Il multivitaminico
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Ci sono moltissime sostanze coinvolte nel benessere dell'organismo.
Purtroppo la ricerca enfatizza le proprietà di un numero impressionante di
micronutrienti con il vero risultato di disorientare il consumatore che, se
ascoltasse tutti, diverrebbe ben presto un laboratorio umano. Per esempio la
tal ricerca afferma che statisticamente chi ha avuto un ictus ha valori
bassi di vitamina B6; da ciò deriva il consiglio scontato:
Un
simile atteggiamento è da condannare perché si basa su argomentazioni troppo
semplicistiche. I principali errori logici che si possono descrivere sono i
seguenti:
a) la carenza deve essere accertata e non presunta.
b) La carenza potrebbe essere derivata da un pessimo assorbimento; sarebbe pertanto inutile fornire il micronutriente in una forma non assorbibile.
c) Ciò che funziona su soggetti malati non è detto che funzioni su soggetti sani; la carnitina è ampiamente usata per i cardiopatici mentre ha effetti praticamente nulli su persone sane. L'effetto del micronutriente è perciò funzione delle condizioni del soggetto.
d) L'effetto del micronutriente subisce una saturazione; oltre una certa quantità (che magari è assunta già con la dieta) è del tutto inefficace.
e) La filosofia del "tanto male non fa" è assurda poiché ogni sostanza, da sola o interagendo con altre, provoca se assunta in quantità eccessiva effetti collaterali più o meno gravi.
Per evitare di assumere inutilmente dosi massicce di troppi micronutrienti occorre mediare i risultati della ricerca; il multivitaminico effettua questa media, fornendo:
1) quantità significative;
2) quantità non dannose;
3) formulazioni assorbibili;
4) sostanze effettivamente utili.
Il punto 1) tiene conto dei punti a) e d); il punto 2 del punto e); il punto 3 del punto b) e il punto 4) del punto c).
Ovviamente non tutti i ricercatori sono d'accordo sia sulle sostanze da considerare in un multivitaminico, sia sulle loro quantità. I multivitaminici italiani sono del tutto ridicoli come quantità se confrontati con quelli americani. L'esperienza (e il buon senso) ci dicono che esistono solo due posizioni ragionevoli: o non si prende nulla o si usano dosi americane. Infatti non esistono ricerche significative che trattino quantità "italiane": i risultati si ottengono (a prescindere dai punti c) ed e) precedenti) con dosi americane.
Alcune sostanze poi svolgono così tante funzioni che ha senso assumerle autonomamente, sempre ammesso che la dieta non riesca a fornirle nelle quantità richieste (micronutrienti eccellenti). È il caso della vitamina E o della vitamina C o, fra i minerali, del calcio. Pertanto appare ragionevole costruire il proprio piano di integrazione considerando:
Le vitamine fanno male? - Rimandiamo all'articolo sulle vitamine per una trattazione approfondita. In questa sede forniamo una risposta non scientifica, ma molto pratica. Le vitamine sono a tutti gli effetti nutrienti e come tali hanno dosi ottimali, dosi irrisorie e dosi dannose. Se si assume troppo zucchero (o miele o fruttosio) s'ingrassa, la glicemia aumenta ecc.; se si beve un bicchiere di vino non succede nulla, ma se se ne bevono due litri nella maggior parte delle persone la sbronza è assicurata; se si mangia una bistecca non succede nulla (perdonino i vegetariani ...), ma se si mangia un chilo di carne il rene ne soffre ecc. Anche per le vitamine è la stessa cosa: 30 UI (unità internazionali pari a 20 mg di vitamina E nella miglior forma naturale) di vitamina E non fanno nulla, 600 UI possono difenderci da molti problemi, 6.000 UI sarebbero dannose.
Per saperne di più: L'integrazione vitaminica
Leggendo
il bugiardino (foglietto illustrativo dei farmaci - N.d.R.) del
Supradyn, Stefano ha notato: "Attenzione: usare solo per brevi periodi di
trattamento" (senza peraltro che fosse indicata la durata dell'eventuale
periodo massimo di trattamento). Si chiede pertanto se sia possibile
assumere ininterrottamente il Supradyn (o un altro multivitaminico ad alto
dosaggio) o sia consigliabile considerare dei cicli di durata determinata.
Il dubbio nasce dal fatto che pare piuttosto strano che una casa
farmaceutica, notoriamente orientata al business, consigli un uso
discontinuo e breve del proprio prodotto, se non a seguito di fattori di
rischio tali da imporre questo tipo di indicazione.
La casa farmaceutica è orientata al business, ma come si suol dire non si può avere la moglie ubriaca e la botte piena.
In Europa le leggi sull'integrazione sono molto differenti da quelle americane e lo sono proprio perché le case farmaceutiche hanno imposto che i vitaminici ad alto dosaggio fossero venduti solo in farmacia (grosso business) e solo dopo essere stati valutati come farmaci. Ovvio che per ottenere questo hanno dovuto perorare il concetto che non si possa prendere per sempre il prodotto (perché altrimenti tanto varrebbe venderlo al supermercato). Con una piccola riduzione del business hanno messo tutto nel bugiardino, consci che solo un utente su 10 lo legge.
