Guida agli integratori alimentari
Papaya fermentata
Copyright by THEA 2009
La papaya fermentata è uno degli integratori più gettonati del momento, supportato anche dalla promozione che ne sta facendo il premio Nobel Luc Montagnier.
Il continuo miglioramento delle condizioni di vita nei Paesi più avanzati e l'allungamento della vita media hanno reso la ricerca dell'elisir di lunga vita un vero e proprio business per cui è logico chiedesi se integratori come la papaya fermentata possano ritenersi una soluzione interessante. La risposta è NO.

La papaya fermentata

Si tratta di un integratore usato da almeno 15 anni in Giappone, ottenuto dalla papaya con un processo di fermentazione naturale che dura diversi mesi, al termine del quale viene macinata in una polvere finissima. I primi ricercatori giapponesi asserivano che i fitonutrienti contenuti nella papaya potessero rallentare moltissimo l'invecchiamento, combattendo i radicali liberi, una delle cause (spesso sopravvalutata) della degenerazione dell'organismo con l'età. Ovviamente, poi, i sostenitori della papaya passarono a decantarne le virtù per tutte le malattie degenerative, da quelle cardiache al morbo di Parkinson, dall'osteoporosi all'artrite fino ad arrivare al cancro.
Alla base del loro ottimismo c'era (e c'è) la generica osservazione che il sistema immunitario è strettamente legato al sistema antiossidante poiché, fra l'altro, si occupa di distruggere le componenti delle cellule alterate dallo stress ossidativo.

L'errore di novità

papayaSi tratta di un banale errore cui cadono vittima tutti coloro dotati di scarsa intelligenza acquisitiva: di fronte a un problema che non ha attualmente soluzione, ritengono che l'ultima novità possa essere migliore delle precedenti.
Succede con la cura dei tumori, con le terapie antinvecchiamento, con le pillole dimagranti o con la cura non invasiva della cellulite; anche in campo non medico l'errore di novità è diffuso: si pensi ai meccanismi con cui le società di investimento propongono ai loro clienti soluzioni sempre nuove, illudendoli che, essendo migliori di quelle vecchie, guadagneranno di più e senza rischi; oppure alla pubblicità del detersivo: "Nuovo Pincopallo lava più bianco!".
L'errore riguarda la parte acquisitiva dell'intelligenza perché, di fatto, chi lo commette non sa gestire l'assenza di dati e ragiona con un semplicistico "è nuovo, proviamolo, magari funziona!".
Nel caso della papaya è evidente che
  • la promozione di un premio Nobel,
  • i grossi investimenti pubblicitari,
  • l'errore di novità di gran parte della popolazione che si illude di aver scoperto l'elisir dell'eterna giovinezza
non possono che fare di questo integratore un prodotto molto chiacchierato.

La papaya funziona?

Come detto, è lecito esprimere molti dubbi.
Alcuni pareri - Siamo in buona compagnia visto che nel 2004 (anno in cui Montagnier incominciò a supportare lo sviluppo commerciale del prodotto) Silvio Garattini (direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Negri di Milano) affermava: "Ancora non riesco a capire come un ricercatore dello spessore di Montagnier possa farsi promotore di un preparato del genere. Non perché si tratta di un integratore, ma perché non esistono a tutt'oggi studi che ne abbiano dimostrato l'efficacia. Non si può consigliare una sostanza se niente dimostra che funzioni".  E Adriana Maggi, direttore del centro di eccellenza per la malattie degenerative del cervello dell'Università di Milano: "Ben vengano studi sull'estratto di papaya e l'invecchiamento cerebrale; noi non abbiamo niente in contrario, ma per ora quel che vediamo è solo un fenomeno commerciale, di ricerca neanche l'ombra".
Le ricerche - Dal 2004 è cambiato qualcosa? NO. Andate su Pubmed (la banca dati degli articoli pubblicate sulle maggiori riviste internazionali) e provate a comparare i dati della vitamina E (un altro potente antiossidante) con quelli della papaya fermentata:

  Vitamina E Papaya fermentata
Ricerche totali 27.927 22
Nel 2009 95 0
Nel 2008 1.040 2

