Dimagrisci e rinasci: il metodo Albanesi
Una caloria è una caloria?
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Esistono molte correnti alimentari che contestano il semplice calcolo delle calorie per ottenere il dimagrimento della persona.
Per esempio, la dieta Gift e la dieta Lemme vorrebbero far credere alle persone che le calorie non siano così importanti.   Su un altro fronte le diete a basso contenuto di carboidrati (low carb) hanno avuto e hanno un certo successo soprattutto negli Stati Uniti dove sono nate. Scarsdale, Atkins, dieta a zona e altre hanno sfumature molto diverse, ma tutte si soffermano sulla necessità di ridurre più o meno drasticamente i carboidrati. Uno dei punti teoricamente alla base di questa scelta è che le calorie assunte da carboidrati sarebbero più "pesanti" di quelle provenienti da grassi e/o da proteine. Ai fini del dimagrimento, a parità di calorie, i macronutrienti non glicidici (grassi e proteine) avrebbero quindi un impatto inferiore sul peso rispetto ai carboidrati. Da che la contestazione della proposizione "una caloria è una caloria". Sinteticamente e praticamente, 1.000 kcal provenienti da grassi e proteine farebbero ingrassare di meno di 1.000 kcal provenienti da carboidrati.
Le diete low carb funzionano nel breve periodo, ma esistono studi che mettono in dubbio la loro reale efficacia sul medio periodo perché il corpo si riadatterebbe a utilizzare i macronutrienti che ha (per esempio invece di buttare le proteine in eccesso, le riconvertirebbe tutte in carboidrati o in grasso, vedi il fenomeno del protein burning). Accettare solo un tipo di studi e rigettare il secondo è una posizione poco imparziale. In realtà sembra proprio che arrivare a un risultato (funzionano) o all'altro (non funzionano) dipenda dal periodo di tempo considerato.
Le diete low carb sono applicabili soprattutto nei casi di obesità piuttosto che in quelli di sovrappeso. Infatti si basano, non solo su un minor assorbimento energetico da proteine e da grassi, ma anche sul maggiore indice di sazietà di questi due macronutrienti rispetto a quello dei carboidrati. Ci sono forti dubbi sulla salubrità di tali diete. Se l'indicazione di abbassare la quota di carboidrati, alzando quella delle proteine e mantenendo sensibile quella dei grassi appare ragionevole (vedi dieta italiana: Carboidrati: minimo 45%, Proteine: minimo 15%, Grassi: minimo 25%), una demonizzazione dei carboidrati è incompatibile con una condotta salutistica.
Nel 2004 anche alcuni fisici (Feinman e Fine) si sono scomodati per dimostrare che la proposizione "una calorie è una caloria" è in contrasto con la seconda legge della termodinamica. In realtà le argomentazioni (invero molto teoriche) dei due fisici non sono affatto convincenti. Infatti, riferendo anche studi precedenti, ci informano che, partendo da una dieta con il 55% di carboidrati, con il 21% di carboidrati si risparmierebbero 100 kcal su una dieta di partenza di 2000 kcal teoriche. Se si riducono ulteriormente i carboidrati, il discorso non si sposta di molto (per esempio riducendoli all'8% si guadagnerebbero 140 kcal).
Vediamo perché questi calcoli sono inutili e sostanzialmente ortoressici.
calorie1) Il concetto di calorie è già di per sé un'approssimazione, quindi è scorretto assumerlo come base di un ragionamento che pretende di affermare la violazione di un principio "esatto" come quello termodinamico. Se si brucia un grammo di un alimento nella bomba calorimetrica (una speciale apparecchiatura usata dai fisici) si può determinare la quantità di calore sviluppata. Tale quantità è di circa 9,4 kcal per i lipidi, 4,2 kcal per i carboidrati e 5,65 kcal per le proteine. Il valore liberato nella bomba calorimetrica non è però lo stesso che viene sviluppato nei processi metabolici (per esempio il nostro corpo non è in grado di ossidare, cioè di bruciare, la parte azotata delle proteine). Occorre poi considerare il problema della digeribilità. Infatti una parte di cibo sfugge al processo di digestione e viene eliminata con le feci. Il coefficiente di digeribilità medio dei carboidrati è del 97%, dei grassi è del 95% e delle proteine del 92%. Ma nel caso delle proteine va dal 78% nel caso dei legumi al 97% delle proteine animali. Questo punto giustificherebbe già il fatto che le calorie assunte da proteine (non da grassi) possano essere meno "pesanti" di quelle assunte da carboidrati. In realtà è già contenuto mediamente nell'approssimazione di Atwater. Circa un secolo fa, Atwater propose di assumere come valore calorico 9 cal/g per i lipidi e 4 cal/g per carboidrati e proteine.
2) L'assorbimento delle calorie dai cibi dipende strettamente non solo dai macronutrienti, ma anche dalle interazioni dei cibi stessi. L'assorbimento di 50 g di zucchero puro è di 200 kcal, ma se assunto con 400 g di sole fibre, diminuisce. Ricerche dimostrano poi che questa diminuzione si attenua nel tempo perché il corpo impara a "sprecare" di meno.
3) Il concetto di caloria nella pratica della scienza dell'alimentazione è ulteriormente approssimato dal fatto che, senza un'analisi chimico-fisica, è impossibile dare il valore esatto del contenuto calorico di un cibo. Le calorie di moltissimi cibi sono (in assenza dell'etichetta nutrizionale) sempre e comunque approssimate, poiché per esempio dipendono da:
  • Metodo e tempo di raccolta
  • Qualità (specie) del prodotto
  • Metodo di produzione
  • Conservazione (che incide per molti alimenti sulla percentuale di acqua ecc.)
4) Un modello alimentare valido deve essere applicabile per sempre. Non ha perciò molto pregio un modello che contempli percentuali praticamente ingestibili di carboidrati. Una dieta con il 10% di carboidrati, oltre a essere fortemente dubbia salutisticamente parlando anche nel breve periodo, non può essere protratta a lungo senza penalizzare nettamente la qualità della vita del soggetto.
Da questi quattro punti, discende che è abbastanza inutile (dal punto di vista pratico) ogni "scoperta" che sia dell'ordine di grandezza o inferiore a queste approssimazioni e abbia il carattere di temporaneità (nel senso che il suo effetto dipende comunque dal tempo).
Il boomerang – Le ultime ricerche sono perciò un boomerang per le diete low carb, poiché la quantificazione dell'argomento le ha di fatto di molto ridimensionate. In altri termini, gli studi sulle diete a basso tenore glicidico dimostrano ciò che volevano negare. Infatti si può affermare veramente che

in un regime salutistico, una caloria è una caloria.

Infatti il risparmio nel passare per esempio da un 50% di carboidrati a un 40% è veramente minimo; ma le cose non cambiano anche essendo più drastici.
Poiché con una dieta con il 20% di carboidrati si "risparmiano" solamente 100 kcal, da un punto di vista pratico, è meglio seguire
  • una dieta 20-30-50 da 1.900 kcal oppure
  • una dieta 50-20-30 da 2.000 kcal?
In altri termini, il gioco non vale la candela. Anzi, molto spesso le diete low carb funzionano proprio a causa della loro difficoltà implementativa (principio di simulazione del digiuno) perché il soggetto praticamente mangia di meno per la scarsa appetibilità/reperibilità dei cibi.


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