratori o fare salti mortali per far quadrare i conti è a rischio, se non ha la competenza sufficiente per farlo come è stato dimostrato da diversi casi di malnutrizione di figli di vegani dalle conoscenze alimentari minime).
2 - Dietitians of Canada
Le pagine che tu citi vogliono solo dare indicazioni su come non incorrere in carenze di vitamina B12, omega-3 e calcio. Sinceramente non ho trovato il punto che afferma che le diete vegetariane e vegane sono indicate "anche all'attività agonistica".
Il documento in questione non è a favore delle diete vegetariane o vegane (come i sostenitori di tali modelli vogliono fare intendere), ma solo dà una serie di avvertimenti su come i vegetariani possano vivere comunque bene.
Sull'attività agonistica rilevo che non c'è nessun campione olimpico di resistenza o di potenza che sia vegano. Un dato abbastanza decisivo, visto che si parla di almeno un migliaio di soggetti. Ovvio che se Baldini diventasse vegano avrebbe un motore tale che riuscirebbe tranquillamente a correre la maratona in 2h15', sarebbe nei primi 15-20 d'Italia, ma non certo il primo. Può darsi che nasca un campione così superiore agli altri che, da vegano, possa vincere le olimpiadi, ma i grandi numeri, per ora, condannano tale modello alimentare. In altri termini, uno può fare attività agonistica, ma essere vegano non significa che la faccia al meglio.
3 - I vegani e vegetariani, nonostante la prevalenza di carboidrati risultano più magri, più longevi e più sani.
Questo non è affatto corretto ed è il frutto di un distorcimento delle cause. Non ha senso dire che i vegetariani sono più magri, più longevi e più sani confrontandoli con tutta la popolazione. Si confonde una causa diretta con una indiretta. Infatti il vegetariano in genere è attento allo stile di vita e alla salute. È questa sua attenzione (causa diretta) che lo rende più longevo della media della popolazione che magari beve, fuma ecc., non il fatto che si nutre di vegetali.
In altri termini, l'insieme dei vegetariani dovrebbe essere confrontato con quello di chi è comunque attento alla propria salute, ma vegetariano non è (chi ha uno stile di vita corretto non supera il 10% della popolazione). Purtroppo questo studio nessuno lo ha ancora fatto.
Per esperienza personale ho seguito quasi una decina di amici vegetariani/vegani per circa 20 anni. Tutti sono invecchiati abbastanza male e chi 20 anni fa sportivamente mi precedeva ora mi segue... Non è una statistica, ma se permetti, è un dato personale che mi fa riflettere.
Il vegano ha effettuato spesso una scelta alimentare (ortoressia salutistica); a volte è tale per scelta etica (si oppone all'allevamento di animali) e allora è un esempio di ortoressia etica. Si deve poi ricordare che molti vegani evolvono verso regimi alimentari ancora più stretti (i granivori mangiano solo cereali, i frugivori soltanto frutta e i crudisti mangiano soltanto verdure crude).
Alimentazione vegana e salute
Le
diete completamente prive di proteine animali non rispettano né il vincolo
dei macronutrienti, né quello di una facile autogestione. Vediamo i punti
che sottolineano come difficilmente una dieta priva di proteine animali
possa ritenersi "ideale". 1) Lo spettro aminoacidico - La demonizzazione della carne e dei cibi di origine animale si è tradotta nella demonizzazione di uno dei macronutrienti principali, le proteine. In una dieta non vegana solo il 30% delle proteine deriva dai vegetali. I vegani sostengono che è possibile sopperire al bisogno proteico giornaliero con cereali, leguminose ecc. Purtroppo la cosa non è così semplice (ecco dove cade l'autogestione), perché, a differenza delle carni, i singoli vegetali non hanno uno spettro aminoacidico completo. Per esempio nei cereali c'è una percentuale trascurabile di lisina, mentre nelle leguminose non c'è la metionina. Occorre pertanto fare un cocktail molto preciso per avere un'alimentazione proteicamente corretta. In sostanza ciò che è teoricamente possibile (un perfetto soddisfacimento del fabbisogno proteico) in pratica non lo è, vista la scarsa variabilità nel mondo vegetale di sorgenti proteiche.
