Gli integratori: quando funzionano
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Integratori: quando funzionano?
Esistono alcuni campi di applicazione in cui gli integratori sono
sicuramente utili a migliorare la nostra vita. Come vedremo, anche
all'interno di uno stesso ambito di applicazione esistono situazioni in cui
l'integratore funziona e altre in cui non produce particolari effetti
positivi.
Praticamente ogni sportivo ha assunto integratori per supportare al meglio
la propria passione; con lo sviluppo dello sport amatoriale il fenomeno è
diventato di massa. Purtroppo la mancanza di cultura fa sì che si commettano
molti errori, spesso sopravvalutando il ruolo degli integratori nella
prestazione (un integratore non trasformerà mai un ronzino in un
purosangue); l'ignoranza su concetti fondamentali come dosaggio,
biodisponibilità, effetti collaterali ecc. porta a commettere molti errori
che potrebbero essere facilmente evitati con un minimo di studio o comunque
rivolgendosi a professionisti seri e qualificati, il cui giudizio non è
alterato dall'enorme business che si è creato attorno all'integrazione
alimentare.
Relativamente allo sport, è importante capire che
Ovviamente l'affermazione soprastante non fa riferimento a quei prodotti che sostituiscono l'alimentazione nelle prove di lunga durata (come acqua, barrette ecc.); il "significativamente" è proprio il confine con il doping: una qualunque sostanza in grado di far migliorare nettamente i risultati dell'atleta ne sposta gli equilibri fisiologici a tal punto che è veramente ingenuo pensare che non abbia effetti collaterali.
Nello sport però gli integratori non vengono usati soltanto per tentare di migliorare la prestazione, ma anche per migliorare il recupero dell'atleta (per esempio gli aminoacidi ramificati). Ogni allenatore sa che un buon allenamento che consenta di recuperare velocemente è fondamentale per sopportare carichi di lavoro corretti per il proprio corpo e che è una strategia assolutamente perdente cercare di recuperare con integratori quando il proprio recupero naturale è pessimo: prima o poi si incapperà in una serie di infortuni più o meno bloccanti o si entrerà nella spirale del sovrallenamento.
Poiché il recupero è fondamentale nell'ottica della seduta successiva, l'atleta dovrebbe aver recuperato a sufficienza prima di un nuovo impegnativo allenamento. Ai fini del recupero è quindi completamente diversa la situazione fra il professionista che esegue un bigiornaliero correndo per 40 km e l'amatore che si allena tre volte alla settimana percorrendo al massimo 20 km nella seduta più lunga. Il concetto che deve essere tenuto a mente è che
L'impiego di integratori per rallentare gli effetti del tempo si basa
principalmente su sostanze antiossidanti. Purtroppo però le proprietà degli
antiossidanti sono spesso sopravvalutate (oggi tutto è antiossidante!) e per
godere di un reale beneficio è prima necessario comprendere i limiti della
lotta ai radicali liberi, prodotti di rifiuto delle reazioni metaboliche del
nostro organismo.
In particolare:
Pensiamo per esempio al business che ruota attorno alle creme antirughe; dovrebbe essere del tutto immediato capire che se assumo un prodotto per non invecchiare esternamente (che il più delle volte funziona molto marginalmente), a maggior ragione dovrei assumerne uno che non mi faccia invecchiare internamente: se ci si limita al solo aspetto esteriore, anche ammesso che l'uso continuo e prolungato di prodotti antirughe possa far apparire una donna di 60 anni più giovane di dieci, la sua età apparirà del tutto evidente non appena si muoverà in modo goffo e impacciato.
Si noti la sostanziale differenza del ruolo dell'integratore nella pratica sportiva e nella lotta all'invecchiamento: erroneamente, nello sport si tende a ritenere troppo spesso l'alimentazione insufficiente, mentre nella lotta all'invecchiamento si tende a ritenerla del tutto adeguata, se sana e basata su prodotti genuini. In realtà sarebbe opportuno invertire tale tendenza per ristabilire, a seconda dei casi, un corretto equilibrio fra alimentazione e integrazione.
