Guida agli integratori alimentari
Betacarotene
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Il betacarotene è un precursore della vitamina A appartenente alla famiglia dei carotenoidi (una classe di pigmenti organici che si trovano nelle piante, nelle alghe e in alcune specie di batteri).
Il betacarotene è una delle due forme di carotene; l'altra è l'alfacarotene. Delle due forme è il betacarotene quella che è più diffusamente presente in natura.
Sono numerosi gli alimenti che contengono quantità significative di betacarotene; ne elenchiamo alcuni (fra parentesi la quantità di betacarotene espressa in mcg):
  • carote disidratate (33.954)
  • paprika (26.162)
  • pepe di Cayenne (21.840)
  • peperoncino in polvere (15.000)
  • peperoncini secchi (14.844)
  • carote lesse (8332)
  • spinaci surgelati lessi (7.237)
  • foglie di rapa (6.952)
  • zucca in barattolo con sale (6.940)
  • lattuga (5.226).

Betacarotene: dalla scoperta alla sintesi

Prima di descrivere nel dettaglio il betacarotene, vediamo brevemente le tappe fondamentali che hanno portato alla possibilità di ottenere sinteticamente tale sostanza.
Nel 1831 Wackenroder isolò un pigmento giallo-arancione dalla radice delle carote e lo chiamò carotene.
Diversi anni più tardi (1847) fu Zeise a fornire una più dettagliata descrizione del carotene; nel 1866 carotene venne classificato come idrocarburo da Arnaud e collaboratori; sempre Arnaud, l'anno seguente evidenziò la presenza diffusa del carotene in molti tipi di piante.
Nel 1907 Willstatter e Mieg stabilirono la formula del carotene (C40H56).
Nel 1914 Palmer e Eckles scoprirono la presenza di carotene e xantofille nel plasma del sangue umano.
Qualche anno più tardi, per l'esattezza nel 1919, Steenbock ipotizzò una relazione fra i pigmenti vegetali gialli (betacarotene) e la vitamina A.
Dieci anni più tardi, Moore dimostrò che il betacarotene viene convertito nella forma incolore di vitamina A nel fegato.
Nel 1931, cent'anni dopo l'isolamento del carotene, Paul Karrer e i suoi collaboratori determinarono con esattezza le strutture del betacarotene e della vitamina A.
Nel 1950 Isler e collaboratori svilupparono una metodica per la sintesi di betacarotene.

Dal betacarotene alla vitamina A

betacaroteneDal momento che l'assorbimento dei carotenoidi è molto variabile, non è agevole definire un fattore di trasformazione in vitamina A. Attualmente si hanno le seguenti conversioni:

1 UI=0,3 mcg di retinolo oppure 1,8 mcg di betacarotene oppure 3,6 mcg di altri carotenoidi.

Pertanto 18 mg di betacarotene equivalgono a 10.000 UI.
 
Effetti dimostrati
Il betacarotene è una sostanza molto attiva contro i radicali liberi, nella crescita e nella riparazione dei tessuti, nella protezione delle mucose, nella protezione dagli agenti inquinanti ed è fondamentale per una buona vista; il betacarotene infatti viene convertito in retinolo (una sostanza essenziale per una buona visione); il retinolo poi, a sua volta, subisce la conversione in acido retinoico, sostanza fondamentale sia per la crescita sia per il differenziamento cellulare; ciò spiega perché, in caso di carenza di vitamina A, si possano verificare disturbi quali una crescita ossea anomala, xeroftalmia (secchezza oculare localizzata alla cornea e alla congiuntiva) e problemi riproduttivi.
È importante sottolineare che il betacarotene si trasforma in vitamina A solo in caso di effettivo bisogno.