2) I fitati - Inoltre se le proteine vengono derivate dalla soia occorre tener conto che, quando il fabbisogno proteico si risolve per oltre il 20% con derivati della soia, s'introducono nell'organismo sostanze (fitati) che possono inibire l'assorbimento di alcuni minerali come lo zinco.
3) Gli acidi grassi essenziali - Nelle diete con carenza di pesce mancano fonti dirette di EPA (acido eicosapentaenoico) e di DHA (acido docosaesaenoico), fondamentali per una buona alimentazione. Molte ricerche (provenienti anche da ambienti vegetariani) sollevano dubbi sulla capacità di convertire l'alfa-linolenico in EPA e DHA e la conversione è ancora più dubbia nei bambini. Su questo punto i vegetariani dovrebbero riflettere: se non ne erano a conoscenza, forse prima di scegliere emozionalmente un regime alimentare è meglio documentarsi.
4) La demonizzazione delle proteine animali porta generalmente il vegetariano ad assumere una percentuale eccessiva (a volte vicina all'80%) di carboidrati (pasta, riso, frutta ecc.), cosa che non risolve affatto il problema dell'obesità, poiché un'abbondanza di carboidrati facilita la loro trasformazione in grassi.
Alimentazione vegana e invecchiamento
È vero che i vegani e vegetariani, nonostante la prevalenza di carboidrati risultano più magri, più longevi e più sani?Questa deduzione non è affatto corretta ed è il frutto di un distorcimento delle cause (errore di correlazione). Non ha senso dire che i vegetariani sono più magri, più longevi e più sani confrontandoli con tutta la popolazione. Si confonde una causa diretta con una indiretta. Infatti il vegetariano in genere è attento allo stile di vita e alla salute. È questa sua attenzione (causa diretta) che lo rende più longevo della media della popolazione che magari beve, fuma ecc., non il fatto che si nutre di vegetali.
In altri termini, l'insieme dei vegetariani dovrebbe essere confrontato con quello di chi è comunque attento alla propria salute, ma vegetariano non è (chi ha uno stile di vita corretto non supera il 10% della popolazione). Purtroppo questo studio nessuno lo ha ancora fatto.
Per esperienza personale ho seguito quasi una decina di amici vegetariani/vegani per circa 20 anni. Tutti sono invecchiati abbastanza male e chi 20 anni fa sportivamente mi precedeva ora mi segue... Non è una statistica, ma se permetti, è un dato personale che mi fa riflettere.
Alimentazione vegana e cancro
Da
anni ormai si è diffusa la credenza che un'alimentazione vegana (cioè
vegetariana in senso stretto, senza l'uso di proteine animali) preservi dal
cancro, che la carne rossa "fa venire i tumori" ecc. Cosa c'è di vero alla
luce delle attuali conoscenze mediche? 1) È parzialmente vero che l'alimentazione vegana diminuisce del 30% il rischio del cancro al colon e al retto. Chi consuma carne rossa (a causa dei grassi contenuti in essa; il rischio diminuisce se si scelgono carni rosse magre e se si utilizzano metodi di cottura non traumatici, evitando per esempio la griglia) o altri cibi animali grassi (formaggi grassi) è quindi più a rischio per questi DUE tipi di tumore. Le più recenti ricerche dimostrano però che non sono i grassi saturi il fattore di rischio, ma il loro ABUSO: in soggetti normopeso il fattore di rischio non è aumentato.