Anche se il business dei
dimagranti da banco è enorme, si può
tranquillamente affermare che sono un esempio di integratori del tutto
inutili, se non a fini psicologici. Il fatto che su tutti si precisi che
l'integratore funziona se abbinato a una dieta ipocalorica e a esercizio
fisico è la dimostrazione più lampante della loro inefficacia: con la dieta
e lo sport si dimagrisce comunque, senza alcun bisogno dell'integratore.
Mentre i dimagranti con prescrizione, a parte gli effetti collaterali, sono
di qualche aiuto nella lotta all'obesità, quelli da banco non fanno altro
che convincere il soggetto in sovrappeso che per lui non c'è speranza: "se
non ha funzionato il dimagrante, vuol proprio dire che sono destinato a
rimanere grasso".
Nonostante le ricerche a supporto dei dimagranti da banco, per smontarli basta la banale considerazione che un risparmio di 100 calorie al giorno porta a un dimagrimento di almeno 6 kg annui (4 kg di grasso più l'acqua a esso legata). Quindi se funzionassero e ci facessero risparmiare anche solo 100 calorie al giorno, il sovrappeso sarebbe definitivamente sconfitto.
Dopo questa premessa sembrerebbe un errore aver inserito il campo d'applicazione dei regimi dietetici in un articolo dedicato agli integratori che funzionano. In realtà, scientificamente parlando, se una persona vuole dimagrire ha due strade davanti a sé:
Come si vede, nella seconda strada è previsto l'impiego di un integratore. Infatti con il dilagare del sovrappeso e il conseguente ricorso a diete a volte troppo drastiche dovrebbe essere immediato concludere che chiunque segue una dieta per il controllo del peso dovrebbe seguire un piano di integrazione alimentare che fornisca i micronutrienti che un'alimentazione troppo stretta non è in grado di offrire. Del tutto immediato quindi consigliare un multivitaminico a basso dosaggio in abbinamento al nuovo regime alimentare.
In genere l'integrazione è utile quando affianca una cura efficace, potenziandola e riducendo i tempi di guarigione; non lo è quando è l'unica soluzione proposta, come nel caso delle miodesopsie, una patologia che attualmente non ha praticamente cura e per la quale lo specialista impotente tende a offrire come soluzione un'improbabile cura a base di integratori alimentari.
Il caso classico a metà strada fra le due sopradescritte è quello dell'influenza. Praticamente non esiste una cura che ne riduca significativamente la durata, tanto che si tende a usare farmici sintomatici. Se quindi da un lato è ottimistico pensare che l'assunzione di vitamina C faccia guarire prima, dall'altro, l'impiego di un multivitaminico che supporti un'alimentazione spesso carente durante la malattia è sicuramente auspicabile.
In ogni caso vale il principio che
Lo sport
Praticamente ogni sportivo ha assunto integratori per supportare al meglio
la propria passione; con lo sviluppo dello sport amatoriale il fenomeno è
diventato di massa. Purtroppo la mancanza di cultura fa sì che si commettano
molti errori, spesso sopravvalutando il ruolo degli integratori nella
prestazione (un integratore non trasformerà mai un ronzino in un
purosangue); l'ignoranza su concetti fondamentali come dosaggio,
biodisponibilità, effetti collaterali ecc. porta a commettere molti errori
che potrebbero essere facilmente evitati con un minimo di studio o comunque
rivolgendosi a professionisti seri e qualificati, il cui giudizio non è
alterato dall'enorme business che si è creato attorno all'integrazione
alimentare.Relativamente allo sport, è importante capire che
non esiste nessun integratore in grado di migliorare significativamente la prestazione.
Spesso l'esaltazione di questo o quell'integratore serve semplicemente per coprire pratiche dopanti: attribuisco il merito all'integratore perché non posso diffondere la notizia che uso una sostanza illecita. In altri casi si usa il trucco della seminformazione (ved. Quando gli integratori non funzionano, L'errore di seminformazione): per esempio, l'integratore X consente di prolungare lo sforzo del 10% (test a esaurimento); il ricevente il messaggio interpreta la frase come un miglioramento della prestazione quando il caso è analogo a quello di un'automobile che non migliora la sua velocità, ma ha semplicemente più benzina: dire che l'atleta riesce a correre a una velocità intermedia per 4 ore e mezzo anziché 4 ore e 15 minuti non vuole affatto dire che migliorerà il suo record di 2h30' sulla maratona!Ovviamente l'affermazione soprastante non fa riferimento a quei prodotti che sostituiscono l'alimentazione nelle prove di lunga durata (come acqua, barrette ecc.); il "significativamente" è proprio il confine con il doping: una qualunque sostanza in grado di far migliorare nettamente i risultati dell'atleta ne sposta gli equilibri fisiologici a tal punto che è veramente ingenuo pensare che non abbia effetti collaterali.
