Ginepro
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Il ginepro è diffuso in tutte le zone temperato-fredde di Asia, Europa e Nord America. Lo si può trovare fino a 2.500 m di altezza; nel nostro Paese lo si trova più frequentemente nelle zone collinari.
Il ginepro è ideale per insaporire la selvaggina dalla carne scura (cervo, cinghiale, piccione selvatico) e piatti a base di maiale o stufati. Viene anche utilizzato per pâté di selvaggina, ripieni e pietanze a base di verdure, e per aromatizzare bevande alcoliche (gin, amari).
Le parti del ginepro che vengono utilizzate a scopo fitoterapico sono i
frutti e le foglie; la raccolta dei frutti deve avvenire a maturazione,
mentre le foglie possono essere raccolte in qualsiasi periodo dell'anno.
I costituenti principali della droga di ginepro sono olio essenziale, tannini, catechine, acidi diterpenici, zuccheri, resine, acido ascorbico ecc.
La fitoterapia tradizionale attribuisce al ginepro proprietà balsamiche, diaforetiche, toniche, emmenagoghe e antireumatiche.
Generalmente il ginepro viene per trattare le affezioni a carico del tratto urinario (cistiti, prostatiti, uretriti ecc.), ma anche per curare le coliche intestinale flatulente o ridurre la sintomatologia della menopausa.
Alcuni suggeriscono di masticare le bacche di ginepro prima dei pasti principali; ciò dovrebbe favorire le secrezioni gastriche e facilitare la digestione.
A motivo del suo potenziale irritante, il ginepro viene solitamente prescritto in combinazione con altri rimedi fitoterapici, tipicamente l'uva ursina.
L'utilizzo del ginepro è controindicato in gravidanza e in caso di infiammazioni acute del tratto urinario; gli oli essenziali vengono escreti per via renale; se i reni o il tratto urinario sono infiammati in modo acuto, tali sostanze possono provocare un aggravamento del processo infiammatorio e acuire le sensazioni dolorose.
Sovradosaggio o assunzione di ginepro protratta per troppo tempo (oltre le sei settimane) possono essere causa di stati infiammatori.
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