2) È falso che l'alimentazione vegana protegge da tutti i tumori. Per esempio una ricerca condotta su 350.000 donne per un periodo di 6-15 anni da ricercatori della Harvard School of Public Health di Cambridge, nel Massachusetts ha dimostrato che non c'è nessuna prova convincente di una significativa diminuzione del rischio di tumore del seno nelle donne che consumano frutta e verdura in abbondanza. La ricerca ha peraltro dimostrato come nelle donne obese il rischio di tumore al seno sia più alto. Perché questa ricerca è importante? Perché dimostra che il presunto ruolo anticancro di frutta e verdura è decisamente ridotto se si considerano individui "magri". In sostanza si deve modificare la precedente posizione secondo cui esisterebbero alimenti (come i grassi di origine animale) che favorirebbero i tumori in quella secondo cui alcuni alimenti sarebbero tanto più a rischio quanto più il soggetto è sovrappeso.
Anche se preserva solo in parte dai tumori all'apparato digerente (anche i vegani muoiono di cancro), potrebbe essere un aiuto per tutti coloro che sono esposti a fattori di rischio o sono geneticamente predisposti a questo tipo di tumori. Se però si traduce in numeri il punto 1) (su 100 morti si considerano quelle per tumore; su queste si considerano quelle per tumori all'apparato digerente e infine si considera il diminuito rischio del 30%, che non è poi molto) si scopre che un'alimentazione vegana non ha un'incidenza significativa sulla vita media, tenendo conto che comporta anche svantaggi dal punto di vista salutistico, altrettanto provati come la riduzione del rischio tumorale. La genetica ha ormai dimostrato che la frase "siamo ciò che mangiamo" è solo parzialmente vera perché è anche vero che "siamo ciò che nasciamo".
3) È falso che basta un'alimentazione vegana per proteggersi dai tumori all'apparato digerente. Infatti uno studio del dipartimento dell'Agricoltura statunitense su 71 tipi di broccoli ha rilevato che le quantità di glucorafanina (la sostanza che dovrebbe proteggere dal cancro) varia enormemente a seconda del tipo. In alcuni broccoli è addirittura assente. I nutrizionisti americani alla luce di queste scoperta pensano di realizzare ibridi ricchi di glucorafanina, addirittura con l'impiego della genetica. Ciò forse non piacerà ai vegani più naturalisti, ma il mondo va avanti. Infatti le varietà attuali più ricche di glucorafanina sono quelle più amare, meno appetibili (la glucorafanina è legata a un'altra sostanza dal sapore nettamente amarognolo) e quindi probabilmente non basteranno le tecniche tradizionali per ottenere ibridi che possano essere accolti favorevolmente dai consumatori. Lo stesso procedimento si pensa di attuare anche per i pomodori, aumentando il contenuto di licopene, un antiossidante che attacca i radicali liberi. Attualmente la quantità di licopene è proporzionale alla temperatura del luogo di coltivazione: i pomodori coltivati a Napoli contengono più licopene di quelli coltivati in Lombardia.
4) Veramente al sicuro? - Da ultimo la ricetta vegana contro il cancro non è scientifica. La morte per cancro di Linda McCartney, vegana convinta, ha messo in crisi parecchi vegani che si ritenevano assolutamente al sicuro dalla malattia. Scoprite la vera ricetta anticancro dell'AIRC.
I COMMENTI
Controdeduzione veganeIn molti siti e blog vegani si contesta il nostro articolo. Prima di tutto una differenza etica: mentre la dieta italiana sconsiglia il veganesimo, ma lascia ovviamente ciascuno libero di scegliere il tipo di alimentazione che vuole, molti vegani vorrebbero imporre un tale tipo di alimentazione alla popolazione. Alla faccia della tolleranza!