In poche parole: con una frase priva di spessore scientifico, hanno messo fuori gioco i concorrenti "non farmaceutici".
prendete la vitamina B6 e diminuirete le probabilità di ictus.
Un
simile atteggiamento è da condannare perché si basa su argomentazioni troppo
semplicistiche. I principali errori logici che si possono descrivere sono i
seguenti:a) la carenza deve essere accertata e non presunta.
b) La carenza potrebbe essere derivata da un pessimo assorbimento; sarebbe pertanto inutile fornire il micronutriente in una forma non assorbibile.
c) Ciò che funziona su soggetti malati non è detto che funzioni su soggetti sani; la carnitina è ampiamente usata per i cardiopatici mentre ha effetti praticamente nulli su persone sane. L'effetto del micronutriente è perciò funzione delle condizioni del soggetto.
d) L'effetto del micronutriente subisce una saturazione; oltre una certa quantità (che magari è assunta già con la dieta) è del tutto inefficace.
e) La filosofia del "tanto male non fa" è assurda poiché ogni sostanza, da sola o interagendo con altre, provoca se assunta in quantità eccessiva effetti collaterali più o meno gravi.
Per evitare di assumere inutilmente dosi massicce di troppi micronutrienti occorre mediare i risultati della ricerca; il multivitaminico effettua questa media, fornendo:
1) quantità significative;
2) quantità non dannose;
3) formulazioni assorbibili;
4) sostanze effettivamente utili.
Il punto 1) tiene conto dei punti a) e d); il punto 2 del punto e); il punto 3 del punto b) e il punto 4) del punto c).
Ovviamente non tutti i ricercatori sono d'accordo sia sulle sostanze da considerare in un multivitaminico, sia sulle loro quantità. I multivitaminici italiani sono del tutto ridicoli come quantità se confrontati con quelli americani. L'esperienza (e il buon senso) ci dicono che esistono solo due posizioni ragionevoli: o non si prende nulla o si usano dosi americane. Infatti non esistono ricerche significative che trattino quantità "italiane": i risultati si ottengono (a prescindere dai punti c) ed e) precedenti) con dosi americane.
Alcune sostanze poi svolgono così tante funzioni che ha senso assumerle autonomamente, sempre ammesso che la dieta non riesca a fornirle nelle quantità richieste (micronutrienti eccellenti). È il caso della vitamina E o della vitamina C o, fra i minerali, del calcio. Pertanto appare ragionevole costruire il proprio piano di integrazione considerando:
- i micronutrienti eccellenti, assunti singolarmente (per esempio alcuni antiossidanti);
- un multivitaminico ben formulato per coprire tutte le altre esigenze.
Le vitamine fanno male? - Rimandiamo all'articolo sulle vitamine per una trattazione approfondita. In questa sede forniamo una risposta non scientifica, ma molto pratica. Le vitamine sono a tutti gli effetti nutrienti e come tali hanno dosi ottimali, dosi irrisorie e dosi dannose. Se si assume troppo zucchero (o miele o fruttosio) s'ingrassa, la glicemia aumenta ecc.; se si beve un bicchiere di vino non succede nulla, ma se se ne bevono due litri nella maggior parte delle persone la sbronza è assicurata; se si mangia una bistecca non succede nulla (perdonino i vegetariani ...), ma se si mangia un chilo di carne il rene ne soffre ecc. Anche per le vitamine è la stessa cosa: 30 UI (unità internazionali pari a 20 mg di vitamina E nella miglior forma naturale) di vitamina E non fanno nulla, 600 UI possono difenderci da molti problemi, 6.000 UI sarebbero dannose.
Per saperne di più: L'integrazione vitaminica
IL COMMENTO
Bugiardini di nome e di fatto
Leggendo
il bugiardino (foglietto illustrativo dei farmaci - N.d.R.) del
Supradyn, Stefano ha notato: "Attenzione: usare solo per brevi periodi di
trattamento" (senza peraltro che fosse indicata la durata dell'eventuale
periodo massimo di trattamento). Si chiede pertanto se sia possibile
assumere ininterrottamente il Supradyn (o un altro multivitaminico ad alto
dosaggio) o sia consigliabile considerare dei cicli di durata determinata.
Il dubbio nasce dal fatto che pare piuttosto strano che una casa
farmaceutica, notoriamente orientata al business, consigli un uso
discontinuo e breve del proprio prodotto, se non a seguito di fattori di
rischio tali da imporre questo tipo di indicazione. La casa farmaceutica è orientata al business, ma come si suol dire non si può avere la moglie ubriaca e la botte piena.
In Europa le leggi sull'integrazione sono molto differenti da quelle americane e lo sono proprio perché le case farmaceutiche hanno imposto che i vitaminici ad alto dosaggio fossero venduti solo in farmacia (grosso business) e solo dopo essere stati valutati come farmaci. Ovvio che per ottenere questo hanno dovuto perorare il concetto che non si possa prendere per sempre il prodotto (perché altrimenti tanto varrebbe venderlo al supermercato). Con una piccola riduzione del business hanno messo tutto nel bugiardino, consci che solo un utente su 10 lo legge.
In poche parole: con una frase priva di spessore scientifico, hanno messo fuori gioco i concorrenti "non farmaceutici".