Come dire: la comunità scientifica internazionale non crede alla papaya!
Il testimonial – Nonostante Montagnier conosca la papaya dal 1994 e, probabilmente, la usi personalmente, non è certo un buon testimonial, dimostrando tutti i suoi 77 anni (del resto uno che consiglia di limitare l'esercizio fisico a mezz'ora al giorno…). Sicuramente la sua abilità politica (uno dei pochi a vincere il Nobel su un argomento, l'AIDS, sul quale non è stata detta l'ultima parola) è eccelsa, le sue capacità commerciali anche (visto che si è prodigato nel sostenere che la papaya fermentata DOC è il solo prodotto che spinge e che gli altri, addirittura, potrebbero essere dannosi), la sua abilità nel marketing così così (visto che consigliò la papaya a Giovanni Paolo II senza ottenere alcun risultato pratico, visto che la malattia del papa decorse in modo del tutto usuale), ma la sua razionalità è del tutto normale, da uomo comune, visto che non sa liberarsi dal delirio di onnipotenza che affligge spesso la classe medica con considerazioni tutto sommato banali come quelle riportate in questo articolo.
I test – Le ricerche che promuovono un integratore antiradicali liberi hanno un modo molto semplice per dimostrare la loro efficacia: allungare la vita di animali a vita breve. Nell'uomo si può sfruttare l'errore di novità perché la lunga vita media rende molto difficile smontare con i fatti la tesi che l'integratore X non ti fa vivere in media 20 anni in più, occorre infatti attendere troppo tempo. Poiché il danno ossidativo esiste anche negli animali, proviamo X sui cani e vediamo se la loro vita media aumenta. Non a caso i migliori mangimi per cani contengono antiossidanti come vitamina C ed E in dosi massicce e non è oggi raro trovare cani (di razze predisposte) che vivono in buona salute fino a 16-18 anni con un incremento medio per razza di 3-4 anni. Ebbene, non esistono test del genere per la papaya.
La comparazione – Basta citare la ricerca (Calzuola, Gianfranceschi e Marsili, Dipartimento di Biologia Cellulare e Ambientale, Università di Perugia, e Centro di Eccellenza Materiali Innovativi e Nanostrutturati, Università di Perugia) del 2006 comparsa su Int J Food Sci Nutr.
La ricerca ha comparato l'attività antiossidante di germogli di grano (ricchi di vitamina E), Morinda citrifolia (noni), papaya fermentata e tè bianco (un tè molto pregiato prodotto in Cina e Sri Lanka). Ecco l'abstract della ricerca:

Sono stati analizzati, per determinare il loro potere riducente e l'attività antiossidante, estratto idroalcolico di germogli di grano, tè bianco, Morinda citrifolia e  papaya fermentata. I risultati mostrano che le micromoli di ferrocianuro di potassio ridotto da una quantità di estratto corrispondente a 1 g di vari tessuti disidratati di partenza sono i seguenti: 12,91 + / -0,83 (germogli di grano), 10,66 + / -1,22 (M. citrifolia), 17,06 + / -1,24 (tè bianco), e 1,05 + / -0,09 (papaya fermentata). Inoltre i risultati mostrano una forte attività di eliminazione di superossido negli estratti di tè bianco, Morinda citrifolia e germogli di grano. L'attività dell'estratto di papaya fermentata è la più bassa.

La papaya nella rete

Per favore, abbiate pietà: dopo aver letto questi articoli non mandateci mail chiedendoci se la papaya funziona!

Luc Montagnier (Chabris, 18 agosto 1932) è un medico, biologo e virologo francese. Professore presso l'Istituto Pasteur di Parigi, presidente della fondazione mondiale per la ricerca e prevenzione dell'AIDS, ha scoperto nel 1983 il virus HIV e ha vinto (con Francoise Barrè-Sinoussi per la stessa motivazione e il tedesco Harald zur Hausen per i suoi studi sul Papillomavirus) il premio Nobel per la medicina 2008.



Consiglia l'articolo su Google, clicca   Se vuoi condividerlo su Twitter, clicca