Le controdeduzioni vegane si basano sul solito abbaglio che la ricerca non è scienza (è banale trovare una ricerca che dice che A è vero e una che A è falso), ma soprattutto sul fare propri (errore di espansione) concetti e risultati che non necessariamente si applicano al veganesimo. Ciò che vale per i semplici vegetariani non può essere usato per i vegani che sono un sottoinsieme più ristretto, come pure le ricerche che promuovono frutta e verdura (anche la dieta italiana lo fa!) non vogliono affatto promuove il veganesimo: affermarlo è commettere un errore logico gravissimo perché promuovere frutta e verdura non vuol dire cibarsi solo di esse. Esempio: stabilire che l'acqua è fondamentale alla vita, non vuol dire "nutriamoci di sola acqua"!
Meditate vegani, meditate...
Anni fa, i movimenti vegetariani e vegani ebbero un incremento numerico nella popolazione anche grazie alla frangia di paurosi ossessionati dall'idea che il cancro avesse sicuramente una causa alimentare e, in particolare, fosse collegato al consumo di carne. Se permane la scelta etica, ora anche fonti vegetariane e vegane devono ammettere che un tale tipo di alimentazione per la salute non è il massimo. Onore al merito.
Uno studio di Walsh presentato nel 2002 al 35-esimo congresso vegetariano è diventato una pietra miliare per capire il rapporto fra alimentazione e cibi animali. Chi vuole leggersi tutto lo studio può farlo al link indicato precedentemente. Qui ci limitiamo a segnalare le cose più interessanti:
- La vitamina B12, assieme ai folati, è necessaria per convertire l'omocisteina in metionina.
- Se questa reazione metabolica è bloccata, allora i livelli di omocisteina aumentano, causando l'elevazione dei livelli di SAH (S-adenosilomocisteina) e bloccando reazioni di metilazione vitali.
- I processi di metilazione sono necessari per stabilizzare DNA, RNA, proteine, produrre neurotrasmettitori e altre sostanze (coenzima Q10) e disintossicare l'organismo.
- Una carenza di folati favorisce l'anemia megaloblastica.
- In carenza di vitamina B12 le reazioni di metilazione sono compromesse e i folati vengono in parte intrappolati ("trappola del metile"), provocando ancora anemia megaloblastica.
- La carenza di vitamina B12, a fronte di elevate assunzioni di folati, provoca danni al sistema nervoso, piuttosto che anemia.
- L'omocisteina ha effetti favorenti l'ossidazione (pro-ossidanti) ed è coinvolta nel rischio cardiovascolare.
- I livelli medi di omocisteina nei vegani sono circa 14 mmol/l. Sulla base dei risultati sopra riportati, questi elevati livelli elevati della sostanza possono essere associati con un aumento in mortalità del 40%, riconducibile soprattutto a malattie cardiovascolari e altre cause.
- I bassi livelli di colesterolo dei vegani permettono di prevedere una mortalità per cardiopatia pari al 50% di quella dei carnivori, cosicché il risultato totale atteso dovrebbe portare alla riduzione di circa il 30% della mortalità attesa per cardiopatia, ma si riscontra anche un aumento del 40% di mortalità per altre cause, con poca differenza quindi nella mortalità totale.
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In altri termini, un'alimentazione vegana diminuisce sì il colesterolo, ma aumenta l'omocisteina. Morale: non cambia nulla. Tant'è che lo studio di Walsh indica che la mortalità di carnivori regolari e di vegani è la stessa! Da notare che si riduce del 16% se il soggetto è un consumatore di carne occasionale o è vegetariano, ma addirittura del 18% se è un mangiatore di pesce. Come dire: essere vegani non è la scelta salutistica più corretta.
Vegetariano? No grazie
Erica
mi chiede in maniera secca: "Perché non è
vegetariano?".Penso per coerenza, non ho mai trovato un vegetariano che riuscisse a dimostrarmi che "si debba essere vegetariani".
Premesso che non sono patosensibile, mi aspetto che un vegetariano mi illustri con coerenza i motivi della sua scelta.
Si parte di solito con il fatto che "ogni forma di vita va salvaguardata"; okay, ma allora come la mettiamo con le carote e gli altri vegetali? (Rileggetevi questa storiella).