Nello sport però gli integratori non vengono usati soltanto per tentare di migliorare la prestazione, ma anche per migliorare il recupero dell'atleta (per esempio gli aminoacidi ramificati). Ogni allenatore sa che un buon allenamento che consenta di recuperare velocemente è fondamentale per sopportare carichi di lavoro corretti per il proprio corpo e che è una strategia assolutamente perdente cercare di recuperare con integratori quando il proprio recupero naturale è pessimo: prima o poi si incapperà in una serie di infortuni più o meno bloccanti o si entrerà nella spirale del sovrallenamento.
Poiché il recupero è fondamentale nell'ottica della seduta successiva, l'atleta dovrebbe aver recuperato a sufficienza prima di un nuovo impegnativo allenamento. Ai fini del recupero è quindi completamente diversa la situazione fra il professionista che esegue un bigiornaliero correndo per 40 km e l'amatore che si allena tre volte alla settimana percorrendo al massimo 20 km nella seduta più lunga. Il concetto che deve essere tenuto a mente è che
se la frequenza e la lunghezza degli allenamenti non sono elevate, ogni integrazione finalizzata al recupero è inutile, basta una sana e corretta alimentazione.
Poiché esistono profonde differenze fra uno sport e l'altro, è difficile dare un'indicazione generale su quando siano utili gli integratori nel recupero e quindi nell'allenamento. In linea di massima si può affermare che gli integratori servono per recuperare meglio se:- lo sforzo è superiore ai 90'
- il numero di ore settimanali di attività fisica effettiva è superiore alle sei ore.
L'antinvecchiamento
L'impiego di integratori per rallentare gli effetti del tempo si basa
principalmente su sostanze antiossidanti. Purtroppo però le proprietà degli
antiossidanti sono spesso sopravvalutate (oggi tutto è antiossidante!) e per
godere di un reale beneficio è prima necessario comprendere i limiti della
lotta ai radicali liberi, prodotti di rifiuto delle reazioni metaboliche del
nostro organismo.In particolare:
- la capacità di combattere i radicali liberi diminuisce con l'età (si parla di stress ossidativo);
- lo sportivo ha un fabbisogno di micronutrienti che può arrivare anche a essere doppio rispetto a quello di un sedentario;
- il rallentamento dell'invecchiamento da parte di antiossidanti non è purtroppo sensibile; le ricerche più ottimistiche parlano di un terzo a partire dai 35-40 anni.
Non esistono sostanze che fermano il tempo, solo alcune che lo rallentano.
Da questo punto di vista, nella popolazione si fa ancora pochissimo per spingere i soggetti verso un'integrazione che può essere veramente utile. L'ottimistica santificazione di frutta e verdura appare in contrasto con moltissime ricerche perché risulta evidente che l'alimentazione non è in grado di fornire tutte le quantità di micronutrienti necessarie per combattere al meglio la battaglia contro il tempo. Anche se è possibile ampliare il peso nutraceutico di molti importanti alimenti nella nostra alimentazione, per alcune sostanze (come la vitamina E) non è possibile avere quantità interessanti se non ricorrendo all'integrazione.Pensiamo per esempio al business che ruota attorno alle creme antirughe; dovrebbe essere del tutto immediato capire che se assumo un prodotto per non invecchiare esternamente (che il più delle volte funziona molto marginalmente), a maggior ragione dovrei assumerne uno che non mi faccia invecchiare internamente: se ci si limita al solo aspetto esteriore, anche ammesso che l'uso continuo e prolungato di prodotti antirughe possa far apparire una donna di 60 anni più giovane di dieci, la sua età apparirà del tutto evidente non appena si muoverà in modo goffo e impacciato.
