Per sapere veramente tutto sull'alimentazione
L'argento colloidale
Copyright by THEA 2006-2011
L'argento colloidale è da molti ritenuto una panacea per moltissime patologie. In rete si trovano molti contributi (spesso copiati uno dall'altro) che elencano decine di malattie trattabili con questa sostanza. Scientificamente questi articoli sono di scarso spessore perché non fanno che ingenerare false speranze in malati anche gravi.
Premesso che non si osserva la legge di guarigione totale, qualunque persona dotata di spirito critico capirebbe l'assurda enfasi data alla sostanza. Se funzionasse veramente come mai tutte queste malattie sono ancora presenti nella popolazione? Se fosse più potente dei normali antibiotici, come mai si è dovuto aspettare la scoperta degli antibiotici per debellare molte gravi malattie infettive? E che dire dell'assurda pretesa di trattare il cancro con argento colloidale? Anche in questo caso chi avesse veramente ottenuto risultati avrebbe avuto il passaparola dei pazienti guariti e il cancro sarebbe stato debellato a livello planetario.
Quindi ragionate e non fatevi prendere da illogiche speranze. Vediamo comunque cosa c'è di vero (e di positivo) nella favola dell'argento colloidale.
Già nell'antichità l'argento era usato in molte patologie, sopratutto di carattere infettivo. Ai giorni nostri la Nasa lo utilizza a scopi disinfettanti nelle navette Shuttle poiché una soluzione di argento con una parte su 100 milioni ha già un effetto antimicrobico. Sembra che gli ioni argento blocchino il sistema respiratorio enzimatico dell'agente patogeno e che ne alterino la parete cellulare, mentre non hanno effetti tossici sulle cellule umane.
Poiché l'argento cristallino è insolubile in acqua è necessario utilizzare una forma colloidale. L'argento colloidale fu ottenuto per la prima volta attorno al 1920, facendo passare una carica elettrica attraverso l'acqua e i cristalli d'argento. Fu subito impiegato come antimicrobico locale e in dermatologia per la cura di determinati tipi di lesione.
argento colloidaleFra gli effetti collaterali dell'uso di argento colloidale si deve ricordare l'argirosi, una colorazione grigio-bluastra della pelle dovuta alla precipitazione dei sali d'argento. Per evitare questo effetto (e permanendo il dubbio che alte concentrazioni di argento nei tessuti potessero essere dannose), nel 1965 C. Moyer introdusse la pomata al nitrato d'argento allo 0,5%, molto più stabile dell'argento colloidale. Parallelamente C. Fox formulò un nuovo composto di argento, la sulfadiazina d'argento, una crema idrosolubile. La sulfadiazina è diventata negli ultimi decenni il più apprezzato sistema di emissione dell'argento antimicrobico.
E l'argento colloidale? Le più moderne nanotecnologie hanno permesso di realizzare argento nanocristallino che è sotto esame per evidenziare eventuali pregi rispetto alla sulfadiazina (Demling, Harvard Medical School). 
Ricapitolando, l'argento colloidale deve ritenersi una forma di argento superata (il classico rimedio della nonna), le cui proprietà possono esplicarsi comunque solo in sede topica, cioè locale. Il principale impiego è pertanto in dermatologia per la cura di infezioni della pelle, ustioni, rigenerazione cutanea ecc.


Consiglia l'articolo su Google, clicca   Se vuoi condividerlo su Twitter, clicca