Per alcuni il paragone fra carota e mucca sarebbe insensato; in realtà il loro approccio alla discussione è emotivo e non razionale. Infatti alla base di ogni valutazione deve esserci un indice (senza il quale la valutazione è emotiva). Qual è l'indice che si usa? Qualunque si scelga (per esempio l'intelligenza, una pianta è meno intelligente di un animale), si scopre che, se applicato al confronto uomo-animale, è a tutto vantaggio dell'uomo. Quindi se una carota vale (secondo un indice scelto a piacere) meno di una mucca, anche la mucca vale meno di uomo e una persona ha diritto di mangiarsela come il vegetariano si mangia la carota (transitività).
L'unico indice che non venga subito scartato è la "capacità di provare dolore"; anche se molti ammettono una sensibilità nelle piante, non si può negare che un animale sembri provare più dolore rispetto a una pianta. D'altro canto, è anche vero che l'indice "capacità di provare dolore" per molti animali "inferiori" è nettamente minore (si ricordi nella storiella sopraccitata la posizione del pesce che è meno critica di quella della tortora perché la patosensibilità di chi vede la sua agonia avverte che "soffre di meno") che nell'uomo e questo ci riconduce a scartare l'indice, almeno per gli animali "inferiori" (cioè se la carota soffre di meno di un pesce, anche il pesce soffre meno dell'uomo e una persona ha diritto a mangiarselo come il vegetariano si mangia la carota).
Qual è la soglia cui fermare la transitività? La mia filosofia di vita ha dato una risposta che mi soddisfa: poiché alla base di essa c'è la capacità di amare, è fondamentale giudicare le specie viventi in base alla loro capacità di amare, la vita o il dolore non c'entrano. Un cane, che sa amare, non è una carota, semplice. E sul fatto che una mucca possa amare veramente qualcuno ho dei forti dubbi: l'amore non è dipendenza vitale (cioè cercare cibo e protezione) o istinto alla riproduzione, è molto più complesso, basato sui sentimenti che prova chi ama. Penso che chiunque ritenga che una gallina o una mucca sappiano dare affetto disinteressato sia razionalmente fuori strada... Un cane lo fa.
Sugli elenchi...
Egregio sig. Albanesi
premetto che non sono vegano (neanche vegetariano), in relazione alla Sua risposta data ad Erica nella quale afferma che non c'è nessun campione olimpico di potenza/resistenza vegano Le trasmetto un link che afferma l'esatto contrario elencando una nutrita lista di campioni vegani (uno tra tutti Carl Lewis che tra l'altro mi pare lo affermi anche nel suo sito). Cordiali saluti. Giovanni
L'elenco è noto, ma è anche molto dubbio. I dubbi si possono riassumere in:
- non si fa distinzione fra vegetariani e vegani; fondamentale dal punto di vista nutrizionale. Un vegetariano assume anche proteine animali (uova, latte, formaggi ecc.) e, dal punto di vista della prestazione, non è penalizzato rispetto a un onnivoro.
- Molti atleti elencati appartengono a un passato lontano. Per esempio che Paavo Nurmi (morto nel 1973) fosse vegano occorre crederlo sulla parola dei vegani.
- Molti atleti sono diventati vegetariani o vegani alla fine della loro carriera.
- Molti atleti appartengono a sport tecnici. Ovvio che per esempio nel calcio, l'essere o meno vegani poco importa, visto che la massima efficienza fisica non è il collo di bottiglia per diventare grandi campioni. Per esempio nel calcio un tossicodipendente può essere una grande stella, ma penso che nessuno, additandolo come esempio, possa sostenere che essere tossicodipendenti conviene!
- Molti atleti non sono più in attività; mentre lo erano, mai avevano affermato di essere vegani.
Visti questi estremismi, mi chiedo:
ma se era vegetariano dal 1990, perché non ha mai pubblicizzato all'epoca questa sua moda alimentare?
