Dragoncello
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Il dragoncello (Artemisia dracunculus) noto anche come
estragone o
serpentaria, è una pianta erbacea perenne originaria dell'Asia centrale,
della Russia meridionale e della Siberia; appartiene alla famiglia delle
Asteracee. Il dragoncello cresce formando alti cespugli (dai 50 agli 80 cm
circa) ramificati e molto folti. Ha foglie di colore verde chiaro, lunghe e
sottili, che emanano un profumo molto intenso. Il dragoncello, utilizzato dagli arabi, a seguito delle crociate si diffuse anche in Europa. Era peraltro un'erba già nota a Plinio il Vecchio, che le attribuiva particolari proprietà terapeutiche. Gli antichi greci ne masticavano le foglie per curare il mal di denti.
In ambito culinario la sua diffusione maggiore si ebbe in Francia, anche se pare che già nel 774 fosse coltivato in Italia, in un'abbazia nei pressi di Montalcino. Attualmente viene utilizzato soprattutto per la preparazione di salse (fra le più note vi sono la salsa bernese, la salsa tartara e la salsa al dragoncello) e per insaporire pietanze a base di uova, insalate, carne e pesce arrosto. Il dragoncello non perde il suo sapore nemmeno dopo la cottura. Può essere utilizzato fresco o secco, ma la prima soluzione è consigliabile perché l'essiccatura gli fa perdere molto del suo particolare aroma.
Nel caso debba essere conservato, il dragoncello va seccato e conservato all'asciutto, al buio e in contenitori accuratamente chiusi. Non è consigliabile conservarlo a lungo perché tende a perdere facilmente il profumo.
Un modo particolare di conservare il dragoncello è quello di impastarne le foglie tritate con del burro ammorbidito (due cucchiai di dragoncello ogni 100 g di burro); dopo l'impastatura il dragoncello può essere conservato in frigorifero o congelato; il burro di dragoncello potrà essere utilizzato per condire a fine cottura i piatti che lo richiedono.
Il dragoncello ha un sapore piuttosto pungente e, in alcuni casi, può essere utilizzato come sostituto del sale.
Per quanto il dragoncello venga impiegato soprattutto in ambito culinario, la fitoterapia gli attribuisce proprietà stomachiche, digestive, antireumatiche, antisettiche, aromatizzanti, febbrifughe e toniche.
A scopi fitoterapici vengono utilizzate le foglie o la pianta intera.
I principali costituenti sono l'estragolo, il capillene, l'ocimene, il nerolo, il tuione, il limonene, cumarine, flavonoidi, steroli, tannini ecc.
Fresco sulle pietanze o sotto forma di infuso o tintura viene impiegato per trattare meteorismo e aerofagia, nell'alitosi e in caso di singhiozzo.
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