Dimagrisci e rinasci: il metodo Albanesi
La dieta vegetariana
Copyright by THEA 2008
dieta vegetarianaIl concetto di dieta vegetariana non è molto preciso. È dunque il caso di introdurre alcune definizioni.
Tutte le diete vegetariane hanno in comune l'astensione completa dal consumo di carne e di pesce, cioè il consumo diretto di animali.
Il falso vegetariano - Non si possono considerare pertanto vegetariani coloro che si astengono dalla carne (magari solo per motivi di appetibilità), ma si cibano di pesce. Questa considerazione è molto importante a fini statistici in quanto molti sono convinti di essere vegetariani "perché non mangiano carne". In quest'ottica non è vegetariana la dieta macrobiotica che non esclude il consumo di carne e soprattutto di pesce. Non sono vegetariani nemmeno quelli che lo sono "di massima", salvo poi, quando pranzano fuori, non farsi problemi di fronte a un bel piatto di pasta al ragù o di spaghetti alle vongole.
Il vegetariano - La grande suddivisione delle diete vegetariane è fra coloro che assumono comunque proteine animali (ovolattovegetariani, uova, latte e latticini, lattovegetariani, latte e latticini, ma non uova, ovovegetariani, uova, ma non latte e latticini) e chi esclude dalla propria dieta qualunque fonte animale.
Chi si nutre di uova e/o latte e formaggi è vegetariano.
Il vegano (vegetaliano) - Chi esclude ogni fonte animale (attenzione: anche il miele è alimento di origine animale) è detto invece vegano o vegetaliano. Le diete vegane sono oggetto di un articolo separato.

I motivi della scelta vegetariana

Sono più di uno, anche perché il proselitismo vegano e animalista (basti verificare con che dovizia di particolari si stilano gli elenchi di vegetariani famosi; informazioni sull'argomento nell'articolo sulle diete vegane) ne hanno introdotti altri che giocano spesso sulla patosensibilità di una parte di una popolazione e sul semplicismo (molto facile mostrare la risoluzione di un problema, nascondendo che la soluzione ne introduce altri).

Scelta etica - A mio avviso, se limitata al vegetarianesimo, è perfettamente accettabile purché sia individuale. Poiché aboliscono solo l'uso di quegli alimenti che comportano l'uccisione dell'animale, le diete vegetariane, non operando restrizioni particolari sui macronutrienti, possono essere perfettamente accettate. In realtà non si possono nemmeno chiamare diete, ma scelte esistenziali che limitano (in misura nemmeno così eclatante) solo il ricettario degli alimenti a disposizione. Resta però poi il problema di quanto e cosa mangiare. In realtà basta che il vegetariano si faccia una coscienza alimentare e si costruisca una dieta equilibrata, impiegando uova, latte, latticini, proteine vegetali (legumi, soia ecc.) e grassi vegetali (non solo oli, ma anche frutta secca come noci e arachidi; infatti, non consumando pesce, spesso il vegetariano deve fare attenzione ad assumere una giusta quantità di acidi grassi essenziali). Non altrettanto dicasi per i vegani.
Non condivido chi invece vuol fare del vegetarianesimo una scelta sociale, collettiva, trasformandolo di fatto in una Chiesa o in una setta. Infatti il problema va a toccare il mistero della vita ed è molto miope e presuntuoso pretendere di dimostrare che essere vegetariani è sbagliato come quello di dimostrare che si debba essere vegetariani. Il problema è analogo all'esistenza di Dio; il Well-being ritiene che non si possa dimostrare né che esiste né che non esiste, quindi credere o meno può essere solo una scelta personale.
Vegetariani e salute - Agli inizi degli anni '80 ci fu chi scelse la strada del vegetarianesimo per sconfiggere il cancro. A quasi 30 anni di distanza le evidenze dimostrano che non c'è nessuna protezione e che il mistero cancro è lungi dall'essere semplicisticamente risolto. Aggiorno questo articolo anche in base alla morte di un mio amico cinquantunenne che più di vent'anni fa divenne vegano proprio per sconfiggere quel cancro che, per una tragica ironia della sorte, lo ha colpito all'intestino e se l'è portato via.  Da un punto di vista salutistico il fatto di non cibarsi di carne non migliora il quadro. Infatti nelle uova, nel latte, nei latticini (ma anche nei grassi vegetali e nell'olio di oliva) sono contenuti gli stessi grassi saturi delle parti grasse della carne. I medici vegetariani sostengono che si vive di più riducendo moltissimo le proteine animali (spesso con una chiara sproporzione nei macronutrienti a favore dei carboidrati), ma le ricerche che portano a sostegno della loro tesi confrontano campioni generici di popolazione con vegetariani/vegani e non sono significative perché il vegetariano salutista è già comunque più attento alla sua salute di altre persone (per esempio non fuma) e non si può escludere che siano gli altri fattori di attenzione a farlo eventualmente vivere di più: statisticamente occorrerebbe confrontare campioni di persone non vegetariane con un ottimo stile di vita con vegetariani salutisti. Per ulteriori approfondimenti si consulti l'articolo sulla dieta vegana.
Vegani e allevamenti - Uno dei motivi per cui una piccolissima parte della popolazione passa dal vegetarianesimo al veganesimo è costituita dalla condizione in cui vengono allevati gli animali destinati all'alimentazione. Immagini forti e commenti ad hoc possono persino portare le persone a gesti di reazione, trasformando la patosensibilità in violenza, con posizioni molto vicine a quelle dell'arrabbiato sociale (e in effetti certi animalisti lo sono).
In realtà non è necessario essere violenti, basterebbe essere pratici e razionali. Gli allevamenti intensivi si combattono con la banale argomentazione che le carni che propongono sono organoletticamente pessime. Da anni ormai non compro più carni al supermercato, tanto sono insipide o legnose, preferisco andare su altre fonti proteiche animali come tonno, salmone o selvaggina. Polli e bistecche li gusto solo se la provenienza mi assicura un'ottima qualità, il che equivale a condizioni di allevamento "ruspanti". Il messaggio da far filtrare nella popolazione è dunque: astenetevi dal consumare prodotti d'allevamento intensivo, visto che costano comunque e vi danno pochissimo. Inoltre ci sarebbe comunque una riduzione del consumo di carne (e di altri cibi) se le persone adottassero un regime normocalorico.
Vegetariani salvatori del mondo? - L'ultimo buon motivo per diventare vegetariani: poiché gran parte (peraltro percentuale sempre sovrastimata nei documenti animalisti) delle risorse agricole è destinata alla produzione di cibo per gli animali che mangiamo, se non li mangiassimo salveremmo il pianeta, niente foreste distrutte per far posto ai campi ecc. L'ecc. indica il mio disinteresse ad approfondire un argomento che il semplice buon senso condanna.
Premesso che le foreste sono distrutte anche dai campi di frumento destinati ai vegetariani, lo stesso discorso fatto per la carne può essere ampliato a frutta e verdure perché più frutta e più verdura significano più emissioni di anidride carbonica. Alla fine si scopre che ogni cosa che noi mangiamo, essendo in troppi sul pianeta, comporta problemi. Che senso ha ridurre di un 10% il consumo di carne, quando fra pochi decenni, se non facciamo qualcosa, saremo il doppio (aumento dell'antropentropia)? E francamente il 10% è già tanto perché non si può certo utopisticamente pensare che nel giro di qualche anno tutti diventino vegetariani (fra l'altro, l'economia insegna che quando si spegne bruscamente un motore economico il sistema va in crash).