Sinceramente penso che se un grande campione in attività fosse convinto che essere vegani aiuti la propria salute, lo si saprebbe, sia perché sarebbe uno scoop sia perché l'interessato stesso non perderebbe a ogni occasione (come fa il prof. Veronesi) di far conoscere le sue scelte.Un ulteriore commento sugli elenchi:
Madonna: da cacciatrice di uomini a cacciatrice di... fagiani
È
importante riflettere su come sia facile usare Internet come mezzo di
convincimento: una pagina Internet ha una credibilità che molti utenti
sovrastimano e se non si possiede spirito critico e non si riescono a
confrontare le fonti e a rilevare le contraddizioni con semplici strumenti
come il
Ma se… si è spacciati.Pensiamo alle liste dei vegetariani VIP diffuse dalle associazioni animaliste, vegane ecc. Ne abbiamo già parlato nella pagina riguardante il modello alimentare vegano; come aggiornamento all'argomento, posso solo dire che in tutte quelle liste figura ancora con grande enfasi Madonna; un tempo vegetariana, da molto non lo è più, anzi è diventata cacciatrice ("rispetto molto di più gli animali da quando ho iniziato a ucciderli").
A settembre Madonna ha lanciato 1.000 fagiani nella sua tenuta di Ashcombe House in previsione dell'apertura della stagione venatoria (che in Inghilterra inizia il primo ottobre); chissà se la notizia verrà data nei siti che ospitano i famosi elenchi…
La carne è debole...
Il movimento vegansessuale è nato in Nuova Zelanda e si è diffuso negli USA. Si tratta dei vegani più intransigenti che rifiutano di fare sesso con individui impuri perché mangiano carne e prodotti animali.
Francamente non so se dietro a questa notizia (che si basa su una ricerca su soli 157 vegani) ci sia solo la voglia di uno scoop giornalistico o se la setta sia veramente in espansione. Partendo dal concetto (peraltro sbagliato perché contano per lo meno anche genetica e psicologia) di Feuerbach secondo cui l'uomo è ciò che mangia, i vegansessuali si rifiutano di andare a letto con individui non vegani, quindi anche con vegetariani che si nutrono di uova e/o formaggio. La notizia fa sorridere, ma in realtà è la prova di come un'idea potenzialmente innocua (non mangio cibi di origine animale) possa trasformarsi in una forma di razzismo. Cosa c'è di peggio che considerare un uomo impuro per le sue abitudini o credenze?

Cosa succederebbe se i vegansessuali diventassero la maggioranza? Novelli nazisti, ripulirebbero il mondo da noi soggetti impuri? Magari dandoci in pasto ai leoni per una crudele legge del contrappasso?
Un esempio interessante per capire come ogni forma di estremismo, anche se apparentemente innocuo, ha in sé un germe di pericolosità sociale.
Dietitians of Canada
Gentile Roberto Albanesi,
Lei considera in modo non molto positivo le diete vegetariane e ancor peggio quelle vegane, a causa della loro difficoltà di gestione, della prevalenza dei carboidrati rispetto agli altri nutrienti, della difficoltà di reperire le fonti proteiche adeguate ecc...
Ho trovato in Internet e letto con attenzione la posizione DELL'AMERICAN DIETETIC ASSOCIATION E DEI DIETITIANS OF CANADA sulle diete vegetariane. In questo documento, oltre a fornire chiare informazioni a chi, come me, è vegano e non vuole incorrere in carenze di B12, omega-3 e calcio, si dichiara che le diete vegetariane e vegane sono adeguate a ogni stadio della vita umana e anche all'attività agonistica.
I vegani e vegetariani, nonostante la prevalenza di carboidrati (la quota consigliata è fra il 60% e il 70%), risultano più magri, più longevi e più sani.
