Dimagrisci e rinasci: il metodo Albanesi
La dieta mediterranea
Copyright by THEA 2004-2006
La dieta mediterranea è stata "scoperta" dal medico Ancel Keys. Nel 1945 Keys sbarcò a Salerno insieme al contingente americano; durante la sua permanenza nel Cilento si accorse che le patologie cardiovascolari erano meno diffuse che nel suo paese. Seguirono diversi studi che stabilirono che l'incidenza delle patologie vascolari era inferiore nei paesi dove si utilizzava una dieta mediterranea. In realtà ancora oggi ci si avvale di quegli studi senza averli sottoposti ad analisi critica. In particolare:
a) non esiste una significativa differenza di vita media fra paesi come gli Stati Uniti, l'Italia, la Germania o il Giappone. Quindi se la dieta è responsabile della salute, se concludo che migliora l'incidenza delle patologie cardiovascolari, peggiorerà  l'incidenza di altre: solo così la vita media resta circa la stessa. Praticamente non ne ho nessun beneficio.
b) l'analisi statistica effettuata fra gli anni '50 e '70 non teneva conto che le morti per incidenti cardiovascolari di nazioni come l'Italia e la Grecia erano inferiori rispetto agli Stati Uniti semplicemente perché la gente moriva prima per altre cause!
Attualmente anche la dieta mediterranea è sotto accusa perché gli italiani sono il secondo popolo più obeso d'Europa e l'obesità aggrava proprio quelle patologie che la dieta mediterranea vorrebbe sconfiggere.
Purtroppo non è affatto vero che seguire la dieta mediterranea con i prodotti della nostra terra sia il modo migliore di alimentarsi. Infatti, grazie a spinte commerciali e scientifiche, la dieta mediterranea è diventata un esempio di ortoressia positiva: si esaltano (oltre i loro meriti) cibi "buoni", lasciando intendere che possano assicurare un'ottima salute. Purtroppo si legge troppo spesso che alimentarsi correttamente vuol dire assumere cibi ricchi di carboidrati e poveri di grassi e che la dieta mediterranea è sinonimo di mangiar bene perché ricorre a cibi semplici. È però proprio grazie alla dieta mediterranea e ai suggerimenti di molti esperti di scienza dell'alimentazione che gli italiani sono diventati il secondo popolo obeso d'Europa (dopo i tedeschi).

La dieta mediterranea (generica) non esiste!

Proviamo a chiedere a dieci nutrizionisti che cosa sia la dieta mediterranea e avremo dieci risposte diverse. In sostanza si hanno molte posizioni comprese fra due estremi:
  • quella più permissiva che vi parlerà di pane, pasta, olio d'oliva, pizza (cosa c'è di più mediterraneo della pizza?, vino (non fa bene al cuore?) ecc.;
  • Quella più restrittiva che vi parlerà solo di frutta e verdura, olio d'oliva extravergine e cereali integrali.
In sostanza vi accorgerete che ognuno usa il termine "dieta mediterranea" per sostenere le "proprie" convinzioni alimentari e ciò, converrete, non è molto scientifico.

La dieta mediterranea (generica) non è un modello alimentare.

Infatti un modello alimentare (e a maggior ragione una "dieta") dovrebbe innanzitutto fissare i fabbisogni calorici (se no che dieta è?) e la ripartizione dei macronutrienti, non genericamente spingere certi cibi (frutta, verdura, pane, pasta, olio ecc.). Si dovrebbe perciò parlare di indicazioni alimentari mediterranee e non di dieta (tenetelo presente ogni volta che sentite un dietologo o presunto tale che magnifica la dieta mediterranea).
Purtroppo si legge troppo spesso che alimentarsi correttamente vuol dire assumere cibi ricchi di carboidrati e poveri di grassi e che la dieta mediterranea è sinonimo di mangiar bene perché ricorre a cibi semplici.

Problemi della dieta mediterranea (generica)