Avvertenze
Come detto poco sopra, il corpo trasforma il betacarotene in vitamina A solo quando l'organismo ne ha effettivamente bisogno come è stato dimostrato nel 1995 da Garewal e Diplock; ciò pone al sicuro da eventuali sovradosaggi vitaminici. Il betacarotene in eccesso si accumula nella pelle, che diventa di un colore giallo-arancio (ma ciò non ha niente a che vedere con l'ittero); l'effetto (noto come carotenodermia o carotenosi) è reversibile, è infatti sufficiente ridurre i dosaggi assunti perché la pelle ritorni al suo colore naturale. Ciò spiega perché teoricamente una persona può assumere oltre 20.000 UI di vitamina A al giorno senza incorrere in un'intossicazione cronica: se la dose teorica deriva da carotenoidi, non si trasforma in dose pratica se l'organismo non ne ha bisogno. Diverso sarebbe se si parlasse di retinolo, cioè di vitamina A immediatamente attiva, come nel fegato bovino (30.000-50.000 UI per 100 g a seconda della cottura), margarina e burro (3.000 UI per 100 g), uova (1.800 UI per 100 g), formaggio grasso (1.000 UI per 100 g).
 
Dose efficace
La RDA della vitamina A è di 5.000 UI al giorno, anche se la dose ottimale è di 8.000 UI. Negli Stati Uniti, diverse ricerche hanno portato la dose di assunzione giornaliera a 10.000 U.I. Il dosaggio di betacarotene che viene generalmente raccomandato varia dai 15 ai 20 mg circa.
 
A chi serve
Premesso che in ogni multivitaminico a formulazione americana ne è comunque contenuta una quantità significativa, non appare necessario usare il betacarotene come antiossidante se già si assumono vitamina C e vitamina E. Il betacarotene è invece indicato nei fumatori, in chi si espone al sole o agli agenti atmosferici, negli over 60 per la prevenzione della maculopatia senile, nei diabetici (per migliorare la cicatrizzazione) e nei bevitori (l'alcol distrugge le riserve epatiche di vitamina A).
Per quanto concerne il ruolo del betacarotene nei confronti di tumori in fumatori, per un approfondimento rimandiamo al commento sottostante: Betacarotene in fumo?.

IL COMMENTO

Betacarotene in fumo?

fumo e betacaroteneHo appreso da un illustre luminare romano, in una recente trasmissione sul primo canale della Svizzera Italiana, che il Ministero della Salute suggerisce attualmente di inserire una controindicazione all'uso per i forti fumatori nelle etichette degli integratori alimentari contenenti beta-carotene.
Questo perché recenti studi evidenziano un aumento del rischio di insorgenza di tumore polmonare, ma anche di tumore della prostata, adenoma colon-rettale, mortalità da patologia cardiovascolare e mortalità globale, in forti fumatori che assumevano beta-carotene.


Esistono ricerche controverse sul rapporto fra betacarotene e fumo. Ciò ha disorientato l'opinione pubblica che evidentemente non conosce il semplice concetto che la ricerca non è scienza.
Recentemente l'attenzione è stata posta sui "grandi fumatori". Il termine deve già far capire che i risultati ottenuti per questa categoria di soggetti sono in controtendenza con quelli ottenuti sulle altre categorie.
Personalmente ritengo demagogica la posizione del ministro, probabilmente frutto di grande disinformazione:
  1. Cosa fare per tutti quei cibi che contengono betacarotene in abbondanza? Al supermercato accanto alle carote, mettiamo un'etichetta d'avvertimento?
  2. Il ministro non sa che in tantissimi cibi (dagli yogurt ai dessert, dalle bibite ai dolci) è contenuto betacarotene, semplicemente perché è un colorante naturale? Che si fa? Avvertenza anche su questi?
  3. Proprio anche a causa di 2, non c'è nessun bisogno di integrare con betacarotene, tanto che anche un'integrazione ad alti dosaggi è coperta con una soluzione alimentare nutraceutica (cioè solo con cibi e non con integratori).
  4. Il "forte fumatore" è un soggetto con dinamiche fisiologiche ormai saltate e sarebbe banale confezionare ricerche su tutto ciò che gli nuoce. Sarebbe come mettere avvertenze per i diabetici su tutti i cibi contenenti carboidrati.
  5. Se un soggetto è un forte fumatore non penso che gli importi granché della sua salute. Anziché evitare il betacarotene, non farebbe meglio a smettere di fumare?


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