Non voglio santificare questo tipo di regime alimentare, soprattutto perché è frutto di scelte non solo salutistiche, ma anche etiche e morali, ma credo che ci siano sufficienti elementi per poterlo rivalutare.
Anche una dieta "onnivora" non ben bilanciata può portare a notevoli carenze.
Quello che è necessario, per vegani, vegetariani, carnivori e onnivori è un'adeguata coscienza alimentare e la volontà di cibarsi in modo corretto per restare in salute.
Il Suo sito ha contribuito e contribuisce tutt'ora alla mia coscienza alimentare e sportiva. Spero che in futuro Lei potrà dedicare più spazio ai vegani e vegetariani podisti nel Suo sito.
Cordiali saluti, Erica
Divido la risposta in tre parti.
1 - Giudizio sulle diete vegetariane/vegane.
A mio avviso, le diete vegetariane possono essere tranquillamente accettate se il soggetto si costruisce una coscienza alimentare. È questo il succo del discorso, forse non chiaro nella pagina del sito. Sul fatto che siano migliori di altre permangano dubbi che discuteremo al terzo punto. Sulle diete vegane (per inciso, noto che molti documenti vegani usano posizione valide per i vegetariani, ma ciò è scientificamente scorretto) resta il mio giudizio negativo. Le capisco dal punto di vista etico, ma è assurdo rischiare la salute (una persona che è costretta ad assumere integratori o fare salti mortali per far quadrare i conti è a rischio, se non ha la competenza sufficiente per farlo come è stato dimostrato da diversi casi di malnutrizione di figli di vegani dalle conoscenze alimentari minime).
2 - Dietitians of Canada
Le pagine che tu citi vogliono solo dare indicazioni su come non incorrere in carenze di vitamina B12, omega-3 e calcio. Sinceramente non ho trovato il punto che afferma che le diete vegetariane e vegane sono indicate "anche all'attività agonistica".
Il documento in questione non è a favore delle diete vegetariane o vegane (come i sostenitori di tali modelli vogliono fare intendere), ma solo dà una serie di avvertimenti su come i vegetariani possano vivere comunque bene.
Sull'attività agonistica rilevo che non c'è nessun campione olimpico di resistenza o di potenza che sia vegano. Un dato abbastanza decisivo, visto che si parla di almeno un migliaio di soggetti. Ovvio che se Baldini diventasse vegano avrebbe un motore tale che riuscirebbe tranquillamente a correre la maratona in 2h15', sarebbe nei primi 15-20 d'Italia, ma non certo il primo. Può darsi che nasca un campione così superiore agli altri che, da vegano, possa vincere le olimpiadi, ma i grandi numeri, per ora, condannano tale modello alimentare. In altri termini, uno può fare attività agonistica, ma essere vegano non significa che la faccia al meglio.
3 - I vegani e vegetariani, nonostante la prevalenza di carboidrati risultano più magri, più longevi e più sani.
Questo non è affatto corretto ed è il frutto di un distorcimento delle cause. Non ha senso dire che i vegetariani sono più magri, più longevi e più sani confrontandoli con tutta la popolazione. Si confonde una causa diretta con una indiretta. Infatti il vegetariano in genere è attento allo stile di vita e alla salute. È questa sua attenzione (causa diretta) che lo rende più longevo della media della popolazione che magari beve, fuma ecc., non il fatto che si nutre di vegetali.
In altri termini, l'insieme dei vegetariani dovrebbe essere confrontato con quello di chi è comunque attento alla propria salute, ma vegetariano non è (chi ha uno stile di vita corretto non supera il 10% della popolazione). Purtroppo questo studio nessuno lo ha ancora fatto.
Per esperienza personale ho seguito quasi una decina di amici vegetariani/vegani per circa 20 anni. Tutti sono invecchiati abbastanza male e chi 20 anni fa sportivamente mi precedeva ora mi segue... Non è una statistica, ma se permetti, è un dato personale che mi fa riflettere.