Si noti la sostanziale differenza del ruolo dell'integratore nella pratica sportiva e nella lotta all'invecchiamento: erroneamente, nello sport si tende a ritenere troppo spesso l'alimentazione insufficiente, mentre nella lotta all'invecchiamento si tende a ritenerla del tutto adeguata, se sana e basata su prodotti genuini. In realtà sarebbe opportuno invertire tale tendenza per ristabilire, a seconda dei casi, un corretto equilibrio fra alimentazione e integrazione.
Regimi dietetici
Anche se il business dei
dimagranti da banco è enorme, si può
tranquillamente affermare che sono un esempio di integratori del tutto
inutili, se non a fini psicologici. Il fatto che su tutti si precisi che
l'integratore funziona se abbinato a una dieta ipocalorica e a esercizio
fisico è la dimostrazione più lampante della loro inefficacia: con la dieta
e lo sport si dimagrisce comunque, senza alcun bisogno dell'integratore.
Mentre i dimagranti con prescrizione, a parte gli effetti collaterali, sono
di qualche aiuto nella lotta all'obesità, quelli da banco non fanno altro
che convincere il soggetto in sovrappeso che per lui non c'è speranza: "se
non ha funzionato il dimagrante, vuol proprio dire che sono destinato a
rimanere grasso".Nonostante le ricerche a supporto dei dimagranti da banco, per smontarli basta la banale considerazione che un risparmio di 100 calorie al giorno porta a un dimagrimento di almeno 6 kg annui (4 kg di grasso più l'acqua a esso legata). Quindi se funzionassero e ci facessero risparmiare anche solo 100 calorie al giorno, il sovrappeso sarebbe definitivamente sconfitto.
Dopo questa premessa sembrerebbe un errore aver inserito il campo d'applicazione dei regimi dietetici in un articolo dedicato agli integratori che funzionano. In realtà, scientificamente parlando, se una persona vuole dimagrire ha due strade davanti a sé:
- la strada sbagliata (inutile): pillole dimagranti
- la strada corretta (utile): dieta + sport + multivitaminico.
Come si vede, nella seconda strada è previsto l'impiego di un integratore. Infatti con il dilagare del sovrappeso e il conseguente ricorso a diete a volte troppo drastiche dovrebbe essere immediato concludere che chiunque segue una dieta per il controllo del peso dovrebbe seguire un piano di integrazione alimentare che fornisca i micronutrienti che un'alimentazione troppo stretta non è in grado di offrire. Del tutto immediato quindi consigliare un multivitaminico a basso dosaggio in abbinamento al nuovo regime alimentare.
Patologie
Gli integratori alimentari sono un supporto validissimo in molte patologie; anche se da un lato a volte si tende a sovrastimarli, dall'altro la ricerca è ormai concorde nel sottolinearne la validità dell'impiego (per esempio il palmetto seghettato nell'ipertrofia prostatica, i fitosteroli nella ipercolesterolemia o gli antiossidanti nella maculopatia senile).In genere l'integrazione è utile quando affianca una cura efficace, potenziandola e riducendo i tempi di guarigione; non lo è quando è l'unica soluzione proposta, come nel caso delle miodesopsie, una patologia che attualmente non ha praticamente cura e per la quale lo specialista impotente tende a offrire come soluzione un'improbabile cura a base di integratori alimentari.
Il caso classico a metà strada fra le due sopradescritte è quello dell'influenza. Praticamente non esiste una cura che ne riduca significativamente la durata, tanto che si tende a usare farmici sintomatici. Se quindi da un lato è ottimistico pensare che l'assunzione di vitamina C faccia guarire prima, dall'altro, l'impiego di un multivitaminico che supporti un'alimentazione spesso carente durante la malattia è sicuramente auspicabile.
Prevenzione
Esiste una nutrita categoria di integratori che dovrebbero servire alla prevenzione di situazioni particolari, spesso vere e proprie patologie. Si dovrebbe analizzare caso per caso la bontà dell'integratore; in alcuni casi le promesse sono molto ottimistiche, in altri gli integratori possono essere realmente utili, come la glucosamina per chi soffre di artrosi, i fitosteroli per chi vuole abbassare il proprio colesterolo LDL oppure il semplice calcio per le donne predisposte all'osteoporosi che non ne assumono abbastanza dalla dieta.In ogni caso vale il principio che
prima di assumere un integratore è necessario accertarne la necessità.