dieta mediterraneaNella dieta mediterranea quattro sono i punti negativi:
  1. il fabbisogno calorico è sempre stato sovrastimato;
  2. diminuendo i grassi non si dimagrisce, vedasi il fallimento del progetto del governo statunitense contro l'obesità;
  3. non si notano significativi miglioramenti riguardo a molti fattori di rischio (ipertensione, colesterolo, glicemia ecc.;
  4. una dieta mediterranea è comunque difficile da seguire perché non controlla lo stimolo della fame.
Il primo punto è abbastanza semplice da dimostrare. Per una dieta salutista un uomo alto 172 cm con un peso di 70 kg è perfettamente nella norma. Se non svolge nessuna attività fisica il suo fabbisogno calorico è stimato in circa 2.500 calorie. Misuriamo la massa grassa del soggetto e scopriamo che è del 22%, del tutto normale direbbe un dietologo tradizionale. Lo stesso soggetto dopo sei mesi di attività fisica (moderata, ma costante, per esempio 45' di corsa al giorno) e un'opportuna dieta pesa 60,6 kg con un 10% di massa grassa e verifica che per mantenere tale condizioni sono sufficienti 2300 calorie (attività fisica compresa!). In entrambi i casi la massa magra è rimasta la stessa (circa 54 kg). Cosa vuol dire tutto ciò? Che i calcoli tradizionali erano sovrastimati perché andavano a nutrire anche il grasso in eccesso! Morale della favola: lasciate perdere ogni tabella troppo ottimista, per una mamma il figlio non è mai obeso!
L'ultimo punto si comprende facilmente se si considera che una dieta ricca di carboidrati aumenta lo stimolo della fame. L'errore della dieta mediterranea è che i singoli alimenti proposti vanno benissimo, ma privilegiare i carboidrati (pane, pasta, cereali ecc.) e i cibi tradizionali significa che con la dieta mediterranea è praticamente impossibile avere un regime controllato in calorie senza soffrire perennemente lo stimolo della fame.
È vero che la pasta non ingrassa, ma solo se assunta in modica quantità (due piatti al giorno e un sedentario è già spacciato) e con condimenti ipocalorici (praticamente solo al pomodoro e senza molto olio, scordatevi una porzione di trenette al pesto). In realtà abbandonando la dieta mediterranea è possibile non avere fame, controllare l'obesità, l'ipertensione, il colesterolo e il rischio cardiovascolare. Provate a confrontare queste due colazioni:
a) 100 g di salmone al naturale + 150 g di yogurt magro + 50 g di biscotti light + tè moderatamente zuccherato;
b) 200 g di torta di mele con tè moderatamente zuccherato.
La prima ha un rapporto proteine/carboidrati di 0,7 e apporta 450 calorie, la seconda di 0,1 e apporta 700 calorie. Dopo un'ora, con la prima non proverete nessuno stimolo, mentre con la seconda avrete fame e sarete "costretti" a fare un nuovo spuntino. Il fallimento della dieta mediterranea passa proprio attraverso l'incapacità del soggetto di gestire gli stimoli della fame: si possono rimuovere per tempi e con modalità limitate, non all'infinito, dando origine all'effetto yo-yo, una negativa alternanza di cali e di aumenti di peso che frastornano l'organismo. Perciò quando leggete che alimentarsi correttamente vuol dire seguire una dieta mediterranea, assumere cibi ricchi di carboidrati e poveri di grassi, meditate a lungo prima di buttarvi per quel sentiero...

Il superamento della dieta mediterranea

Troppi visitatori continuano a scambiare la dieta italiana con la dieta mediterranea. La differenza (nel bene o nel male) è la stessa che può passare fra due paesi del mediterraneo, per esempio l'Italia e la Libia. Se volete,

la dieta italiana è la versione scientifica della dieta mediterranea!


IL COMMENTO

New England Journal of MedicineLa dieta mediterranea e il The New England Journal of Medicine

Uno studio (2008) riportato nella prestigiosa rivista inglese ha confrontato tre diete:
  • dieta ipolipidica, con controllo delle calorie
  • dieta mediterranea, con controllo delle calorie
  • dieta ipoglicidica, senza controllo delle calorie.
Il gruppo esaminato era costituito da 322 obesi (IMC=31) con un dimagrimento medio rispettivamente di 2,9 kg, di 4,4 kg e 4,7 kg.
I ricercatori hanno concluso:

La dieta mediterranea e quella povera di carboidrati possono essere valide alternative alle diete a basso contenuto di grassi. Gli effetti più favorevoli sui lipidi (dieta ipoglicidica) e sul controllo della glicemia (dieta mediterranea) suggeriscono che le preferenze personali e considerazioni metaboliche possono essere una valida guida nella personalizzazioni degli interventi dietetici.

Allo studio è stata data grande enfasi. A parte il rammarico di veder citata come dieta mediterranea qualcosa che di mediterraneo non ha nulla (a differenza della dieta italiana, la classica dieta mediterranea non parla di restrizione calorica) le conclusioni sono risibili.
1) Essere riusciti a far dimagrire degli obesi di circa 4-5 kg in due anni è del tutto insignificante.
2) Lo studio praticamente asserisce che le differenze fra i tre modelli alimentari sono minime ai fini del dimagrimento; anche la differenza del quadro lipidico è minima (8%). In sostanza, due anni buttati via (da un numero enorme di persone, basta leggere il chilometrico elenco dei ricercatori) nel cercare di sottilizzare su qualche etto o sulla riduzione di qualche punto percentuale nei trigliceridi!
3) La conclusione finale sa tanto di "fate quello che volete, non è che ci abbiamo capito molto". 
Nonostante ciò, molti media hanno già applaudito lo studio come grande conferma della dieta mediterranea. Ma i giornalisti sanno leggere almeno un abstract di una ricerca?


Consiglia l'articolo su Google, clicca   Se vuoi condividerlo su Twitter, clicca