IL COMMENTO

Vegetariano? No grazie!
 
vegetarianaErica mi chiede in maniera secca: "Perché non è vegetariano?".

Penso per coerenza, non ho mai trovato un vegetariano che riuscisse a dimostrarmi che "si debba essere vegetariani".
Premesso che non sono patosensibile, mi aspetto che un vegetariano mi illustri con coerenza i motivi della sua scelta.
Si parte di solito con il fatto che "ogni forma di vita va salvaguardata"; okay, ma allora come la mettiamo con le carote e gli altri vegetali? (Rileggetevi questa storiella).
Per alcuni il paragone fra carota e mucca sarebbe insensato; in realtà il loro approccio alla discussione è emotivo e non razionale. Infatti alla base di ogni valutazione deve esserci un indice (senza il quale la valutazione è emotiva). Qual è l'indice che si usa? Qualunque si scelga (per esempio l'intelligenza, una pianta è meno intelligente di un animale), si scopre che, se applicato al confronto uomo-animale, è a tutto vantaggio dell'uomo. Quindi se una carota vale (secondo un indice scelto a piacere) meno di una mucca, anche la mucca vale meno di uomo e una persona ha diritto di mangiarsela come il vegetariano si mangia la carota (transitività).
L'unico indice che non venga subito scartato è la "capacità di provare dolore"; anche se molti ammettono una sensibilità nelle piante, non si può negare che un animale sembri provare più dolore rispetto a una pianta. D'altro canto, è anche vero che l'indice "capacità di provare dolore" per molti animali "inferiori" è nettamente minore (si ricordi nella storiella sopraccitata la posizione del pesce che è meno critica di quella della tortora perché la patosensibilità di chi vede la sua agonia avverte che "soffre di meno") che nell'uomo e questo ci riconduce a scartare l'indice, almeno per gli animali "inferiori" (cioè se la carota soffre di meno di un pesce, anche il pesce soffre meno dell'uomo e una persona ha diritto a mangiarselo come il vegetariano si mangia la carota).
Qual è la soglia cui fermare la transitività? La mia filosofia di vita ha dato una risposta che mi soddisfa: poiché alla base di essa c'è la capacità di amare, è fondamentale giudicare le specie viventi in base alla loro capacità di amare, la vita o il dolore non c'entrano. Un cane, che sa amare, non è una carota, semplice. E sul fatto che una mucca possa amare veramente qualcuno ho dei forti dubbi: l'amore non è dipendenza vitale (cioè cercare cibo e protezione) o istinto alla riproduzione, è molto più complesso, basato sui sentimenti che prova chi ama. Penso che chiunque ritenga che una gallina o una mucca sappiano dare affetto disinteressato sia razionalmente fuori strada... Un cane lo fa.