Guida agli integratori alimentari
Liquirizia
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La liquirizia (Glycyrrhiza glabra) è una pianta erbacea perenne con fiori azzurri a grappolo, originaria dell'Asia centrale e dell'area mediterranea; in Italia cresce soprattutto lungo le coste e ha una notevole resistenza alle basse temperature; appartiene alla famiglia delle Fabacee. Della liquirizia si utilizzano le radici vecchie di almeno tre o quattro anni che vengono raccolte in autunno e successivamente essiccate; le radici possono essere consumate al naturale oppure se ne può estrarre il succo, di colore nero, che viene impiegato per la produzione di dolci, per la preparazione di bevande analcoliche (specialmente nell'Europa del nord) e come dolcificante.

La liquirizia in fitoterapia

liquiriziaLa liquirizia era ritenuta una pianta molto importante nell'antichità e il suo uso a scopo terapeutico ha origini lontanissime, non in Europa però dove fu introdotta dai frati domenicani soltanto nel 1400.
Le proprietà terapeutiche riconosciute alla liquirizia dalla tradizione popolare sono numerose (avrebbe effetti digestivi, depurativi, diuretici, antiinfiammatori, antivirali, espettoranti, rinfrescanti, antiflogistici, antitussigeni ecc.).
La liquirizia si presenta sotto diverse forme (bastoncini masticabili, confetti con estratto di liquirizia pura, polvere, succo, preparati per tisane ecc.).
I costituenti principali sono glicosidi triterpenici (in particolar modo glicirrizina), flavonoidi e isoflavonoidi, fitosteroli, cumarini, polisaccaridi, amine, aminoacidi ecc.
La glicirrizina (anche acido glicirrizico o acido glicirrizinico) è il principio attivo più importante contenuto nella liquirizia.
Come nel caso di altri integratori di origine naturale, l'utilizzo di liquirizia a scopi terapeutici deve essere attentamente valutato; se le indicazioni terapeutiche per la liquirizia sono numerose (artrite, asma, bronchite, dermatite, gastrite, iperkaliemia, ipotensione arteriosa, patologie infiammato-
rie intestinali, morbo di Addison, sindrome del colon irritabile, infiammazioni del tratto urinario, tosse ecc.), altrettante sono le controindicazioni.
Un uso improprio di liquirizia (dosaggi superiori ai 3 g giornalieri per più di 6 settimane) può provocare diversi disturbi tra i quali devono essere segnalati l'ipertensione arteriosa, la ritenzione di liquidi, gonfiori al volto e alle caviglie, mal di testa, ipokaliemia ecc.; senza contare le numerose interazioni farmacologiche (la liquirizia interferisce infatti con i farmaci ipertensivi, con i diuretici, con i digitalici, con i cortisonici, con i contraccettivi orali ecc.) e le controindicazioni in molte condizioni patologiche (patologie cardiache, renali, diabete, ipertensione ecc.); esiste una sindrome (detta da apparente eccesso mineralcorticoideo) che persiste dopo che si è cessata la somministrazione di liquirizia per circa due settimane a livello di inibizione di idrocortisone e per circa quattro mesi a livello dell'effetto renina-angiotensina. Può quindi essere più opportuno il ricorso a forme di integrazione che presentano minori effetti collaterali.


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